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Stadio
Siamo tutti elefanti inventati

Risalente al 1991, questo quinto disco per gli Stadio, dal titolo curioso, può senza dubbio essere considerato l’album della maturità.

Provenienti da oltre un decennio di vera e propria gavetta, con il supporto, la spinta, di artisti già affermati (uno tra tutti Lucio Dalla) - o forse, soprattutto, all’ombra di questi ultimi, gli Stadio arrivano a pubblicare questo disco dopo una serie di avvicendamenti nella line-up, che però, a conti fatti, ne rafforza l’identità.

Prova di carattere, infatti, questo lavoro mostra chiari segni del perfezionamento professionale maturato negli anni e della consapevolezza di essere musicisti capaci di suonare non soltanto per piacere proprio, ma soprattutto per piacere degli ascoltatori.

Siamo tutti elefanti inventati risulta gradevole sin dal primo ascolto, sotto tutti gli aspetti. L’album si compone di 9 brani molto variegati tra loro, le cui musiche sono composte per lo più da D’Onghia, Curreri e Grandi, mentre tra gli autori dei testi troviamo i nomi di Vasco Rossi con “Cerca di non esser via”, Luca Carboni con “Pelle a pelle” e Ivano Fossati con “Ci sarà”. In particolare, per quest’ultima traccia, l’impronta di Fossati è evidente anche nell’interpretazione di Curreri. 
Altro particolare che spicca riguarda gli arrangiamenti, molto curati nei minimi dettagli. Belle le sonorità dell’intera produzione, in particolare delle chitarre che risaltano con alcuni assoli di pregio.

La prima traccia si apre con un arpeggio di chitarra acustica per così dire molto 'America on the road' che introduce una ballata cadenzata da una chitarra elettrica di sottofondo di tutto rispetto. Ottimi e mai invadenti i fiati, ben inseriti nel contesto, completati da un assolo di sax ben strutturato. Sulla falsa riga del primo prosegue il secondo brano, “Generazione di fenomeni”, che con la stessa ritmica cresce sulle note delle chitarre elettriche degne della migliore tradizione rock. A dimostrazione della padronanza degli strumenti, i bolognesi strutturano il terzo brano su chitarre spagnoleggianti intrecciate con un sottofondo di sintetizzatori ben modulato. Si prosegue poi con “Ci sarà” che è Fossati in tutto e per tutto. Atmosfere accattivanti per la traccia successiva “Segreteria telefonica”, romantica e sognante quanto basta per un sottofondo da godere in dolce compagnia. Apprezzabilissimo è poi “Bianco di gesso, nero di cuore”, brano di stampo afro-cubano, dove ancora una volta i quattro dimostrano di essere padroni della situazione, fino ad arrivare alla conclusione della loro fatica con la traccia che dà il titolo all’album, nella quale danno prova di essere capaci anche di gestire una sessione di cori a cappella che lasciano l’ascoltatore con una piacevole sensazione di serenità.

Qualche parola va detta anche sugli ottimi testi che, a volte astrusi a volte concreti, ci regalano tra una nota e l’altra qualche perla di filosofia spicciola nella quale ciascuno di noi può ritrovarsi. Insomma, un album in cui si percepisce chiaramente che l’ottimo risultato finale è stato fortemente voluto.
Chapeau!


Gaetano Curreri - voce, tastiere
Luca Orioli - tastiere
Andrea Fornili - chitarre
Giovanni Pezzoli - batteria

guests:
Marco Nanni - basso
Claudio Golinelli - basso
Beppe D'Onghia - arrangiamento
Marco Tamburini - tromba, assolo di flicorno
James Thompson - sassofono
Paride Sforza - sax
Sandro Comini - trombone
Gianni 'Geo' Novi, Iskra Menarini, Milena Neri, Susanna Campisi, Saverio Grandi: cori.

Anno: 1991
Label: EMI
Genere: Pop/cantautoriale

 

Tracklist:
Cerca di non esser via – 5:16
Generazione di fenomeni – 5:00
Pelle a pelle – 5:01
Ci sarà – 4:30
Segreteria telefonica – 5:46
Ho bisogno di voi – 4:57
Chissà che cos'è – 5:52
Bianco di gesso, nero di cuore – 4:18
Siamo tutti elefanti inventati – 6:00

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