|

Desiderio, metamorfosi e inganno dominano le scena del Teatro De Silva di Rho che ospita nell’unica serata del 28 aprile 2026 “La Scortecata” di Emma Dante, liberamente ispirata allo “trattenimiento decemo de la iornata primma” de Lo Cunto de Li Cunti di Giambattista Basile.
Il palco è scarno ed essenziale: una scelta registica che valorizza scientemente la forza immaginifica delle parole e dei personaggi, esaltata ulteriormente dalle luci di Cristian Zucaro che, con precisione netta, scolpiscono personaggi e oggetti sulla scena; gli unici elementi sono due "seggiulelle" , la riproduzione di un castello in miniatura, una porta di legno, una cassapanca sul fondo che nasconde misteriosamente tutto ciò di cui la storia ha bisogno. Salvatore D’Onofrio e Davide Mazzella impersonano Rusinella e Carolina: le “due vecchiarelle, che erano il riassunto delle disgrazie, il protocollo delle deformità, il libro mastro della bruttezza” sono ancora tutte accese dall’ambizione erotica di essere destiderate e dal costante anelito di una bellezza giovanile ormai perduta. In un gioco metateatrale dai ritmi serrati in cui piano narrativo e attuale si mescolano costantemente, le due ci raccontano l'astuto inganno al loro dirimpettaio, il tronfio e vanaglorioso Re Roccaforte, invaghitosi prima della voce di Carolina e poi del dito allisciato e intravisto attraverso la serratura di Rusinella. La messinscena nella messinscena svela non solo il senso di inaccettabilità della decadenza fisica e morale, ma, soprattutto, l’ultimo tentativo di essere ancora viste e amate. La caratterizzazione è icastica e intensa, in uno stile paradossale, goliardico e aspro al tempo stesso. Maringola e Mazzella non assumono mai pose e movenze femminili, ma abbigliati con sottovesti lacere e poveri stracci, ci restituiscono un ritratto tragicomico, grottesco e compassionevole, di precisione chirurgica. Le due vecchie hanno ormai perso i connotati femminili, si sono trasformate in creature deformate e oblique, grossolane e rozze, che si infilano in bocca il ditino come bambine, dimendicando infine, anche la propria coscienza anagrafica. Il loro rapporto è tratteggiato in modo convincente e vitale: velenose e ironiche, tra battibecchi costanti sulle pulizie, sul denaro e sulla reciproca bruttezza e un tracimante e innegabile affetto, hanno trascorso la vita insieme e, di nuovo insieme, affrontano la vecchiaia in miseria. Il tempo trascorre nella noia e nell’attesa della morte, nello spazio angusto e ristretto della catapecchia: attraverso il linguaggio un napoletano arcaico e dialettale spassosissimo, colorito e teatrale, ricchissimo di pennellature gergali, la fantasia e il gioco, ci ancorano al cuore della vicenda. Il colpo di scena finale, in cui Carolina solleva il velo della finzione e ci restituisce tutta la desolazione della condizione di vecchia, e, stanca ormai dell'invenzione, con folle e irremovibile convinzione, chiede alla sorella di scorticarla con un coltello per restituirla alla giovinezza, ben si adatta al sottotono cupo e ai riflessi crudelmente vitali della vicenda. A quasi un decennio dal debutto, avvenuto a Spoleto 60 nel 2017, "La scortecata" non ha perso smalto, la sua forza e il suo compatto equilibrio registico sono ancora intensi e vibranti. Indubbiamente, uno degli esiti più alti ed entusiasmanti dell’opera della Dante: feroce, commovente e sempre vivo, un ritorno attesissimo a Rho, che non ha deluso gli spettatori.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 28 aprile 2026.
|
|

La scortecata
Liberamente tratto da "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile Testo e Regia Emma Dante Elementi scenici e costuni Emma Dante Con Carmine Maringola e Davide Mazzella Luci Cristian Zucaro Assistente di produzione Daniela Gusmano Assistente alla regia Manuel Capraro Tecnico in tournée Gabriele Gugliara Produzione Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo In collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale e Carnezzeria Coordinamento e distribuzione Aldo mIguel Grompone, Roma
Dopo l’applauditissimo Extra Moenia, presentato in esclusiva regionale a Rho due mesi fa, Emma Dante torna con La scortecata, ispirata a Lo cunto de li cunti di Basile. Una fiaba crudele e grottesca, trasformata in teatro visionario grazie alla sua inconfondibile regia. Sul palco, Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola in una storia di desiderio, inganno e metamorfosi. Tradizione popolare e linguaggio contemporaneo si fondono in uno spettacolo iconico e ironico. Un nuovo, imperdibile appuntamento che siglerà il legame tra la regista e il pubblico del teatro rhodense.
Fonte: comunicato stampa

Teatro Civico - Roberto De Silva - Auditorium, Rho (MI)
28 aprile 2026
Biglietteria:
Piazza Enzo Jannacci 1, Rho.
Nei giorni di spettacolo, apertura due ore prima dell'inizio degli eventi.
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
|