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Uno spettacolo brillante e coinvolgente che riconosce onori e memoria a chi ha scelto con coraggio di farsi interprete del conflitto tra moralismo e verità, libertà e censura, in una America, quella degli anni '50 e '60, dove il perbenismo imperversava ed i tanto sbandierati diritti civili si infrangevano davanti alla bigotta e ottusa società.
Il sipario si apre e una gigantesca scenografia (ideata da Alessandro Chiti e realizzata da Scenotecnica Amodio) con la scritta LENNY troneggia sul palco, l’inizio con una prolessi, un salto narrativo in avanti più cinematografico che teatrale, il corpo esangue di un uomo sul pavimento ed una voce narrante che ripercorre eventi storici. È il 3 agosto 1966 e Leonard Alfred Schneider, in arte Lenny Bruce, viene trovato morto, ufficialmente per “acuto avvelenamento da morfina causato da un’overdose accidentale”, nonostante, secondo alcune ricostruzioni, quella dose fatale di droga sarebbe stata volutamente tagliata male. La vera storia del famoso comico Lenny Bruce ritrova vita e motivazioni nello spettacolo che l’interprete e regista Antonello Avallone (su un crudo e graffiante testo di Giuseppe Pavia) porta in scena, osannando il coraggio e la determinazione del comico nel condurre battaglie ardue e pericolose: sesso ed omosessualità, religione, razzismo, censura. Una guerra, sferrata con l’arma tagliente della parola per difendere principi e per conferire dignità all’essere umano, qualunque sia la sua etnia o lo status. Indubbia l’abilità e la caratterizzazione dei personaggi da parte degli attori: il determinato Lenny (Antonello Avallone), la spogliarellista Honey (Giulia Di Quilio), il preoccupato manager Artie (Giuseppe Renzo), l’ostinato e subdolo procuratore (Riccardo Barbera), la cantante (Flaminia Fegarotti) voce di notevole spessore, la proprietaria del night club di New York (Francesca Cati) dove tutta la storia è ambientata. Atmosfera fumosa perfettamente contestualizzata, dialoghi, costumi di altissimo livello (di Red Bodò), luci (di Manuel Molinu) sapientemente utilizzate, contribuiscono a rendere lo spettacolo “Lenny” un calzante spaccato delle contraddizioni socio-culturali di una America in cambiamento, in equilibrio tra guerra fredda e prosperità, disuguaglianze e diritti umani. “Lenny” appare quasi come uno spettacolo nello spettacolo, riuscendo a coniugare alla storia narrata elementi satirici, musica e canzoni, burlesque e valori etici. Un’opera di spessore in grado di scuotere l’animo anche dello spettatore più distratto perché non si può rimanere indifferenti davanti all’abuso di potere, alla limitazione della libertà di parola, al desiderio di esprimere un pensiero “diverso” senza dover incorrere nell'incarcerazione. Con la sua arte, il suo sacrificio e gli audaci e lungimiranti monologhi, Lenny Bruce ha segnato una tappa importante del teatro civile, ridisegnato i contorni della comicità e della satira, e sicuramente va riconosciuto il merito ad Antonello Avallone di volerne ricordare con questo spettacolo, la storia, la vita e soprattutto l’universale messaggio.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 22 ottobre 2026
Qui Lenny. Ipotesi di un omicidio la recensione dello spettacolo andato in scena nella precedente stagione.
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Compagnia delle Arti srl presenta Lenny Ipotesi di un omicidio di Giuseppe Pavia con Antonello Avallone Riccardo Bàrbera Giulia Di Quilio Giuseppe Renzo Flaminia Fegarotti Francesca Cati scene AlessandroChiti costumi Red Bodò scenotecnica di A. Amodio disegno luci Manuel Molinu fonico Francesco Pennacchi regia Antonello Avallone
Un cadavere in terra suscita sempre una certa curiosità. Le prime domande sono: chi è, chi l’ha ucciso e perché. Se si scopre che è un drogato, che quindi è stato lui e per colpa di un overdose, si gira pagina e la vita va avanti. La cosa diventa più morbosa, più intrigante, se il cadavere è un famoso attore di night club, se la dose eccessiva gli è stata somministrata da qualcuno e se nell’omicidio sono coinvolti il procuratore distrettuale di Manhattan e l'arcivescovo di New York. A quel punto la pagina non si gira più. È il 3 agosto del 1966, Lenny Bruce, famoso comico americano, muore ucciso da un overdose. La storia “maledetta” si svolge a New York, in un affascinate night club degli anni ’60 dove si alternano performance di spogliarello, canzoni dell’epoca appartenenti alla memoria dei nostri ricordi più toccanti e i graffianti e comici monologhi di Lenny. Ma Lenny affronta temi scomodi per l’epoca: sesso, religione, politica, razzismo e questo appare subito un pericolo per i principi etici e morali su cui è fondata le famiglia media americana. Uno spettacolo affascinante, avvolto da una scenografia mozzafiato. "LENNY" è comicità, dramma, impegno civile, critica al potere. "LENNY" è nostalgia, ricordo, è amore, ironia, divertimento. "LENNY" è oggi, è sempre, è Teatro. Lo spettacolo è ispirato all’omonimo film di Bob Fosse, interpretato da Dustin Hoffman. (Fonte: comunicato stampa)

TEATRO MARCONI Viale Guglielmo Marconi 698/E Roma 06 5943554
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