Home Recensioni Live Semele - Bologna, Teatro Auditorium Manzoni, 23 ottobre 2026

Semele
Bologna, Teatro Auditorium Manzoni, 23 ottobre 2026

Prima volta assoluta a Bologna per la Semele di Händel, lavoro che occupa una posizione speciale nella sua produzione: sebbene concepita come oratorio profano e presentata in prima esecuzione in forma di concerto, l'opera possiede tutte le qualità drammatiche di un'opera lirica.

Il libretto (di dubbia attribuzione) di Newburgh Hamilton si basa sulle Metamorfosi di Ovidio e narra la storia della mortale Semele, amata da Giove e nascosta in un palazzo. Spinta dalla vanità e dall'invidia di sua sorella Giunone, Semele pretende che Giove si mostri a lei nella sua onnipotenza divina: un desiderio che la conduce a una rovina inevitabile, poiché nessun mortale può sopportare indenne il fuoco divino. Musicalmente, Händel unisce la tradizione corale inglese con l'arte operistica italiana e la musica orchestrale francese, dando vita a un capolavoro sfolgorante, ricco di magnificenza sonora barocca e di profonda sensibilità psicologica. Dispiace, a tal proposito, la scarsa presenza di pubblico nell'Auditorium Manzoni, forse da ascriversi alla particolarità del titolo o alla mancanza di rappresentazione scenica. Suzanne Jerosme trasforma l'imperfezione in virtù, incarnando una Semele lacerata, dubbiosa di sé stessa, oscillante tra il bisogno di essere amata e l'angoscia. Giove e Apollo sono interpretati da Jorge Navarro Colorado, dalla vocalità potente e ricca di sfumature, capace di trasmettere un'enorme presenza divina. Giuseppina Bridelli denota la parte di contralto di Giunone e Ino, sia dal punto di vista vocale sia da quello attoriale, con una gelosia e una furia distruttiva al contempo irresistibili e voluttuose.


Il controtenore Raffaele Pe canta la parte di Athamas con una facilità sorprendente e un'agilità ragguardevole. Anche i ruoli di fianco hanno offerto una prova vocale convincente: Ben Kazez (Cadmus/Somnus/Primo sacerdote) ha conferito agli eventi la necessaria gravità regale, grazie a un timbro profondo e autorevole e a una dizione nobile, mentre Monica Piccinini, nel ruolo di Iris, ha regalato splendidi momenti vocali grazie a un soprano argenteo e agile e a una naturalezza affascinante e spensierata. Sotto la direzione musicale precisa e al contempo duttile di Giulio Prandi, l'orchestra bolognese ha agito con un'articolazione elastica e una raffinata sfumatura dinamica. Il coro, diretto da Claudio Marino Moretti, ha convinto appieno grazie a un'eccellente intelligibilità del testo, a una conduzione vocale omogenea e a una trascinante incisività ritmica, che ha catturato il pubblico soprattutto nei grandi quadri drammatici. Peccato per alcuni tagli abbastanza incomprensibili, tra i quali un paio di esigui da capo e la sforbiciata ad "Above Measure" di Giunone, che non avrebbero davvero gravato sull'economia dell'insieme. Prossimo appuntamento al Manzoni: Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns.


Foto: Andrea Ranzi


Semele

Dramma musicale, alla maniera di un oratorio, in tre atti

Librettista ignoto (forse Newburgh Hamilton, da William Congreve e Alexander Pope)

Soggetto tratto da La Metamorfosi di Ovidio

Musica Georg Friedrich Händel

Jupiter/Apollo Jorge Navarro Colorado

Cadmus/Somnus/Alto Sacerdote Ben Kazez

Semele Suzanne Jerosme

Athamas Raffaele Pe

Juno/Ino Giuseppina Bridelli

Iris Monica Piccinini

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Maestro concertatore e Direttore Giulio Prandi

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

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