Bella di faccia
Roma, Teatro Trastevere, 8 ottobre 2026

Un monologo intenso e crudo nel quale le metafore sceniche, come i cubi ed il pluriball, rappresentano il vuoto e l’involucro nel quale il corpo di chi soffre di disturbi alimentari viene simbolicamente rinchiuso.

Il disagio psicologico e fisico legato al cattivo rapporto con il cibo è al centro della narrazione di “Bella di faccia”, un’opera nella quale la protagonista, una donna che decide di cambiarsi il nome in Anna (perché parola palindroma) per sfuggire alla propria identità insopportabile ed opprimente, dialogando con un immaginario alter ego, ripercorre il proprio cammino di vita punteggiato da episodi di bulimia ed anoressia e da tutto ciò che ne consegue: umiliazioni, insulti, paure ed un rapporto tossico con la famiglia, il proprio fisico ed il sesso.
Il palcoscenico, allestito solo con grossi cubi vuoti all’interno, diventa il luogo su cui letteralmente vomitare quanto realmente e metaforicamente ingoiato, da ogni tipo di cibo agli epiteti volgari ed offensivi con cui Anna (interpretata con grande immedesimazione nel ruolo da Laura Alferi) viene etichettata.
La regia e la drammaturgia, firmate da Francesca Romana Miceli Picardi, puntano sull’assolutezza del corpo e sulla fisicità della protagonista che, dapprima coperta di pluriball, quasi a simulare un bozzolo nel quale rimanere racchiusa, evolve poi verso una letterale nudità in un estremo atto drammatico ed artistico, una rivolta contro modelli estetici e canoni imposti, rispetto ai quali, la protagonista afferma la sua corposa presenza muovendosi, agitandosi, mostrando la fatica fisica sperimentata salendo sui cubi, cadendo, crollando e rialzandosi.
“Bella di Faccia” propone un percorso di consapevolezza di sé scegliendo una modalità di racconto estremamente cruda (anche se la drammaturgia riserva qualche sporadico spiraglio di ironia), una maniera per attirare l’attenzione sul gravissimo problema dei disturbi del comportamento alimentare che sicuramente genera forte impatto nello spettatore: un modo per rivendicare la libertà di mostrare un corpo non perfetto senza vergogna, né esposizione al pregiudizio ed un gesto di forte presenza personale nonostante il rifiuto sociale, finalmente padroni del proprio corpo e del proprio essere.
Al di là delle scelte drammaturgiche, più o meno condivisibili, utilizzate per raccontare patologie fisiche e psicologiche che affliggono milioni di persone (soprattutto donne), è certamente apprezzabile l’intento della Compagnia La Clessidra di sensibilizzare il pubblico sulla sofferenza e le difficoltà di chi certe problematiche le vive sulla propria pelle.



Bella di faccia
Regia e drammaturgia:
Francesca Romana Miceli Picardi
Con: Laura Alferi
Realizzazione grafica: Carlotta Di Lorenzo
Produzione e collaborazione artistica:
Compagnia La Clessidra

Al centro dello spettacolo c’è Anna, una giovane donna affetta da bulimia. Attraverso i ricordi d’infanzia, il rapporto con la famiglia, con il corpo, con il sesso e con l’altro, la protagonista attraversa le radici del proprio malessere in un dialogo continuo con sé stessa e con il proprio doppio oscuro. Tra sarcasmo e poesia, Anna si mette a nudo, restituendo tutto ciò che ha ingoiato: cibo, insulti, paure e silenzi.
La sua interiorità prende forma in scena attraverso un rotolo di pluriball, seconda pelle, protezione e insieme prigione trasparente, che viene progressivamente schiacciato, strappato e abbandonato. La scena, essenziale e composta da cubi, diventa una mappa mutevole dello stato emotivo della protagonista: salite, cadute, ostacoli, rifugi e precipizi rendono visibile un percorso interiore segnato dal Disturbo del Comportamento Alimentare.
Il corpo è al centro del lavoro non come oggetto estetico, ma come presenza viva, vulnerabile e resistente.
“Bella di Faccia” racconta così un percorso di riconoscimento e riappropriazione di sé, senza una catarsi rassicurante: alla fine Anna è ancora lì, in piedi, esposta e finalmente padrona del proprio corpo e della propria narrazione.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro Trastevere
Via Jacopa de' Settesoli 3
Roma
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