Home Recensioni Live Michael Formanek Quartet - Bologna, 15 Aprile 2011

Michael Formanek Quartet
Bologna, 15 Aprile 2011

Bologna, 15 Aprile 2011 - Teatro San Martino
Photos: Eulalia Grillo


Improvvisazione è composizione, composizione è improvvisazione, sono solamente due risvolti in un'unica medaglia. Il complesso e spesso fertile rapporto che esiste tra scrittura musicale e libertà di improvvisazione potrebbe essere indicato come la chiave di volta del concerto, all'interno di un grazioso e pregiato contenitore come il Teatro San Martino, che il contrabbassista californiano Michael Formanek ha tenuto assieme a tre dei più raffinati e talentuosi musicisti del panorama del jazz contemporaneo americano: il sassofonista Tim Berne, Craig Taborn al piano e Gerald Cleaver alla batteria. Il tour che tocca adesso l'Italia con due date, propone dal vivo buona parte dell'album The Rub and Spare Change, pubblicato dal quartetto l'anno passato per la prestigiosa ECM di Manfred Eicher, senza dubbio una delle registrazioni più belle e riuscite nell'ultimo lustro. Poco incline al mainstream è un lavoro elegante nelle sue sovversioni, a tratti addirittura sontuoso. Virtù riversate per intero nell'esibizione bolognese.

Il contrabbasso serrato in un forte abbraccio da Formanek e le note arrivano veloci, quasi scolpite ad angolo retto. "Inside The Box", il brano che segue il suo solo prolungato, è organizzata attorno ad un riff fondamentale ed una linea melodica davvero compressa. Ed è talmente vero che entrambi gli elementi disegnano, anche visivamente, una bobina a doppia elica davanti agli occhi dell'ascoltatore. Cleaver è abile, suona con il ride pattern swingati, talora volgendo verso l'astrazione, Taborn vira il piano sugli acuti, quasi percussivo anche se il centro dell'attenzione è il legame Berne-Formanek: forze sciolte in aperta opposizione. In buona parte è ciò che si verifica nel quadro dell'intero album, "The Rub and Spare Change", anche se le oscillazioni dinamiche tra i due mutano in continuazione. Non è un caso che i due musicisti vantino anche il rapporto collaborativo di più lunga data all'interno del quartetto, basterà prestare orecchio al loro album del 1998, Ornery People oppure al progetto Bloodcount di Berne risalente alla seconda metà degli anni novanta.

Ed è arduo, perciò, non avvertire l'influenza di Berne nei nuovi pezzi composti da Formanek, soprattutto all'interno di quelli dalle forme più marcatamente tentacolari, aspre ed irregolari. Uno di essi è proprio la title track, proposta dai quattro durante il set, il cui esordio è un tema ricorrente al quale rapidamente se ne sovrappone un altro, quasi ad evocare due registrazioni che muovano a velocità differenti. Durante il solo di Berne la sezione ritmica è rallentata, mutualmente ingessata, come ad assecondare un capriccio. Suggestioni che riecheggiano anche durante l'esposizione di "Tonal Suite", brano complesso e poliritmico dal tema prima sinuoso e poi spiegato. Berne e Taborn suonano una sequenza di otto note che si affianca alle metriche dispari menate da Formanek e Cleaver. Quest'ultimo è spesso a suo agio nel tenere il tempo e gestire il carico su beat meno consueti, come dimostrano il 5/4 ed il 7/4 di chiusura del pezzo. C'è evidente tensione tra libertà e struttura e le linee di demarcazione non sono sempre chiare; Berne e Taborn improvvisano, ora dando, ora prendendo: il primo suona una successione vorticosa di note ascendenti e discendenti, il secondo gruppi di note adiacenti.

In tal senso è apparso evidente come Taborn disponesse delle chiavi di ogni trattativa sonora imbastita dai quattro. Principale responsabile allora del luccichio post-minimalista di "Twenty Three Neo", costruito attorno ad un ostinato in 23 (come il titolo) che riaffiora in seguito sotto le sembianze di groove di una sola nota. Un set iniziato con un calore profondo evolve in accordi algidi come stalattiti, l'ultimo dei quali riecheggia all'infinito prima che il pubblico si azzardi ad applaudire. L'intima familiarità musicale tra i quattro e le aperture estese alla improvvisazione rispetto all'impianto del disco hanno fornito qualità unica allo spettacolo, eventualità che esiste solo quando una band ha una storia personale condivisa tanto estesa. Viscerale e sofisticato, ecco il jazz d'oltre Atlantico nella sua più assoluta integrità.

 


Tim Berne: Sax alto
Craig Taborn: Pianoforte
Michael Formanek: Contrabbasso
Gerald Cleaver: Batteria

Data: 15/04/2011
Luogo: Bologna - Teatro San Martino
Genere: Jazz

 

 

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