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Una fine di gennaio all'insegna dei lavori di Danio Manfredini, che dopo la due giorni dedicata allo storico Tre studi per una crocifissione, firma regia, testo, scene, costumi e banda sonora di Cari Spettatori, prodotto dal Teatro di Sardegna, di scena per la prima volta a Milano al Teatro Menotti dal 30 gennaio 2026 al 1 febbraio.
La rappresentazione si innesta su una trama che omaggia il trentennale lavoro di ricerca del regista: lo spettacolo è realizzato a partire da un intreccio di testimonianze, copioni dettati, video, confessioni di pazienti incontrati e materiali raccolti da Manfredini tra il 1997 e il 2010. Ne risulta una messinscena potente e riuscita che illumina due vite ai margini, con ironia e accentuato mimetismo, costringendo lo spettatore a confrontarrsi con un’umanità ultima, marginale e fragile. Sul palco la scena si apre su un quadro piuttosto disadorno e modesto, all’insegna del grigiore e del senso di sospensione: due lettini da ospedale in ferro con i comodini, un telefono, un tavolo e un televisore. I protagonisti, Arturo e Gino, due ex pazienti psichiatrici, guardano nel loro appartamento della Caritas il video della loro comunità. Il televisore, tra frammenti di frasi sconnesse, borbottii e parole biasciacate, è il sottofondo costante delle loro giornate: in un ingranaggio ansioso e asfittico, una spirale angosciosa e ripetitiva, i due passano le giornate chiusi nella stanza. Il loro è un tempo interrotto e ovattato, sospeso tra gli psicofarmaci e la pensione di invalidità. Gino, eccentrico e dallo sguardo infantile, vuole diventare un famoso regista e affrontare attraverso il teatro i grandi temi del mondo, dalla religione alla storia, passando per la catastrofe post atomica; la sua interpretazione è gustosa e travolgente, con la sua enfasi e i colori quasi macchiettistici scatena l'ilarità generale del pubblico. Gino è un personaggio di grandi eccessi, che passa dalla megalomane parodia del regista contemporaneo, a pianti improvvisi e alla sofferenza della crocifissione. Arturo, con la sua insofferenza e aggressività verso la terapeuta, l'operatore di comunità e la fidanzata, un'anonima Patatina, sogna una via d'uscita impossibile dalle quattro mura in cui sono da sempre rinchiusi. Il suo sguardo è contraddistinto da uno humor nero, da un pessimismo costante e da un cinico realismo: è la sua voce arrochita dalle sigarette a restituirci tutto il loro senso di solitudine e smarrimento. A Gino spettano slanci di entusiasmo, comici e visionari allo stesso tempo, Arturo, con la sua voce arrochita dal fumo di infinite sigarette, ha una visione più pragmatica, disincantata e attaccata alla realtà, per quanto dura e intollerabilmente angosciosa e ripetitiva essa sia. La regia di Manfredini è minimale e scarna, contraddistinta da un ritmo frammentato, essenziale e poetico, mescolando crudo realismo e accenti lirici, delicatezza e dolore. Domina un senso di sottrazione, che lascia emergere la materia viva della presenza attoriale e della parola. Il disegno luci, curato da Loïc François Hamelin, è freddo, respingente e straniante, sembra chiamare in causa direttamente gli spettatori, interrogandoli sul senso del teatro e dell’esistenza stessa, senza formule o risposte precostituite. Ottima l’interpretazione dei due protagonisti, Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro in una tensione costante, in un equilibrio che sembra sempre sul punto di esplore e spezzarsi: la loro performance, mai pietistica e stucchevole, è segnata da una profonda adesione al personaggio, da lampi intuitivi stupefacenti e da forte visionarietà.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 30 gennaio 2026 |
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Cari Spettatori
Regia, scene, costumi, testo e banda sonora Danio Manfredini Luci Loïc François Hamelin Con Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro Aiuto Regia Vincenzo Del Prete Si ringrazia Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini Produzione Teatro di Sardegna
Arturo e Gino, usciti dalla comunità psichiatrica, si ritrovano a vivere insieme in un appartamento della Caritas. I due protagonisti guardano il video della comunità da cui provengono. Le voci dei pazienti che arrivano dalla televisione, evocano pezzi di vita, racconti, aneddoti, memorie di un passato lontano. Arturo e Gino tra lamentele, scontri e momenti di reciproca comprensione, passano le giornate tra i muri della stanza con poche e brevi uscite per le sigarette o la spesa; intrappolati nell’ingranaggio tra pensione di invalidità e psicofarmaci, aspirano ad uscire dalla loro condizione. Gino vuole concepire un copione teatrale sui grandi temi del mondo: la rivoluzione, la minaccia atomica, la fede, la tecnologia che sovrasterà l’umano, cerca attraverso l’arte teatrale di sublimare la sua
sofferenza e diventare famoso. Arturo aspira a una vita normale, comprare una casa popolare dove vivere con una fidanzata. Mentre Gino si proietta verso grandi tematiche per dare corpo al suo copione teatrale con slanci esilaranti e plateali, Arturo aderisce a un quotidiano più pratico, formula sintesi esistenziali, che esprimono il suo punto di vista disincantato sul mondo. Le vite di Arturo e Gino sono di quelle che passano in sordina, l’insicurezza li attanaglia, li rende impotenti nell’attesa e nell’incertezza. In quello stato di perenne sospensione trascorrono i giorni, gli anni. Nel 1997 un paziente della comunità psichiatrica, si propose di dettarmi un copione diviso in più tempi teatrali. Cominciò a lanciare in aria frasi, argomenti, pensieri, premonizioni, predicazioni, invocazioni. Per almeno un mese, l’ho seguito con un block-notes in cucina, nell’androne, nel giardino, cercando di fissare su carta il suo flusso di coscienza. Nel 2010 un altro paziente con aspirazioni di regista cinematografico, mi diede una serie di dvd che riprendevano diversi momenti di vita in comunità: una festa di Natale, una cena nel giardino, il cortometraggio da lui realizzato, “Il treno delle stelle”, mi disse: li consegno a lei, forse un giorno ne farà qualcosa. Il più giovane della comunità, che si addentrava in discorsi filosofici sull’uomo, sulla condizione del paziente psichiatrico, sull’andamento del mondo, mi ha lasciato discorsi esaltati, infervorati, rabbiosi, malinconici, carichi dell’inquietudine di chi sente di avere un potenziale e non comprende come esprimerlo. Per quasi trent’anni questo materiale è rimasto nel cassetto.
Con CARI SPETTATORI, ringrazio ancora coloro che sono stati per me un’ispirazione per il teatro e la vita.(fonte: comunicato stampa).

Teatro Menotti
Via Filippo Menotti, 11 Milano Tel. 02 82873611 E-mail:
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ORARIO SPETTACOLI:
dal martedì al sabato ore 20:00 domenica ore 16:30
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