
Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti che due anni fa terminavo il mio reportage raccolto lungo tre edizioni del Pamali pre e post-pandemia, scrivendo: «Quando la marea si alza, le terre si ritirano»: al Pamali vedi tanti, tantissimi bambini, e tanti, tantissimi genitori giovani, appena o neanche ventenni.
Da dove cavolo saltano fuori, visto che le statistiche mi ricordano ogni giorno che l’Italia è un paese in declino demografico NETTO? Aggiungi poi che, appena fuori di qui, tornerai a respirare il clima torvo e sfiduciato, che conosci così bene, di un paese che si percepisce senza futuro. Chi ha ragione, chi ha torto? C’è poi da dire che ora che la marea del cambiamento climatico si alza inarrestabile, sia realmente che metaforicamente, ci sta venendo a mancare la terra sotto i piedi, e non certo solo in Italia molte persone dubitano ormai che ci sia una via d’uscita […]. La risposta forse è più grande di me, e fuori dalla portata e dagli scopi di questo racconto che ha condensato quello che ho visto di persona dal 2019 a oggi. Di una cosa però mi sono in questi anni convinto: qualsiasi cosa accada, la demografia è dalla loro parte. Se c’è speranza, è qui, tra i pamalisti, che si trova.»
Da allora il clima torvo e sfiduciato è solo peggiorato, tra guerre insensate (come tutte le guerre), una situazione ambientale ancora più drammatica, e un assetto economico-sociale letteralmente esplosivo qui e in molti altri paesi del mondo, a partire da quelli che si ritengono più “potenti”. Così in questa torrida estate canicolare la prima domenica di agosto sono tornato al Passo San Boldo un po’ per – letteralmente – respirare aria fresca, un po’ per capire se la mia previsione cautamente ottimista di allora (“se c’è speranza, è qui, tra i pamalisti, che si trova”) possa trovare conferma. Mi sono aggirato per il cantiere del Pamali, ormai quasi ultimato a soli quattro giorni dell’apertura, sono stato al campeggio (ancora in gran parte vuoto), ho parlato con i primi artisti in arrivo e con gli amici dell’associazione Pamauro che in queste settimane offrono il loro lavoro di elettricisti, muratori, falegnami, artigiani alla preparazione di uno dei principali festival indipendenti del Nordest. Ho visto in anteprima i lavori realizzati durante il laboratorio coordinato da Frank Avancini e, sempre scortato da Mirta Baratto della Comunicazione del Pamali, ho visto come la mappa di Pamali 2026 si sia tradotta in realtà, tra piazze, i famosi tepee, palchi per concerti alternativi, aree spettacoli, il mercatino e il grande Crystal stage.
Lascio per ora in sospeso la risposta alla domanda se sia ancora vero che, se c’è speranza, è qui, che si trova, tra i pamalisti (e tutti quelli come loro, ovunque siano nel mondo), o, meglio, rispondo con una piccola galleria fotografica che racconta per immagini e ritratti quello che ho visto. OUR SIDE HAS TO WIN.
Tra il Palchetto Jump e l'Enoteca c'è chi si prende qualche minuto di pausa, mentre i fili d'erba sfalciata di fresco volano nell'aria e si attaccano dappertutto
Intanto sotto il tendone dell'area ristoro si studiano gli ultimi aggiustamenti del programma.
iL Crystal stage intanto è quasi pronto.
Ognitanto incrocio la ronda di Caio, il fondatore del Pamali, ubiquo ai casi e ai luoghi del Passo San Boldo.
Con Mirta poi proseguiamo il giro visitando la piazza, i nuovi tepee, l'area giochi, le nuove strutture dell'area campeggio. Io mi fermo qui, per ora. Con profonda gratitudine per le pamaliche e i pamalici che hanno interrotto per qualche minuto i loro lavori per scambiare due parole con me, lascio qui la mappa della Quindicesima Edizione, ispirata all'Arcano XV dei Tarocchi: il diavolo, simbolo di passione e creatività.






