Home Recensioni Album The Rootworkers - Don't Beat a Dead Horse

The Rootworkers
Don't Beat a Dead Horse

Scorre il blues saguigno nelle vene dei marchigiani The Rootworkers.
Dopo l'EP d’esordio, "Attack, Blues, Release", risalente al 2022, i quattro oggi pubblicano "Don’t Beat a Dead Horse", per i tipi della Bloos Records, ribandendo l'amore incondizionato per il delta blues, spalmato su 8 brani originali ed una cover di livello. 
4 gli episodi maggiormente protesi verso il blues viscerale ("Unstoppable Pleasure", "Proud of My Life (Don't Ask Me Why)", "Not My Cup of Tea", "Dead Flower Blues"), anche considerando la propensione hard manifestata dal quartetto, che tradisce ascolti ostinati deGary Moore più tagliente, degli ZZ Top più agresti e, ovviamente, dei Led Zeppelin maggiormente protesi verso l'autorevole Willie Dixon.
"
Devil on My Bed", "Love Don't Pay the Rent" e "Desert" offrono piacevoli divagazioni in territori rispettivamente garage, soul e psichedelici, pur con con sguardo attento all'antica musica del Mississippi, mentre la cover di "Catfish Blues" - brano del 1941 a firma di Robert Petway, verosimilmente noto ai più grazie alla versione hard del maestro Jimi Hendrix - risulta perfettamente riuscita grazie ad una interpretazione cruda che viaggia in bilico tra la durezza tanto cara al chitarrista di Seattle e una certa propensione stoner leggermente infarcita di toni psichedelici.
"It's Gone (And It's Alright)" si qualifica, invece, quale (unico) passo falso dell'intero lavoro, con la sua inusuale direzione verso i fifties più spensierati, infarciti di influenze garage-noise e addirittura reggae: una commistione coraggiosa ma francamente non perfettamente contestualizzata in un disco che naviga in acque prevalentemente blues.
Nel complesso, questo album si qualifica quale pregevole incursione nei menadri di un genere normalmente ignorato dai giovani musicisti, specie nella sua accezione cruda, rude, finanche sporca: in tal senso, "Don't Beat a Dead Horse" conserva un fascino quasi sciamanico, grazie a passaggi sonori che hanno il sapore di un rituale, piuttosto che di una esecuzione musicale, come suggerisce, peraltro, l'inquietante video di "Devil on My Bed", tra maschere demoniache e fuochi sacrificali.




Enrico Palazzesi - Voce, chitarre
Andrea Ballante - Chitarre
Lorenzo Cespi - Basso
Enrico Bordoni - Batteria, tastiere


Anno: 2025
Label: Bloos Records
Genere: blues, rock blues, garage

Tracklist:
"Love Don't Pay the Rent" (4'07)
"Unstoppable Pleasure" (2'52)
"Catfish Blues" (4'33)
"Desert" (5'54)
"It's Gone (And It's Alright)" (3″29)
"Proud of My Life (Don't Ask Me Why)" (3'42)
"Not My Cup of Tea" (2'22)
"Devil on My Bed" (3'13)
"Dead Flower Blues" (4'48) (Alt. Take)

 


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