Che dolore terribile è l'amore
Milano, Teatro Studio Melato, dal 30 ottobre all'8 novembre 2026

“Che dolore terribile è l’amore”, un lavoro potente e poetico al tempo stesso, che mescola con sapienza ed equilibrio piani storici, narrativi, biografici e artistici, intriso di neve e di sangue: il teatro ci chiama  a confrontarci con una pagina tragica della storia recente coreana, con la ferita insanabile che tormenta due amiche e con l’impossibilità di riconciliarsi del tutto con il passato. Dopo l’anteprima estiva al théâtre Garonne de Toulouse, il debutto al Festival d’Avignon in  luglio e la prima italiana al Teatro Arena del Sole di Bologna nell’ottobre scorso, Daria Deflorian è di scena al Teatro Studio Melato dal 30 ottobre all’8 novembre 2026. Sul palco l’interprete e regista torna a dialogare con Han Kang, dopo la convincente trasposizione de La Vegetariana: il passaggio è ancora più radicale, dal corpo che rifiuta, ad una vera e propria lenta e drammatica camera di risonanza per la memoria storica, che qui non si rassegna a seppellire ossa e volti senza nome, sbiaditi dal ghiacchio e dal gelo.
Deflorian preleva da “Non dico addio”, letteralmente, sogni, voci, frammenti e silenzi, in un’esecuzione asciutta e mai didascalica. Costruisce un dispositivo performativo contrassegnato da una regia essenziale e all’insegna della sottrazione e che si muove per sospensioni, ritornelli e richiami allusivi. Come per Han Kang, la vicenda storica non si riduce al banale calcolo di morti e nomi di città coinvolte nel dramma: la regia ci riporta  a una storia intima e personalissima, al dolore quasi come dato genetico e biografico inscritto nei personaggi, non è mai patetica e non ricorre mai catastrofismo descrittivo. La scelta ricade tutta su un senso di densità, in  una dimensione contenuta e rituale in cui ogni pausa ha una forza icastica e in cui la parola attualizza e vivifica la tragedia.
Al centro della vicenda, la cruenta repressione del comunismo nell’isola coreana di Jeju nel 1948 in cui 30.000 persone, inclusi vecchi e bambini, vennero brutalmente massacrate e un numero imprecisato incarcerato. Nel presente, l’autrice Gyeong-ha scopre che l’amica In-seon, ex videomaker che è tornata a vivere sull’isola natale e con cui aveva immaginato di piantare 99 tronchi d’albero dipinti di nero in un campo perché la neve li ricoprisse, in una trasposizione surreale di un sogno, si è ferita mentre lavorava il legno ed è stata trasportata urgentemente sulla terra ferma. La scena si snoda tutta nel corso di una lunga notte nella falegnameria di In-seon, uno spazio di memoria viva, domestico e intriso di ricordi, ricavato dal deposito di mandarini della madre. A rimanere sull’isola, solo un uccellino che rischia di morire di fame: è dal gesto di salvare una vita fragile e minuta che il racconto prende le mosse, costruendo, con un senso di densità lenta, un presente fatto di dialoghi con i fantasmi del passato. L’unico vero presente è fatto da dialoghi con i fantasmi,  con la ricostruzione di un passato traumatico e di orrori, che prendono corpo sul palco: è il senso di lutto insanabile e irredimibile, la spasmodica ricerca di una persona cara, la violenza che schiaccia il singolo e la speranza che è ancora in grado di salvarci dall’oblio.
Deflorian, insieme alle ottime Maria Grazia Mandruzzato e Monica Piseddu, rappresenta l’amicizia tra le due donne,  l’amore difficile tra madre e figlia e la forza dirompente della memoria storica:: le relazioni, veri e propri nuclei di resistenza affettiva, non sono mai piane e scontate, ma sempre venate da un senso di assenza, di colpevolezza, di ritorno e dal desiderio di ricostruzione. In-seon è fuggita da una vita e da un’infanzia opprimenti, dalla morte del padre e dalle superstizioni marterne, al ritorno a Jenju per prendersi cura dell’anziana madre in declino cognitivo, scopre una donna diversa da quella scolpita nel suo ricordo, piegata e inspiegablmente traumatizzata: determinata e attiva nella ricerca dei corpi, a partire quello del fratello, dei dispersi, resiliente e capace di accumulare testimonianze terribili e documenti del massacro.
Le luci di Giulia Pastore,
le scene essenziali e raffinate dell'aiuto regista Andrea Pizzalis e le riuscite e mai scontate sonorità firmate da Emanuele Pontecorvo tratteggiano un ambiente mentale e non realistico: la scena è vuota, con tronchi d’albero dipinti di nero e la gabbietta dell’uccellino in arancione sullo sfondo, immagini effimere e destinate a scomparire, un archivio di tracce d’amore e affettive, che sopravvivono alla violenza cieca senza riuscire a darle completamente voce.
Una prova riuscita ed esigente, che ci costringe a fare i conti con la forza e l’attualità della storia, non una vicenda chiusa e ormai passata, ma un capitolo ancora presente, che continua a riguardarci. Che dolore terribile è l’amore richiede a ascolto, tempo e attenzione, apertura all’amore, l’unico sentimento che sopravvive alla tragedia: è l’energia che impregna lo spettacolo, non è una redenzione scontata, ma è un’amica da raggiungere, un gesto di cura minimo e un nome da non perdere. È tutto ciò che resta, persino quando ci sembra che la vicenda storica e reale ci abbia privati di tutto.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 30 ottobre 2026.

Che dolore terribile è l'amore

a partire da Non dico addio di Han Kang
drammaturgia e regia Daria Deflorian
con Daria Deflorian, Maria Grazia Mandruzzato, Monica Piseddu
progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis
dramaturg Eric Vautrin
scene e aiuto regia Andrea Pizzalis
luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Ettore Lombardi
direzione tecnica Enrico Maso
consulenza artistica Attilio Scarpellini
collaborazione alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano
una produzione INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | Teatro di Roma – Teatro Nazionale | Festival d’Avignon | théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con la collaborazione di Istituto Culturale Coreano in Italia, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Residenza Olinda/TeatroLaCucina

con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
copyright © Han Kang 2021
copyright © Adelphi 2024

debutto al Festival d’Avignon, 13 luglio 2026
anteprima al théâtre Garonne, 6 e 7 luglio 2026

prima italiana Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, ottobre 2026

Torna al Teatro Studio Melato in forma definitiva – dopo l’anteprima come work in progress, nell’ambito del Festival Presente Indicativo | Milano Crocevia, l’ultimo incontro di Daria Deflorian con Han Kang.
Nel suo romanzo Non dicco addio, la scrittrice Premio Nobel affronta una delle pagine più buie del recente passato della Corea del Sud: la sanguinosa repressione della rivolta di Jeju, nel 1948. È la storia di due amiche, Gyeong-ha e In-seon, e della madre di una di loro, unite dal desiderio di non dimenticare, di non dire addio a chi ci ha lasciato tragicamente. Gyeong-ha è ossessionata da un sogno ricorrente: un grande cimitero affacciato sul mare, una distesa di tronchi d’albero, in parte bruciati, una nevicata senza sosta e il mare che pian piano comincia a salire, minacciando di spazzare via le tombe, le lapidi, le spoglie di chi è sepolto. Un giorno riceve un messaggio da In-seon, che vive sull’Isola di Jeju: si è ferita lavorando il legno ed è stata trasportata d’urgenza sulla terraferma, ma ha lasciato a casa un uccellino che rischia di morire di fame…Daria Deflorian percorre e interroga questo testo perturbante, condividendo con Han Kang il rifiuto di ridurre le tragedie ai meri nomi delle città e al numero dei morti. Per avvicinarsi a quel passato che si rifiuta di passare, bisognerà lasciarsi attraversare dalla fragilità dell’essere umano e da tutto quello che inevitabilmente ci tocca.
(fonte: comunicato stampa)



Teatro Studio Melato

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20121 -  Milano
Tel: 02 21126116
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