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Lana Del Rey
Born To Die

Quando ti capita di dover (o voler) recensire il disco di un personaggio come Lana Del Rey è difficile mettere la musica davanti a tutto il resto. Fenomeno hypster nel web del 2011 grazie alle clip di "Video Games" e "Born to Die", questa 26enne nuova stella della musica pop mondiale, un pò femme fatale un pò Nancy Sinatra del nuovo millenio nel modo di proporsi, è riuscita grazie a questo suo primo disco su major a far dimenticare il clamoroso flop discografico del 2008, quando si faceva chiamare Lizzy Grant e rischiò di essere una delle tante meteore musicali degli anni 2000. A quanto pare questa seconda chance, spesso non concessa ad altri, pare essere arrivata grazie al padre Rob - miliardario e uomo molto potente - che premuroso, non vorrà mai vedere la figlia dietro ad un bancone di Sturbucks a servir caffè.

Born to Die, composto da dodici tracce di pop dall'approccio low-fi punta molto sull'effetto deja-vu, dal retrogusto retrò spesso garantite da intelligenti e sapienti (ma allo stesso tempo ruffiane) orchestrazioni, che spesso cozzano con i testi che sembrano essere lo specchio di una vita agiata e dedita al "successo a tutti i costi" da mantenuta hollywooddiana ("National Anthem"). La Del Rey sa di essere un prodotto come tanti altri, e non si vergogna di questo aspetto ed anzi, amplifica a dismisura questo elemento nelle sue liriche che alla fine il tutto sembra giocare a suo favore. Non mancano i brani di qualità, calibrati e perfetti per la nuova generazione di MTV come la già citata "Video Games" oppure "Million Dollar Man" (dedica speciale al daddy?), brano impermeato di atmosfere da piano bar anni '50 e ben amalgamato sulla sensuale voce della sua interprete.

Insomma, in questo disco gli aspetti di cronaca superano facilmente quelli musicali, ma Born to Die resta un lavoro che offre alcuni spunti interessanti risultando nel suo complesso tanto godibile quanto stilisticamente appropriato. Lana Del Rey non sarà un talento del tutto cristallino, ma c'è anche qualcosa di più del suo aspetto da pupa disincatata, stonata e spaesata (come quella apparsa nella chiacchieratissima apparizione al Saturday Night Live qualche mese fa): c'è la consapevolezza totale di poter vivere in un contesto pop dove l'apparire conta almeno quanto l'essere. Scusate se è poco.

65/100


Lana Del Rey: Voce e composizioni

Anno: 2012
Label: Interscope Records
Genere: Pop

Tracklist:
01. Born to Die
02. Off to The Races
03. Blue Jeans
04. Video Games
05. Diet Mountain Dew
06. National Anthem
07. Dark Paradise
08. Radio
09. Carmen
10. Million Dollar Man
11. Summertime Sadness
12. This Is What Makes Us Girls

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