Il malato immaginario
Roma, Teatro Trastevere dal 30 ottobre al 1 novembre 2026

Una riscrittura di un classico di Molière attualizzata con le nevrosi generate dal lock down e dalla pandemia di Covid19 e con una rivisitazione dei personaggi “utili”: coloro che possono influenzare la vita e le scelte delle persone.

Un’opera classica che parla al presente è quella proposta al Teatro Trastevere da Alice Bellantoni, l’ipocondria di molieriana memoria viene rivista alla luce della pandemia che ha scosso il mondo nel 2020, quando una forma di comunicazione, quantomeno discutibile, ha gettato le persone nel panico generando paure collettive e a volte incontrollate.
Il protagonista non è più il malato Argante del Seicento, ma un boomer germofobico (come definito dalla stessa autrice) terrorizzato non tanto dal virus, quanto dal flusso di informazioni che il web sforna a getto continuo, notizie prive di fonte, non verificate, amplificate per raccogliere più follower e assolutamente non rassicuranti.
L’ambientazione contemporanea ed un palco asettico calcato da esseri in parte umani ed in parte macchine, rende la commedia sicuramente attuale anche se leggermente claustrofobica. L’ansia, il rapporto soffocante del protagonista con la figlia (e la volontà di maritarla con un “buon partito”), il rifiuto dell’omosessualità, la dipendenza dalle fake news, contraddistinguono la vicenda che si snoda tra momenti comici e tristi considerazioni. In questo "Malato immaginario" l’imbroglione che approfitta delle paure del protagonista non è più un medico, ma un giornalista freelance che attraverso i social orienta il comportamento e le convinzioni dei creduloni che pedissequamente e senza alcuno spirito critico, seguono le sue fandonie.
Il focus e la critica si spostano così dal mondo della medicina a quello dell’informazione digitale, mostrando i limiti di una valanga di notizie che passano attraverso gli schermi e che non di rado propongono ricette e informazioni assolutamente fuorvianti. 
A riflettere la quotidianità nell’opera della Bellantoni è anche l’attenzione ai rapporti familiari, all’omofobia, al pregiudizio tuttora presenti nella odierna società e soprattutto alla fragilità del genere umano di fronte ad eventi che sfuggono al controllo.
La commedia, anche se attualizzata, cerca di lasciare intatto il nucleo di Molière, riproponendone le vicende e le caratteristiche dei personaggi, seppure optando per una regia povera (molto lontana dagli orpelli seicenteschi) che si concentra sui corpi degli attori facendoli muovere alla stregua di burattini meccanizzati e vestendoli con tute protettive ed asettiche: metafora di un ennesimo camuffamento sociale.
In scena: Andrea Senesi, Camilla Scatigni, Anna Alivernini, Valentina Bandera, Guido Gerardi e Mattia Aquilani, si agitano, cambiano personaggio semplicemente modificando un accessorio, comunicano mediante video e telefono, fanno ridere e lanciano messaggi neanche troppo subliminali.
Questa riscrittura del “Malato immaginario”, seppure apprezzabile negli intenti e nella visione lungimirante e catastrofica dell’eccesso di informazioni e della falsata comunicazione, lascia un po' perplessi. Alcuni dialoghi sono eccessivamente artefatti, appesantiti, quasi didascalici, e a momenti, scollegati dal contesto. I singoli quadri all’interno dei quali si sviluppa la storia peccano a volte della necessaria continuità in una mescolanza di figure in presenza, al telefono o video collegate, con un effetto che rischia di inficiare la scorrevolezza della narrazione. Resta comunque d’impatto il sotteso messaggio della piccolezza umana di fronte alla grandiosità dell’universo.



Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 1 novembre 2026.

IL MALATO IMMAGINARIO
Una riscrittura di Molière di Alice Bellantoni
in scena
Andrea Senesi
Camilla Scatigni,
Anna Alivernini
Valentina Bandera,
Guido Gerardi
Mattia Aquilani
Regia di Alice Bellantoni

“Tra qualche anno non potremo credere di aver vissuto tutto questo” è il pensiero che sta alla base di questa riscrittura della commedia molieriana. Nel pieno delirio del lockdown del 2020 il bisogno spasmodico di avere anche solo un’illusione di controllo sulla propria vita ha portato la maggior parte di noi ad aggrapparsi ciecamente alla valanga di informazioni che il web, unico contatto con l’esterno, ci vomitava addosso. Basta molto poco per modernizzare il vecchio ipocondriaco in un boomer germofobico. Se nel ‘600 il cialtrone che si approfittava delle sue paure era un medico, oggi è un giornalista freelance con una connessione troppo buona per le fandonie che scrive. E se il rapporto soffocante che il protagonista ha con la figlia passava per volerla a tutti i costi sposare ad un partito conveniente, oggi si incastra nel rifiuto della sua omosessualità. La posta in gioco, però, resta quell’umanissimo bisogno di respiro che ci viene crudelmente negato quando ci ingabbiamo in rigidità mentali, ipocrisie e maschere che nemmeno noi sappiamo di esserci costruiti addosso.

La regia, di impianto povero, mette al centro i corpi degli attori che si meccanizzano come burattini per esplorare le stratificazioni della “performance sociale” che i personaggi mettono in scena, volenti o nolenti. La domanda è: se arriviamo a distruggere chi amiamo per provare un po’ di sollievo, allora dov’è la nostra umanità? Qual è il confine tra ciò che siamo davvero e ciò che mostriamo agli altri? Se una pandemia globale ci strappa dalle mani il primato di padroni del mondo, tutto il nostro fragile sistema di valori risulta posticcio, e rende tristemente evidente quanto siamo piccoli e mediocri.
(Fonte: comunicato stampa)

TEATRO TRASTEVERE
Via Jacopa de’ Settesoli, 3
Roma
Prenotazioni: 06 5814004 - 328 3546847
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https://www.teatrotrastevere.it/

 


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