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La costruzione scenica contribuisce al successo della rappresentazione: Umberto Camponeschi ha realizzato un light design essenziale, freddo e calcolato. Il progressivo restringersi e dilatarsi deglispazi luminosi compone un paesaggio emotivo mutevole. La colonna sonora di Massimiliano Bressan sottolinea il testo con brevi impulsi, vibrazioni, scarti intensi e violenti gli snodi drammaturgici. Accentua i rilanci retorici, agisce come tempo interno e, nei momenti di sospensione, diventa quasi un battito politico. In una stanza dei bottoni spoglia, con un lungo tavolo e due schermi che proiettano immagini d’attualità e programmi tv trash, si consuma la prima parte della vicenda, intitolata, emblematicamente, Logos: Roma sta per incoronare per acclamazione Giulio Cesare, abbacinata dal suo straordinario carisma e dalle sue imprese militari. Alle Idi di Marzo, tutto si compie, prima che la città che ha scacciato i sovrani e la democrazia repubblicana con i suoi valori divengano schiave. Protagonisti, i congiurati, abbigliati come uomini d’affari e armati fino ai denti. Cassio, l’energico e ironico Yuri D’Agostino, è il motore della cospirazione: la sua regia tagliente e scaltra compatta gli altri senatori – Casca, nella solida interpretazione di Francesco Sabatino, Quinto, l’intensa e graffiante Alice Spisa e Claudio, Angelo Tronca – attorno all’azione. Amico affettuoso e devoto, convince Bruto, uomo d’onore, che ama profondamente Cesare, ma ama di gran lunga di più la ragion di stato, al parricidio: Vittorio Camarota ci restituisce il personaggio nella sua complessa e contraddittoria tridimensionalità, tutto teso tra l’analisi lucida e l’azione concreta del gesto e la frattura morale dilaniante di ciò che sta per compiere; la sua recitazione, tra oscillazioni vocali e intensità fisica, restituisce il peso della responsabilità storica e politica. La morte di Cesare, impersonato da Danilo Nigrelli, figura olografica che torna a perseguitare in video i suoi assassini grazie agli schermi multimediali, è una consacrazione, un vero e proprio martirio: non salva affatto la Repubblica, al contrario, ne svela le trame, le tensioni drammatiche, i conflitti e le corruzioni. La seconda parte, Chaos, è pura guerra civile: a sancirla, il discorso funebre all’insegna della forza retorica e dell’abilità fascinatrice di Marco Antonio, nell’ottima prova di Raffaele Musella, che scende tra il pubblico per esaltare i meriti di Cesare, svelare gli intrighi e le macchinazioni dei cesaricidi e affermare il proprio nuovo ruolo. In chiusura Marco Antonio svela il volto insanguinato del potere in tutta la sua crudezza, mentre mangia un panino al pollo: raffinato, astuto e demagogico, incarna la fame ambiziosa che trionfa e impone nuovi, personalistici equilibri politici. Torna alla mente, emblematico e di una verità innegabile, il monito di Cesare morto a Bruto: ogni epoca ama chi la domina, non chi la interroga. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 12 dicembre 2025 |
Da William Shakespeare Adattamento drammaturgico e riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo Progetto Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory Regia Marco Lorenzi Collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti, Daniele Russo Con (in o.a.) Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino, Alice Spisa, Angelo Tronca Con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli Regista assistente Barbara Mazzi Assistente alla regia Federica Gisonno Training a cura di Rebecca Rossetti Disegno sonoro Massimiliano Bressan Progettazione regia video PiBold / Paolo Arlenghi Progettazione luci Umberto Camponeschi Consulenza per scena e costumi Gregorio Zurla Ufficio stampa Raffaella Ilari Ogni epoca ama chi la domina, Bruto, non chi la interroga. (Spettro di Cesare, atto 5) Dopo aver affrontato “Come gli uccelli” di Wajdi Mouawad, Premio Ubu 2024 come miglior nuovo testo straniero e Premio Tragos per la regia, il regista Marco Lorenzi e il collettivo artistico Il Mulino di Amleto, proseguono il loro percorso di creazione a partire da grandi sfide linguistiche, addentrandosi questa volta nell’affascinante architettura della parola di William Shakespeare per portarla a deflagrare in modo radicale e dirompente, in un cortocircuito con il nostro presente dove emergono temi contemporanei quali il rapporto con il potere, la crisi della democrazia, il ruolo dei mass media. Il progetto de Il Mulino di Amleto/A.M.A. Factory, debuttato lo scorso 16 ottobre al Festival delle Colline Torinesi, nasce dalla volontà di costruire un percorso di ricerca e creazione sul tema del rapporto tra potere, individuo e fragilità degli ordinamenti democratici e repubblicani nella nostra epoca, per coinvolgere emotivamente il pubblico, anche grazie ad uno spazio ravvicinato, in una delle congiure più famose della storia magistralmente raccontata nelle sue contraddizioni da William Shakespeare. Quando Roma decide di incoronare per acclamazione Giulio Cesare, tornato vittorioso dalla campagna d’Egitto, non tutti a Roma sono d’accordo. La Repubblica è in pericolo: entro 24 ore la democrazia alla quale pensavamo di esserci abituati, si trasformerà in qualcosa di diverso. Così, Cassio con un gruppo di senatori bussa alla porta dell’unico uomo che può aiutarli ad impedirlo: Bruto. Bruto ama Cesare, ma ama di più la Repubblica. Bruto è un uomo d’onore, ma anche molto ambizioso. Lui, come tutto il popolo, si troverà a dover scegliere tra una sanguinosa rivoluzione o una docile sottomissione… ![]()
Via G.A. Boltraffio, 21, 20159 Milano +39 0269015733 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.vivaticket.com ORARIO SPETTACOLI gio>ven ore 20.30, sab ore 16.00 |









