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Il libretto (di dubbia attribuzione) di Newburgh Hamilton si basa sulle Metamorfosi di Ovidio e narra la storia della mortale Semele, amata da Giove e nascosta in un palazzo. Spinta dalla vanità e dall'invidia di sua sorella Giunone, Semele pretende che Giove si mostri a lei nella sua onnipotenza divina: un desiderio che la conduce a una rovina inevitabile, poiché nessun mortale può sopportare indenne il fuoco divino. Musicalmente, Händel unisce la tradizione corale inglese con l'arte operistica italiana e la musica orchestrale francese, dando vita a un capolavoro sfolgorante, ricco di magnificenza sonora barocca e di profonda sensibilità psicologica. Dispiace, a tal proposito, la scarsa presenza di pubblico nell'Auditorium Manzoni, forse da ascriversi alla particolarità del titolo o alla mancanza di rappresentazione scenica. Suzanne Jerosme trasforma l'imperfezione in virtù, incarnando una Semele lacerata, dubbiosa di sé stessa, oscillante tra il bisogno di essere amata e l'angoscia. Giove e Apollo sono interpretati da Jorge Navarro Colorado, dalla vocalità potente e ricca di sfumature, capace di trasmettere un'enorme presenza divina. Giuseppina Bridelli denota la parte di contralto di Giunone e Ino, sia dal punto di vista vocale sia da quello attoriale, con una gelosia e una furia distruttiva al contempo irresistibili e voluttuose.
Il controtenore Raffaele Pe canta la parte di Athamas con una facilità sorprendente e un'agilità ragguardevole. Anche i ruoli di fianco hanno offerto una prova vocale convincente: Ben Kazez (Cadmus/Somnus/Primo sacerdote) ha conferito agli eventi la necessaria gravità regale, grazie a un timbro profondo e autorevole e a una dizione nobile, mentre Monica Piccinini, nel ruolo di Iris, ha regalato splendidi momenti vocali grazie a un soprano argenteo e agile e a una naturalezza affascinante e spensierata. Sotto la direzione musicale precisa e al contempo duttile di Giulio Prandi, l'orchestra bolognese ha agito con un'articolazione elastica e una raffinata sfumatura dinamica. Il coro, diretto da Claudio Marino Moretti, ha convinto appieno grazie a un'eccellente intelligibilità del testo, a una conduzione vocale omogenea e a una trascinante incisività ritmica, che ha catturato il pubblico soprattutto nei grandi quadri drammatici. Peccato per alcuni tagli abbastanza incomprensibili, tra i quali un paio di esigui da capo e la sforbiciata ad "Above Measure" di Giunone, che non avrebbero davvero gravato sull'economia dell'insieme. Prossimo appuntamento al Manzoni: Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns. Foto: Andrea Ranzi |
Semele Dramma musicale, alla maniera di un oratorio, in tre atti Librettista ignoto (forse Newburgh Hamilton, da William Congreve e Alexander Pope) Soggetto tratto da La Metamorfosi di Ovidio Musica Georg Friedrich Händel
Jupiter/Apollo Jorge Navarro Colorado Cadmus/Somnus/Alto Sacerdote Ben Kazez Semele Suzanne Jerosme Athamas Raffaele Pe Juno/Ino Giuseppina Bridelli Iris Monica Piccinini
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna Maestro concertatore e Direttore Giulio Prandi Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
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