Turandot
Arena di Verona, 17 Agosto 2012

Il penultimo capitolo della stagione estiva dell'Arena è ancora sotto il segno dell'atteso allestimento di Franco Zeffirelli. Protagonista la Turandot di Puccini, dibattuta ed annosa opera incompiuta dal grande compositore lucchese. La soluzione proposta dal regista ricade sull'opzione mutila.

La versione propone, infatti, soltanto le partiture elaborate da Puccini, scegliendo rispettosamente di non fornire ipotetiche soluzioni su come l'autore avrebbe potuto portare a compimento il dramma. L'unica concessione, in deroga alla condivisibile ossequiosa conduzione di Arturo Toscanini nella Milano del 1926, è rappresentata dalla decisione di Zeffirelli di fornire una chiusura compiuta alla narrazione. Pertanto, il duetto tra Turandot e Calaf, concepito da Alfano cui era stata commissionata la elaborazione del finale, viene scalzato al fine di giungere rapidamente al coro conclusivo, per il quale lo stesso compositore siciliano attinse al trionfale tema imperiale dello stesso Puccini.
Tutto avviene, in verità, in una cornice per alcuni versi surreale e discutibile, mentre il corpo coraggioso ed ancora caldo della giovane Liù viene condotto via, da un popolo nuovamente umanizzato dal dramma, su alcune delle note tra le più sconvolgenti elaborate da Puccini.

Liù, dicevamo, personaggio chiave dell'intera vicenda e fondamentalmente il più autentico per la sua semplicità e spontaneità in una cornice di edifici fastosi ed opulenti. Quegli stessi ornamenti di materiali e pietre preziose che vanno a coronare un finale, all'ombra del palazzo imperiale, tanto gioioso quanto non semplice da giustificare.
La conclusione frenetica alimenta il groviglio di elementi irrisolti e incrementa l'enigma di un'opera ibrida, quasi scissa tra una narrazione fiabesca e ancestrale (a Pechino «al tempo delle favole») e dramma dei sentimenti assolutamente tangibile, nel seno di un intrico di chiavi psicologiche che tratteggiano in ogni personaggio un percorso di sentimenti regalati, amori agognati e più spesso negati.  Così, Zeffirelli, declina la narrazione senza invadenza e con abilità. Cerca la profondità e la guadagna quando le mura di cinta della città proibita si spalancano nel corso del secondo atto. La fase degli enigmi è la vera trovata dell'allestimento. La reggia tracimante di metalli preziosi esplode sulla scena nel quadro di una moltitudine di maggiorenti agghindati con stupefacente raffinezza.



Il risultato è migliore rispetto al primo atto che privilegia il primo piano, più denso e saturo, con una costruzione che pare in difficoltà nell'organizzare i movimenti delle copiose masse disposte tutte sul proscenio.
Secondo e terzo atto sono nel segno di una spiccata dimensione favolistica orientale, quasi sfumata da colpi di pennello. Fondamentale, a tal proposito, il ruolo degli sfarzosi costumi di Emi Wada le cui tinte svolgono il ruolo di bilanciamento e integrazione rispetto alle scelte delle luci, oscillando tra sfumature cremisi, riflessi dorati e argentei. Lise Lindstrom si è rivelata una Turandot bella, algida e maestosa, gli acuti sono sempre potenti e sicuri  e passa in secondo piano la pronuncia ancora un po’ incerta dell’italiano. E' piaciuto il Calaf di Carlo Ventre, atteso nell’esecuzione appassionata  del “Nessun dorma”. La Liù di Maria Agresta si segnala per nitidezza e dolcezza della linea di canto capace di renderne con delicata eleganza tutti i sentimenti e le ansie che la tormentano. Giorgio Giuseppini è un Timur schiacciato ma mai vinto, pronto ad impeti quasi rabbiosi.



Praticamente ineccepibile l’Altoum di Carlo Bosi. Bene si è comportato anche il coro, preparato da Armando Tasso, così come all'altezza sono state le voci bianche del coro A.Li.Ve., diretto da Paolo Facincani. Convince il pubblico il giovanissimo  M° Andrea Battistoni, ad una guida sempre molto energica  dell’orchestra dell’Arena, che regala tutte le escursioni dinamiche volute da Puccini.
Applausi meritati per tutti gli interpreti.

 

Dramma lirico in 3 atti di
Giacomo Puccini

Libretto di
Giuseppe Adami e Renato Simoni

Direttore: Andrea Battistoni
Regia e scene: Franco Zeffirelli
Costumi: Emi Wada
Movimenti coreografici: Maria Grazia Garofoli
Lighting designer: Paolo Mazzon
Coro voci bianche:  A.Li.Ve.
Direttore voci bianche:   Paolo Facincani

Personaggi e interpreti

Turandot: Lise Lindstrom
Altoum:    Carlo Bosi
Timur: Giorgio Giuseppini
Calaf: Carlo Ventre
Liù: Maria Agresta
Ping: Vincenzo Taormina
Pong: Paolo Antognetti
Pang: Saverio Fiore
Un mandarino: Nicolo' Ceriani
Il principe di Persia: Cristiano Olivieri

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