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Noir e commedia, tragedia e ironia, si intrecciano nell’opera scritta da Carlo Picchiotti e proposta in questa stagione dal Teatro Cometa Off dopo i successi ottenuti lo scorso anno ( Le cose che t'ho imparato). Due diverse realtà: un giovane alla sua prima esperienza di detenuto ed un veterano del carcere, avvezzo ad ogni tipo di brutalità (il “battesimo” dei nuovi arrivati), nefandezza, ma anche privilegio (utilizzo del cellulare). Due universi distanti che si incontrano, si “annusano”, si studiano e confrontano. Racconti di vita narrati assaporando una gricia preparata al momento sulla scena (il cui profumo inebria il pubblico in sala). “Le cose che t’ho imparato” è una storia parossistica: la dimostrazione che anche di fronte alle tragedia esiste un lato comico ed infatti, nel testo di Picchiotti, grazie anche alla efficace regia di Siddharta Prestinari, si ride e ci si diverte osservando l’angoscia e la paura del giovane detenuto, molto ben rappresentato nelle movenze e nella recitazione da Ermenegildo Marciante e ammirando la caratterizzazione del galeotto romano data da Stefano Ambrogi. Il massiccio utilizzo del dialetto romanesco (comprese le sue espressioni più “pesanti”) da parte dell’anziano detenuto Arturo, aggiunge quasi un tocco di familiarità alla vicenda ed anche la triste cella (complice la preparazione “dei du spaghi de gricia”) diventa quasi "casa", fugando quell’immagine claustrofobica del luogo stretto e chiuso che una stanza di sedici metri quadrati suscita. Tanti i temi impegnativi oggetto di discussione tra i due protagonisti: dal significato di giustizia, allo sport come elemento di distrazione delle masse. Considerazioni profonde sul senso delle proprie azioni e sulle conseguenze che ne derivano. Argomenti intensi trattati, a volte, con un filo di ironia che, lungi dallo svilirne l’importanza, raggiunge il risultato di un maggiore impatto emotivo. Uno spettacolo coinvolgente, ben strutturato e recitato. Qualche piccolo inciampo nelle battute (forse dovuto anche all’emozione della prima) non ha intaccato la solidità della piéce ed il suo contenuto morale. Finale a sorpresa (ma forse neanche tanto) commovente al punto giusto e potente nel suo significato: grande umanità si può trovare anche nei posti più impensabili e nelle persone che la società marchia come reiette.
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UAO SPETTACOLI TE’MPARO LA VITA CO DU SPAGHI DE GRICIA Teatro Cometa Off |









