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Tosca
Bologna, 23 Dicembre 2017

Bologna, 23 Dicembre 2017 - Teatro Comunale

Tosca
schiude il Secolo Breve precorrendo soluzioni che anticiperanno musicalmente le scelte operistiche di Alban Berg e Richard Strauss. Origina con tre accordi maggiori fragorosamente fatali e si conclude con un suicidio. Nel mezzo troviamo ogni grado dell’abiezione umana: torture, prevaricazioni e omicidi, oltre ad alcune delle più grandi arie e pezzi forti di ogni opera. In fondo è un’opera teatrale che si sviluppa in teatro e la protagonista è un’artista. L’intreccio tra realtà, finzione e finzione che diventa realtà è continuamente presente. La religione abbraccia ogni azione dei protagonisti, ma non è mai compassionevole, solo scrutatrice. Il Te Deum possentemente intonato dal coro, eccitato dalla presunta vittoria degli austriaci sulle truppe napoleoniche in quel di Marengo tra le deflagrazioni a tempo dei cannoni ogni quattro battute, connota profondamente il primo atto e sancisce anche la mutazione di Scarpia in alto prelato, sempre più spregiudicato e bramoso di potere. Il secondo atto è centrale soprattutto dal punto di vista narrativo; Scarpia persuaso di raccogliere i frutti dei propri sforzi scivola negli inferi scaraventandovi tutti e pagando con la vita per primo. Tosca gli domanda disgustata: “Il prezzo della liberazione di Mario”, ed egli, udendo la richiesta, esplode in una risata luciferina, mentre l’orchestra ne accompagna la passione con un affrettare – rallentare le tre battute a seguire per poi tornare a tempo.



Il «Vissi d'arte» di Tosca è un’aria straordinaria non solo musicalmente, ma anche in quanto flash back esistenziale in grado di fornire alla protagonista la forza fisica e morale per compiere un delitto, impedendo che la sua integrità venga macchiata dallo spregevole tutore della legge. L’ultimo atto contiene tutti gli elementi descritti. Si conclude con un gesto clamoroso, una esecuzione farsesca che diventa tragicamente vera. Il grave rintocco sostiene il motivo, largo, che, dopo il canto d’amore del soave quartetto di violoncelli, sospinge Mario al fremito della celebre e disperata romanza. La morte scenica, dicevamo, che si trasforma in morte reale, osservata soltanto dall’arcangelo Michele che si staglia in alto severo con la sua spada e con il grido disperato di lei (“O Scarpia, avanti a Dio!”) che si toglie la vita in Castel S.Angelo inseguita nel gesto estremo dall’orchestra in fortissimo.



La Floria Tosca di Elena Rossi, inizialmente, è apparsa un po' incerta nel registro medio basso, ma il suo soprano è sbocciato mentre l'opera avanzava. Cantava con giocosità scherzosa mentre prendeva in giro il suo amante Cavaradossi, e si agitava in modo convincente mentre era assalita dalle viscide richieste del barone Scarpia. Ha affrontato il cimento del "Vissi d'arte" risolvendolo in uno dei suoi migliori momenti vocali. Cantata con un tono fragile, l'aria si presentava orante e confessionale e mostrava tutta la profondità delle capacità del soprano.

Diego Torre nei panni del pittore Cavaradossi, si è rivelato un tenore lirico, ma muscolare e spesso dotato di un dolce vibrato. Ha cantato con convinzione e impatto emotivo ovunque mantenendo una presenza scenica convincente sin dall'inizio. Buona anche la sua prova nella struggente "E lucevan le stelle", quando il tenore cantava con voce sommessa e angustiata, trasmettendo l'intero spettro della sua abilità artistica.

Il baritono Gevorg Hakobyan è parso autorevole come Scarpia, catturando la perfida complessità del personaggio nel suo canto e trasmettendo la posizione ingannevolmente galante del capo della polizia corrotta: meno sinistro che furtivo e connivente.

Valerio Galli dirige con rigore, coerenza e fedeltà la partitura pucciniana, forte di una solida preparazione e ben assecondato da un’orchestra che non mostra sbavature.

Apprezzabile anche il contributo dei comprimari Angelotti, Spoletta, ma con una piccola nota di merito per il Sagrestano, impersonati rispettivamente da Luca Gallo, Nicola Pamio e Nicolò Ceriani, che valorizzano i ruoli di contorno cantando con sicurezza e personalità.

La produzione ha offerto alcuni tocchi leggermente moderni. Il regista Daniele Abbado ha proposto semplici ed essenziali scenografie, costumi di buon gusto e oggetti di scena, calando l’ambientazione in una Roma dai vistosi richiami alla algida e violenta freddezza del ventennio. Alterno il bilancio degli sfondi video che talora coadiuvavano l’ambientazione, ma impiegati come transizione scenica spesso sottraevano spazio alla musica e all’azione sul palco.

 

 


LA PRODUZIONE

Direttore: Valerio Galli

Regia: Daniele Abbado

ripresa da: Boris Stetka

Scene e costumi: Luigi Perego

Luci: Valerio Alfieri

Video: Luca Scarzella

Maestro del Coro: Andrea Faidutti

Maestro del CVB: Alhambra Superchi

 

INTERPRETI

Floria Tosca: Elena Rossi

Mario Cavaradossi: Diego Torre

Barone Scarpia: Gevorg Hakobyan

Cesare Angelotti: Luca Gallo

Sagrestano: Nicolò Ceriani

Spoletta: Nicola Pamio

Sciarrone: Tommaso Caramia

Carceriere: Raffaele Costantini

Pastorello: Annalisa Taffettani

 

Coro voci bianche del TCBO

Produzione del Teatro Comunale con Teatro Regio di Torino da Hyogo Performing Arts Center, Nishinomiya

 

Foto: Rocco Casaluci


 

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