Ago: Capitano Silenzioso
Roma, Teatro de' Servi, 17 settembre 2026

“Ci sono i tifosi del calcio e poi ci sono i tifosi della Roma”, termina con questa frase del Capitano Ago lo spettacolo a lui dedicato di Ariele Vincenti, una rappresentazione inserita a pieno titolo nella Rassegna Visioni di Roma.

Un monologo di un’ora durante il quale la storia di Di Bartolomei viene ricostruita e narrata attraverso gli occhi ed i ricordi di un vecchio amico di infanzia, animatore della “curva sud”, cresciuto nella stessa periferia romana del grande calciatore. Lo spettacolo è un omaggio alla figura del campione e, paradossalmente, inizia proprio dal giorno della sua morte, percorrendo a ritroso la vita del giovane giocatore e poi del capitano della squadra del cuore, attraversando un mondo calcistico ormai sparito, i “bar dello sport”, i campi delle periferie romane ed i valori autentici del gioco.
Ariele Vincenti, autore, registe ed interprete dell’opera, prende per mano lo spettatore e lo conduce a spasso tra le vie di Roma in un tempo ormai passato, ma fortemente vivo nella memoria di chi Ago lo ha conosciuto e ne ha apprezzato la grande correttezza e umanità.
Accanto alla struggente ed ironica storia dell’uomo, l’interprete con la sua carica prorompente di romanità mista al dolore per la perdita dell’amico, srotola davanti al pubblico uno striscione con la scritta “silenzio” (idea di un clochar incontrato in un campo di calcio rionale ora abbandonato) e con il suo linguaggio romanesco, non romanaccio, i suoi gesti, i dialoghi con gli amici perduti e ritrovati riproduce tanti fotogrammi di un film che racconta, con sagace umanità, la vita delle borgate.
Lo spettacolo è un’esperienza immersiva e multisensoriale: un insieme di immagini, storie, musiche, che con straordinaria autenticità (frutto di un accurato lavoro di ricerca compiuto dall’autore per le strade della Capitale) esaltano la potenza rievocativa del racconto. Forse ai non romani alcuni passaggi possono sembrare semplice narrazione, ma per chi Roma la vive, non possono lasciare indifferenti i resoconti sul quartiere Tor Marancia (dove viveva Di Bartolomei), sulla Garbatella (al di là della Cristoforo Colombo), le “strigliate” che Padre Guido (parroco di periferia) riservava ai ragazzi della chiesoletta: una minuziosa ricostruzione di luoghi, eventi, personaggi che consentono allo spettatore di visualizzare ed immergersi nelle storie raccontate dal protagonista sul palco.
Qualcuno ha definito lo spettacolo “una perfetta opera di sartoria drammaturgica”: tale descrizione non è assolutamente azzardata. Nella emozionate recitazione di Vincenti ogni parola, gesto, postura, vocalità rivelano una Roma nascosta e l’ammirazione per "Diba". Lo spettacolo “Ago: Capitano Silenzioso” non si accontenta di una semplice narrazione dei fatti, non si sofferma troppo sulla atavica diatriba tra romanisti e laziali (anche se le rivalità tra le due tifoserie ovviamente emergono dal racconto) peraltro accolta molto simpaticamente dal pubblico in sala, ma si pone come atto sociale rilevante laddove critica la deriva presa dallo sport, proponendo come antidoto a tanta degradazione il silenzio, quello striscione che durante tutto lo spettacolo troneggia sullo sfondo e che solo alla fine lascia il posto alla proiezione delle immagini dei successi calcistici di Ago accompagnate dalla bellissima canzone “Il calcio è figlio del popolo” di Emilio Stella. E mentre le foto d’epoca scorrono sullo schermo, le note riempiono la sala, Ariele Vincenti indossa la fatidica maglia della Roma sponsorizzata dalla Barilla col numero 10 stampato sul retro.
Grande emozione, un velo di tristezza, un po’ di rimpianto per i bei tempi andati, ed un mito a cui rendere l’omaggio potente della memoria.



Visioni di Roma
Rassegna di teatro, musica e poesia

AGO CAPITANO SILENZIOSO
di e con Ariele Vincenti
disegno luci Luca Palmieri
canzone “Il calcio figlio del popolo” di Emilio Stella
produzione La Bilancia

E’ la storia umana e sportiva di Agostino Di Bartolomei. Un viaggio nell’Italia dei bar dello sport, delle partite sui prati, dei cinematografi, raccontata da un ex Ultrà, cresciuto nella stessa borgata di Agostino e suo amico d’infanzia.
“AGO: Capitano Silenzioso” è un monologo di 1 ora dedicato ad uno dei capitani più amati della squadra della Roma: Agostino Di Bartolomei, che, dopo essersi ritirato definitivamente dal calcio, una mattina di maggio del 1994 pose fine alla sua vita con un colpo di pistola al cuore. Le ragioni di quel drammatico gesto appartengono alla sfera più intima e imperscrutabile di quell’uomo che, invece, i cuori degli altri li aveva fatti palpitare e gioire dagli spalti di tutti gli stadi d’Italia.
Era già numero 10, Agostino, quando nel 1983 arrivò lo scudetto alla Roma che all’epoca poteva contare su giocatori come Conte, Falcao, Pruzzo e altri che fanno parte della Storia stessa della squadra della Capitale. 237 partite disputate con la maglia giallorossa e 50 gol; 3 le Coppa Italia portate a casa negli anni ’80. Agostino, dotato di un grande carisma e un tiro micidiale, era un punto di riferimento per tutti, e non solo per le sue doti di grande sportivo, ma anche per le sue straordinarie qualità umane e caratteriali: garbato, sempre corretto in campo e soprattutto silenzioso, di sicuro un anti-eroe, molto distante da quel calcio “sbraitato” di cui, spesso, siamo spettatori oggi. Agostino nasce e cresce in borgata, quella di Tor Marancia a Roma, era un bravissimo studente che amava la poesia e, come tanti ragazzini, giocava a pallone sotto casa e poi al campetto sportivo sempre in zona.
Non fu lui a cercare il Calcio, ma il Calcio a cercare lui! Lo aveva cercato il Milan, ma lui rifiutò per non lasciare la sua città; lo cercò la Roma e lui accettò, non prima di aver chiesto consiglio al padre che lo lasciò libero di decidere senza infondere a quel ragazzino, introverso e riflessivo, nessuna pressione né brama di successo.
Agostino, “AGO” per i tifosi, era un romano e un romanista; giocava con il cuore, ma anche con la testa. Aveva un’indiscutibile visione del gioco in campo che lo portò infatti ad essere Capitano. Sono trascorsi 25 anni dall’anno della sua scomparsa, ma il ricordo di lui resta vivido e affezionato. Antonello Venditti gli dedicò una canzone.
Ariele Vincenti, anche lui romanista doc, ripercorre in modo toccante insieme al pubblico, attraverso la memoria di un tifoso compagno di giochi e di quartiere, quegli anni di gloria del mitico AGO, ma ne sottolinea soprattutto le caratteristiche umane.
È uno spettacolo per tutti: per chi ama un calcio sano e pulito, per chi rispetta coloro che non hanno mai sporcato la coscienza e la maglia né con azioni né con parole.
(Fonte: comunicato stampa)


Teatro de' Servi
via del Mortaro, 22
Roma
06 6795130
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