ANNA FREUD-Un desiderio insaziabile di vacanze
Roma, Teatro di Villa Lazzaroni, 30/31 ottobre 2026

Cosa vuol dire essere donna in un periodo dominato dalle menti maschili, avere un padre come Sigmund Freud, avventurarsi in una esistenza fuori dagli schemi sociali e avere “un desiderio insaziabile di vacanze”?

Roberta Calandra (vincitrice del premio Tragos 2010) , autrice dell'opera "Anna Freud”, interpretata da Stefania Barca, per la regia di Paolo Orlandelli, propone una originale e documentata lettura della biografia della famosa scienziata, analizzando i significativi momenti della sua esistenza, i suoi desideri e le paure, la sua forza interiore e l’intimo rapporto con Dorothy Tiffany Burlingham, sua compagna di vita e di lavoro e con la quale, in un estremo atto di coesione condivise l’urna delle ceneri.
Essere la figlia di Sigmund Freud e trovare una propria dimensione non appare certo una facile impresa. Sesta figlia del grande psicanalista, definita (non a caso) “Minerva uscita dalla testa di Giove” o anche "la vestale", Anna (nome palindromo voluto dal genitore) alla quale la famiglia avrebbe preferito un figlio maschio, vive questa ambiguità che, oltre a segnare la sua infanzia, ne contraddistinguerà in futuro la vita e la professione: in un’epoca dominata da uomini avere caratteristiche mascoline e soffocare la propria femminilità, può risultare funzionale per la propria affermazione in un mondo maschile.
Con un padre così ingombrante la giovane Anna, nonostante l’intensità del suo impegno e i risultati raggiunti, non riesce a scrollarsi di dosso la profonda sensazione di inadeguatezza che la attanaglia, ogni meta raggiunta non è mai abbastanza e proprio questa dimensione intima, dolorosa e contraddittoria diventa l’anima dello spettacolo: un tortuoso viaggio che esplora il rapporto tra desideri repressi, elevatissime aspettative familiari, realizzazione personale per il filone di studi intrapreso (che la resero la pioniera degli studi sulla psicanalisi infantile) e identità di genere.
Il racconto procede attraverso episodi della vita della protagonista, dalla psicoanalisi con il padre, all’accudimento fino all’estremo dell’ormai anziano malato genitore, dal controverso rapporto con la madre, alla compulsiva scrittura, una lavoratrice instancabile che "sogna una vacanza". Una esistenza convulsa alla quale solo l’incontro con Dorothy Tiffany Burlingham, e la loro convivenza assieme ai suoi bambini, riesce a dare sollievo, soddisfacendo i desideri repressi di indipendenza, l’aspirazione ad una famiglia, forse un po’ sui generis, ma sicuramente appagante. Le due donne, supportandosi reciprocamente, fondano asili e orfanotrofi, si occupano di bambini abbandonati e traumatizzati dando vita ad una nuova scuola di pensiero che non vede più il bambino come un adulto in miniatura, ma come un essere umano portatore di desideri e problemi legati alla tenere età.
La drammaturgia di Roberta Calandra esplora sapientemente le contraddizioni ed paradossi di Anna: una donna in grado di addentrarsi nella mente infantile, ma quasi incapace di lenire i propri tormenti, soffocata da una figura paterna intellettualmente straordinaria.
Stefania Barca nel ruolo della protagonista, restituisce al pubblico ogni singolo tormento, momento di gioia, delusione o rabbia di Anna, in una complessa interpretazione della donna divisa tra il rigore della studiosa e la fragilità dei suoi desideri. La regia di Paolo Orlandelli seguendo l’alternanza dei pensieri della pioniera della psicanalisi infantile, trasforma la scena in uno spazio intimo sfruttando l'illuminazione in modo metaforico e puntuale: piccoli tratti di memoria che affiorano e vengono cristallizzati affinchè non si disperdano nel continuo flusso evocativo.
“Anna Freud” si propone come uno spettacolo molto ben strutturato, dove nulla è lasciato al caso: dal focus della narrazione centrato sul complesso rapporto di Anna con l’incombente figura paterna, alla regia che abbandonando la pedissequa cronologia riesce ad assecondare i tempi delle libere associazioni e dei ricordi. Stefania Barca affiancata da Gaetano Lizzio nel ruolo di Sigmund Freud (forse rappresentato un po’ troppo gentile rispetto a come la storia e la letteratura ci restituiscono la figura dello studioso) regala un ritratto intimo ma potente della donna, evidenziandone lo spessore scientifico e la vulnerabilità emotiva. Le scene e i costumi di Annalisa Di Piero e le luci e la fonica di Marco Di Campli San Vito, contribuiscono a rendere la pièce un costruttivo connubio tra biografia e teatro, invitando il pubblico a scoprire la vita e le opere di un personaggio che ha rivoluzionato il mondo della psicanalisi infantile facendo rinunce personali, ma senza mai perdere il dono della sua grande umanità.




Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 31 ottobre 2026.

 


ANNA FREUD
Un desiderio insaziabile di vacanze
di ROBERTA CALANDRA

Premio Tragos 2010 Milano
Con STEFANIA BARCA
Con la gentile partecipazione di Gaetano Lizzio
Supervisione artistica di Edoardo Siravo
Regia PAOLO ORLANDELLI
Scene e Costumi Annalisa Di Piero
Luci e Fonica Marco Di Campli San Vito

“…Che io sia così, senza desideri, è una vecchia lamentela… Credo che ciò derivi dal fatto che, in me, tutti i miei desideri si sono sempre incontrati con il loro esaudimento e che ho veramente tante più ricchezze degli altri… la causa di ciò è la mia immodestia, che in un primo momento rende i desideri così elevati che la realtà non può mai arrivare a soddisfarli” - Anna Freud

LA STORIA - La chiamavano “Minerva uscita dalla testa di Giove” o anche “la vestale”. Anna Freud avrebbe dovuto nascere maschio. Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio lei inventava la psicoanalisi infantile. Incontrò Dorothy Tiffany Burlingham, e abitando con lei e i suoi bambini diede vita ad una famiglia di fatto ante litteram che incontrava l’approvazione e la simpatia dello stesso Sigmund. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti. Eppure lei continuava a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia.

“Il tema che mi ha maggiormente sedotta, all’idea di affrontare un intreccio di tale statura e complessità, è quello dei paradossi che si intrecciano dentro una famiglia, il cui capostipite è considerato quasi il padre fondatore di ogni presupposta moralità.” L’autrice Roberta Calandra.

“Per accompagnare la delicatissima e spietata autoanalisi di Anna, abbiamo scelto di assecondare il tempi e i modi della libera associazione, del cammino a ritroso, del flusso di coscienza, puntando la luce lì dove il faro della ragione di Anna decide volta per volta di posarsi”. – Il regista Paolo Orlandelli

(Fonte: comunicato stampa)

Teatro di Villa Lazzaroni
Quartiere IX Appio Latino
Via Appia Nuova 522
Via Tommaso Fortifiocca, 71
Roma RM
Telefono: 392 440 6597


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