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Area
Bologna, 12 Aprile 2013

Bologna, 12 Aprile 2013 - Teatro Auditorium Manzoni

Nessuna operazione commerciale quella che va in scena al Teatro Manzoni di Bologna, chi non conosce gli Area si misura per la prima volta con un gruppo estremamente attuale, innovativo, di enorme impatto, diverso dagli altri, lontano da ogni desiderio di emulazione.
Quanti, invece, sono accorsi per ammirare la band dopo averla conosciuta e stimata in passato, riscoprono certe radici, che, nel corso degli anni, si sono evolute e si sono rivolte in direzioni diverse. C'è insomma un denominatore comune che raccorda le due esperienze: l'entusiasmo e l'emozione durante l'ascolto.
La musica che diventa storia. Solo alla fine di una lunga e ponderata riflessione, l’entità Area torna a calcare il palcoscenico per una serie di concerti. Non c'è traccia di nostalgia, è piuttosto uno sguardo critico rivolto al passato al fine di rinvenire qualcosa di nuovo nel presente musicale. All'orizzonte persino del nuovo materiale in fase di elaborazione.

L'esibizione bolognese degli Area si articola partendo da uno spunto personale di Paolo Tofani che guadagna da solo la scena e dispiega il complesso risultato della sua migrazione sociale e musicale, facendo ricorso ad una Trikanta Veena, una chitarra a tre voci, strumento semi-acustico di matrice indiana ma messo a punto dai grandi liutai della città cremonese, e avvalendosi di un laptop.
Tofani, intrecciando realtà e strutture musicali che muovono da un passato immemorabile e guardano ad un futuro prossimo, conduce il pubblico attraverso uno spazio costituito da salti temporali, cesure, sonorità orientali e afflati di musica a tratti tagliente, provenienti direttamente dall'embrione terrestre.
Un punto di vista sonoro inusuale che prepara i presenti e conduce ben presto sul palco gli altri tre componenti: Patrizio Fariselli al piano e alle tastiere, Ares Tavolazzi al basso elettrico e Walter Paoli alla batteria.
Il concerto si innesta subito attorno al prog/funk elettrico di "Arbeit Macht Frei", un caposaldo, sorta di eco della tradizione Canterbury, molto più vacillante, minacciosa, teatrale. Lo spettacolo apre poi le porte alla breve provocazione (poco più di un minuto) chiamata "Sedimentazioni". Un tramortente scherzo sonoro (album Chernobyl 7991) che racchiude nel suo seno, attraverso un compattamento, estratti di tutta la produzione musicale della band.
Ancora, "Cometa Rossa", brano spartiacque della discografia degli Area che battezzava l'incendiario Caution Radiation Area, privo ovviamente dalle inarrivabili audacità vocali. Ancora forte il richiamo alla musica popolare, più complesse le frasi melodiche, a metà percorso tra i segnali acustici mediorientali di "Luglio, Agosto, Settembre (nero)" e quel recitativo frammentato del testo, impiegato già con ottimi risultati nella porzione testuale de "L’Abbattimento Dello Zeppelin".

Fariselli si barcamena tra pianoforte e sintetizzatori, Tofani è sempre concentrato sull'inesausto lavoro di ricerca del suono, impiegando un MacBook Pro portatile, la splendida Trikanta Veena a tre manici, il santoor, un MIDI Controller G10 ed alcuni pad ed estrapolando suoni e suggestioni differenti.
C'è poi spazio per una travolgente versione di "Gerontocrazia" (da Maledetti, 1976) che, deprivata della ninna nanna in lingua greca cantata da Stratos sul disco, viene aperta da una intro di Fariselli il quale propone al piano una melodia, tra le più antiche della storia occidentale, di cui ci sia stata tramandata la partitura originaria e ricavata da un epitaffio posto su una pietra sepolcrale della città turca di Smirne. Il brano evolve rapidamente in ritmo pluricomposto in crescendo con una forte presenza dei sintetizzatori.
Suoni e segnali acustici, carichi del calco mediterraneo e mediorientale ma incentrati su un rinnovato senso del dialogo, una sorta di dialettica tra i musicisti, sono presenti anche nella bella versione proposta de "L'elefante Bianco" (Crac, 1975), mentre "La mela di Odessa" (altro estratto da Crac), cantata con enorme rispetto da Tofani, evoca una sfera allegorica e fiabesca di stampo dadaista: quella della mela incapace di accettare il mondo ad una sola dimensione.
I quattro associano alla prima parte, dilatata in improvvisazione jazzistica, una seconda denotata dall’unisono degli strumenti su una linea di basso di Tavolazzi marcatamente funky. All'interno della costruzione figurano i celebri interventi musicali goliardici e contrappuntistici (chi non ricorda le celebri note del Silenzio militare contrapposte alla festosità del testo?).

Prima del bis, il concerto emoziona ancora, sulle note della violenta "Luglio, Agosto, Settembre (nero)". Musica araba, nel cuore, il noto riff iniziale è accompagnato dall'ostinato del basso di Tavolazzi e dai sintetizzatori. Otto minuti di rottura e un bellissimo assolo filtrato al synth sulla conclusione. Tutta l'esibizione è un condensato della filosofia musicale degli Area: giustapposizione di battute di metro differente tese a fornire un effetto “zoppicante”, come nei ritmi bulgari, con l'effetto di svincolare i musicisti dai vincoli del 4/4 in favore di maggiori opportunità improvvisative, in grado, insomma, di frantumare la flessibilità ritmica dei brani.
L'ultimo brano non poteva che essere "Gioia e Rivoluzione", cantata festosamente da Tofani e dal pubblico, brano atipico per la band, vicino alla forma canzone, sorta di esemplificazione dell'abilità del gruppo nell'affrontare generi diversi evitando l'assorbimento in uno solo di essi.
Un concerto emozionante nel quale lo spazio tra le note che apparteneva a Demetrio Stratos è stato gelosamente ed affettuosamente tutelato dai suoi compagni di viaggio. Il regalo più bello.
Fariselli si barcamena tra pianoforte e sintetizzatori, Tofani è sempre concentrato sull'inesausto lavoro di ricerca del suono, impiegando un MacBook Pro portatile, la splendida Trikanta Veena a tre manici, il santoor, un MIDI Controller G10 ed alcuni pad estrapolando suoni e suggestioni differenti.

Il bis è a sorpresa "ZYG (Crescita Zero)", pezzo che spinge il linguaggio ben oltre la comunicazione tradizionale sino a rendere impalpabile il confine tra musica, spiritualità, ansia e sperimentazione. Una sola frase, pronunciata da Tofani, ne costituisce il testo (“L’estetica del lavoro è lo spettacolo della merce umana”) per comunicare, attraverso il sintetizzatore, l’alienazione integrale dell’individuo innestato alla catena di montaggio ricorrendo a rapide dissonanze e a cambi di tempo lisergici.
Svegliare le coscienze, o meglio, costringere la società a prendere coscienza, che lo voglia o meno. Era la lezione degli Area. Una missione attuale e di cui c'è ancora oggi un disperato bisogno.

 


Patrizio Fariselli: Piano, tastiere
Ares Tavolazzi: Basso elettrico
Paolo Tofani: Chitarre e synth
Walter Paoli: Batteria

Data: 12/04/2013
Luogo: Bologna - Teatro Auditorium Manzoni
Genere: Experimental

 

 

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