Home Recensioni Live Michael Nyman "The piano sings" - Castel San Pietro, 17 Luglio 2017

Michael Nyman "The piano sings"
Castel San Pietro, 17 Luglio 2017

Castel San Pietro, 17 Luglio 2017 - Emilia Romagna Festival - Teatro Arena

Nel periodo in cui ebbe modo di occuparsi di critica musicale, Michael Nyman coniò un termine chiave: quello di minimalismo applicato alla musica. E minimalista descrive in modo corretto la maggior parte della musica che suona in questo tour concert personalissimo. Disadorno è anche il teatro all’aperto, se non per via di un pianoforte con spire di spartiti ammucchiati su di esso ed uno schermo per la proiezione delle immagini. Anche l'interazione con il pubblico è contenuta; Nyman non presenta, non dialoga, preferendo, presumibilmente, lasciare che la musica e le immagini colmino ogni vuoto. Nell’arco di circa novanta minuti, il pubblico è stato coinvolto nella esecuzione di composizioni che hanno accompagnato una serie di cortometraggi realizzati da Nyman in una sorta di diario di viaggio nel mondo degli ultimi quindici anni. Il proscenio è ancora vuoto, ma una sequenza ripetitiva e ipnotica fluisce sullo schermo, ossessiva, alienante come il lavoro degli operai che spianano senza soluzione di continuità il fondo destinato ad una corrida in un’arena (“No bull”). Ma l’incornata, il toro, il fiotto di sangue e le banderillas che ti aspetti, quasi agogni, non appaiono mai. Solo un ossequio del torero verso il pubblico. Senza fine. Le scene di vita comune sono comunque sempre elevate al di sopra del quotidiano dall'attenzione affettuosa del compositore. “Berlin Lobbysts” è finestra sulla sonnacchiosa e svogliata esistenza borghese che scivola tra le gazzette e gli sguardi pietrificati nei caffè alla moda di memoria Leopardiana; gli "Slow Walkers" sono invece gli anziani che praticano la loro semplice vita deambulando lungo le strade del pianeta, materiale che in altre mani potrebbe facilmente scadere nel patetico risulta girato in modo da trasmettere un caldo rispetto di Nyman per i suoi soggetti e l'amore per l'umanità in tutte le sue forme e con tutte le sue debolezze.

“History of cinema Part.67” è una lunga sequenza di quella che potrebbe essere una passeggiata in un lido marino in cui ogni ipotetica cabina potrebbe essere raggiunta attraverso un vialetto segnalato da un grande nome della storia di Hollywood; la silenziosa narrazione del documentario “À Propos de Nice” di Jean Vigo (1930) squaderna davanti agli occhi dello spettatore il contrasto a tratti insopportabile tra glamour e squallore nella città: tutto appare tra le note più surreale nelle allegorie dei carri carnevaleschi. Ancora la durezza delle immagini di “Witness”, sguardi di zingari e rom internati nei campi di concentramento in Francia nell’arco della seconda guerra mondiale, e poi di ebrei polacchi rinchiusi ad Auschwitz. Le sagome vengono proiettate tra gli intarsi del legno delle baracche di Birkenau, quasi fossero ormai parte integrante del luogo.

L’accompagnamento di Nyman supporta elegantemente ed efficacemente l'atmosfera delle immagini con arpeggi rapidi ed appassionati, ma il suo minimalismo mitiga, per contro, la loro capacità di far scivolare il pubblico troppo in profondità. Lo àncora. Lirismo assoluto nelle immagini semplicissime di “Love Train”, convogli che senza posa si lambiscono, si toccano o si distaccano brevemente, come teneri amanti, raccontati attraverso una camera fissa sui respingenti di un treno. Fermento grande tra il pubblico durante l’esecuzione del celebre, drammatico e romantico tema di “The Piano” (“The heart asks pleasure first”) scritto per la Campion nel 94 e distante anni luce per pura soggettività e carnalità dalle composizioni scritte negli anni 80 per Greenaway. Il bis è affidato a gesti e voci che si avvolgono freneticamente alla musica con “Morra”, sequenze di un gioco antico e popolare girate in Slovenia.

Non è un esecutore perfetto Nyman, ma è encomiabile la confidenza e l’interpretazione che fornisce delle sue partiture; rallenta continuamente le strutture ritmiche, forza i crescendo fino a residuare un flusso sonoro dalle risonanze senza fine, offre le tipiche scansioni marziali degli accordi e delle melodie ed è sempre grande nella sua musica la contrapposizione fra la tensione generata dalle parti martellanti ed ossessive e la celestiale soavità delle parti cantabili. Al calare delle luci rimangono solo un piano in penombra, un ventaglio di spartiti disseminati a terra e la sensazione di aver assistito al concerto di un artista vero, impegnato incessantemente nella coniugazione delle forme d'arte.

 


Michael Nyman: Piano

Data: 17/07/2017
Luogo: Castel San Pietro - Teatro Arena
Genere: Classica

 

 

 

 

Banner

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.