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Tra gli alberi, la luce ancora vivissima delle sere estive e un pubblico arrivato con la voglia di ascoltare prima ancora che di cantare, Filippo Ciocca sale sul palco con la naturalezza di chi non ha bisogno di costruirsi un personaggio. Bastano una chitarra, una band straordinariamente affiatata e le sue canzoni. Il tour All'Aperto rinuncia volutamente agli effetti speciali. Nessuna scenografia imponente, nessun artificio: sono le canzoni a guidare il racconto. La prima parte del concerto ha il sapore della confidenza. Fulminacci resta al centro della scena, accompagnato da musicisti eleganti e impeccabili, capaci di dare respiro ad arrangiamenti che si muovono con naturalezza tra pop, indie e richiami folk. I brani di "Calcinacci" trovano posto accanto a quelli che il pubblico conosce ormai a memoria. Non sembrano un capitolo nuovo ma la prosecuzione naturale di una storia iniziata anni fa. Si parla d'amore senza retorica, di piccole fragilità quotidiane, di quelle contraddizioni che appartengono a tutti e che Fulminacci riesce a raccontare con una leggerezza solo apparente. La sua forza continua a essere l'autenticità. Non interpreta mai un ruolo: scherza come farebbe tra amici, improvvisa giochi di parole, si presta con entusiasmo ad augurare buon compleanno ad alcuni spettatori e perfino a chiedere clemenza per una fan che presto dovrà sostenere un esame universitario,piccoli dettagli che trasformano migliaia di persone in una comunità raccolta attorno a un palco. Anche la band merita un applauso speciale. Oltre all'eccellente livello musicale, colpiscono l'eleganza, la complicità e il piacere evidente di stare insieme sul palco. Ballano con il loro "capitano", eseguono ogni movimento con precisione e leggerezza, contribuendo a dare ritmo e colore allo spettacolo senza mai rubargli la scena.
Nel seconso atto il concerto cambia pelle: acquista energia, il palco diventa uno spazio di gioco e Fulminacci si muove, scherza, danza, coinvolge il pubblico con una spontaneità contagiosa. Tutto appare semplice, quasi improvvisato, ma dietro quella leggerezza si intravede un lavoro costruito con grande cura. Bologna risponde come sa fare: canta, sorride, ascolta. Non è l'entusiasmo superficiale riservato al tormentone dell'estate ma quello di chi in queste canzoni ritrova qualcosa di sé. Nei brani più amati le voci del pubblico coprono quasi quella del palco e, per qualche minuto, il confine tra artista e spettatori scompare del tutto. Il pregio più grande dello spettacolo è proprio questo equilibrio. C'è leggerezza senza superficialità, malinconia senza autocommiserazione, ironia senza cinismo.Le canzoni di Fulminacci sono piccoli racconti, fotografie di momenti ordinari che, dal vivo, acquistano ancora più forza perché diventano patrimonio condiviso. Nell'interpretazione Filippo non cerca mai l'atteggiamento del frontman da stadio. Rimane sempre un passo indietro rispetto alle sue canzoni, lasciando che siano loro a parlare. Ed è forse proprio questa discrezione a renderlo così credibile. Il finale arriva con "Santa Marinella" e "Stupida sfortuna", accolte da un coro che attraversa tutto il parco. È il momento in cui si capisce quanto questo repertorio sia ormai entrato nella vita di tante persone. Quando le luci si abbassano resta la sensazione di aver assistito non semplicemente a un concerto, ma a una serata condivisa, fatta di musica, sorrisi e storie in cui ognuno ha ritrovato un pezzetto di sé. Bologna sembra essere uno dei luoghi in cui Fulminacci si sente davvero a casa. Lui lo percepisce, se ne lascia contagiare e, prima di lasciare il palco La ringrazia.
Foto: Luca Mallardo
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Fulminacci annuncia "Fulminacci all'aperto" Oltre alla forza autoriale, Fulminacci ha infatti dimostrato negli anni di essere anche un vero e proprio performer, capace di prendersi il palco con naturalezza e carisma. Sequoie Music Park Via di Corticella 147, 40128 Bologna
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