Home Recensioni Live Allan Holdsworth - Forlì, 29 Ottobre 2010

Allan Holdsworth
Forlì, 29 Ottobre 2010

Forlì, 29 Ottobre 2010 - Naima Club
Servizio fotografico a cura di Sebastian Mannutza

Era una sera di Ottobre normalmente fredda quella di venerdì alla periferia di Forlì. Tuttavia, una buona mezz'ora prima delle 22 e 30, all'esterno del Naima Club, nonostante la vistosa assenza di locandine, c'era già un discreto assembramento di persone in attesa di assistere al concerto di uno dei chitarristi più rispettati e spesso sottovalutati (oltre che sottoesposti) del mezzo secolo trascorso, Allan Holdsworth.
Mentre ingannavo l'attesa, tendevo pigramente l'orecchio alle conversazioni altrui, ed era tutto un pullulare di discussioni circa i pezzi e gli album più significativi del chitarrista inglese oppure di aneddoti inerenti i concerti precedenti sino a risalire ai suoi esordi intorno ai primi anni settanta, quando ancora giovane aveva lasciato disorientati e smarriti gli appassionati di jazz fusion di tutto il mondo.
L'aspetto più curioso e sorprendente era però rappresentato dal fatto che, mentre buona parte dei presenti appariva chiaramente essere fan di lunga data del musicista britannico, una fetta assai consistente era invece costituita da giovanissimi visibilmente entusiasti di vedere Holdsworth dal vivo per la prima volta.
Un crogiuolo tanto eterogeneo di ammiratori è anche la prova più lampante della sua trasversale seduttività vuoi come compositore che come chitarrista.

All'interno del locale, l'attenzione di una quota del pubblico era rivolta ai settaggi della pedaliera e della sua effettistica, un'altra ala era invece in rispettoso silenzio in attesa di vedere volare la sua mano sulla tastiera.
Quando si parla di Holdsworth, lo si descrive tout court, ed ingenerosamente, come uno dei chitarristi più veloci in circolazione, un aggettivo che non rende giustizia con sufficienza alla sua versatilità ed al suo personalissimo stile. Nell'arco del set di un'ora e mezzo abbondante di concerto, mette insieme una sorta di clinic/compendio dell'arte della tessitura sonora e della musicalità, che potrebbe apparire sorprendente solamente per coloro che lo conoscono per la complessità dei suoi accordi non convenzionali e la disarmante fluidità del legato.
Sebbene entrambi questi elementi tecnici fossero prevalenti in ciascuno dei brani proposti, ciò che davvero ha reso superba la sua esibizione al fianco dei notevoli Chad Wackerman alla batteria ed Ernest Tibbs al basso, è risultata essere la capacità di alterare continuamente le strutture di ciò che ha suonato dominando per intero il suono applicato alla effettistica.
Non è semplice comunicare l'importanza di un artista che ha stravolto il nostro sistema musicale tanto da conformarlo alla propria ottica con l'obiettivo di generare sonorità ed armonie mai percorse e sempre mantenendo inalterata una personalità unica.
Con ogni probabilità, un percorso tanto complesso è stato affrontato in precedenza da un altro grande vertice, non un chitarrista, ma un musicista dal quale Holdsworth ha sicuramente tratto ispirazione: John Coltrane.
E così, in un profluvio di sweep picking e legato, Holdsworth esalta la versatilità della sua mano destra, mettendo in luce la sua unicità nel creare contrasti melodici e tonali a partire dalle linee definite da accordi e fraseggi.
Non si interessa di licks, non lavora sugli accordi per produrre motivi accattivanti, dialoga attraverso il suo strumento. Ansia, ira, placida serenità ed atmosfere sognanti si fondono in musica attraverso le chiavi dell'hard bop estremo e del free jazz.

Funzionale è apparsa, allora, la scelta di una setlist in grado di riflettere al meglio i molteplici aspetti del suo ruolo di esecutore e compositore. Del resto, l'insieme dei pezzi è risultato in grado di esaltare le eccelse qualità tecniche dei tre musicisti e nel contempo mettere in luce le diverse influenze ed inclinazioni musicali di ciascuno di essi.
Largo allora a Leave Them On, esaltata da un enorme solo di Chad Wackerman, che valorizza contestualmente la tecnica solista di Holdsworth, ma anche la sua profonda conoscenza del ritmo e dell'armonia.
Fred, accolta dagli spettatori con entusiasmo, appare molto più cerebrale e labirintica, complessa nella esecuzione, con ardui accordi a strappo presi sulla paletta su posizioni assurde per gli arti dei comuni mortali ed un solo che rammenta molto da vicino alcune soluzioni proposte nel suo metodo didattico Reaching For The Uncommon Chord.
Spazi di virtuosismo purissimo sono quelli occupati da brani di straordinaria intensità e classici del repertorio come Proto Cosmos. L'assolo della sua Steinberger è infatti uno dei più pregevoli dell'intera serata: nel suo livello culminante, Holdsworth infiamma i presenti con una serie di scale eseguite con un nitore ed una velocità impressionanti. Menzione d'onore per Ernest Tibbs, il tassello inserito più recentemente nel trio (alternandosi con il già rodato Jimmy Johnson al basso durante la tournée) che si inserisce nell'amalgama con equilibrio come se vi suonasse da tempo immemorabile.
Emblematico, pertanto, il suo solo durante la versione piuttosto swingata di Water On The Brain Pt.2, ben costruito, melodico ed ispirato nel medesimo tempo. Chitarra e complessi tecnicismi declinati in scale dalle forme ben precise in The Things You See e licks pentatonici.

Chad Wackerman aggredisce il suo kit con l'inclinazione rock e frenetica che gli è consueta dai tempi di Zappa, ma con un senso del controllo formidabile che può scaturire soltanto da anni di studio ed esperienza. In tal senso, significativa anche l'esecuzione di un brano solista dello stesso Wackerman, The Fifth, nel quale la sezione percussiva è apparsa tra le più dinamiche e musicali della serata.
L'unico motivo di perplessità nella esibizione è sembrata di natura tecnica. L'acustica del club non era impeccabile, ed alcune scelte nei livelli fonici privilegiavano nettamente gli accenti delle percussioni. Così, se il suono pareva accettabile nelle fasi in cui era più distorto e greve, tutto appariva molto più problematico quando i suoni della chitarra di Holdsworth viravano verso il canale più limpido del suo amplificatore, finendo spesso sepolto da una montagna di bassi. Rimane nel cuore la coscienza di avere assistito ad un grande spettacolo e la convinzione di quanto sia privo di senso assistere ad un concerto solo con gli occhi, quando anche le orecchie non sono sufficienti a comprendere il tutto.

 


Allan Holdsworth: Chitarra
Chad Wackerman: Batteria
Ernest Tibbs: Basso

Data: 29/10/2010
Luogo: Forlì - Naima Club
Genere: Jazz/Fusion

 

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