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Focus Indulgens
Hic Sunt Leones

Dopo aver debuttato nel 2010 con l'album The Past, i senesi Focus Indulgens tornano con un nuovo (e per molti atteso) lavoro che presenta diverse novità interessanti. La prima riguarda il sound: dopo aver esordito con un epic/doom metal che guardava alle realtà americane, questo secondo capitolo discografico del terzetto toscano mira più ad un hard rock progressivo vicino ai fenomeni degli anni '70, in primis Black Sabbbath e Jetrho Tull (ma anche a certo prog nostrano, come Le Orme). La seconda sta nel cantato: si passa dall'inglese all'italiano. Scelta decisamente coraggiosa per chi, per spirito esecutivo, guarda più oltre oceano che in Italia.

Hic Sunt Leones quindi ci propone uno scenario mistico, dove le tematice occulte restano la chiave per comprendere il mood espressivo dei Focus Indulges, accompagnati dalla suggestiva copertina e dalle illustrazioni nel book interno di Carlo Castellani, che assicurano un effetto ancora più straniante all'intera opera. La title track, posta in apertura, è un'ottima cavalcata prog strumentale arricchita da un intro di organo molto suggestivo, ma è con "Il re e la quercia" che si entra veramente nelle atmosfere del disco: un riff di chiaro stampo sabbatthiano affonda negli slanci melodici del nervoso ed energico cantato, dando spazio anche alla sezione ritmica che riesce a sbizzarrirsi con piacevoli cambi di tempo che ci riportano indietro di 40 anni. "Figlio di cagna" invece è un episodio più lineare ed incline al passato più recente della band, che comunque continua ad affondare la propria musica in stacchetti doom che conferiscono sempre un'atmosfera molto vicina ai Pagan Altair (band di culto della scena inglese degli anni '80 e tutt'ora attiva, per la quale i Focus Indulgens hanno anche fatto da spalla in sede live). Decisamente hard rock risulta essere "Calendimaggio", arioso e muscoloso tributo ai Deep Purple (ottimo il lavoro strumentale) con tanto di vari assoli molto vicini al Blackmore di In Rock.

L'immaginario fantasy della band, che rimembra non poco quello dei Jethro Tull viene prepotentemente a galla nella maestosa "Un profeta del cosmo" che non disegna nemmeno qualche trama di chitarra più psichedelica. Un brano evocativo figlio e indice della grande sperimentazione che la band ha nel DNA, e che gli permette evoluzioni sonore sempre convincenti. "Era autunno" concede un break all'ascoltatore: qui siamo su lidi di assoluta lentezza, dove le percussioni tribali ed un certo mood interpretativo sembrano essere un chiaro omaggio a quel capolavoro di ballad che è "Planet Caravan" (e guarda caso emergono ancora i Black Sabbath). Il disco si conclude con "Vinsanto", suite di quindici minuti dove il combo di Valdichiana decide di spaziare in assoluta libertà verso tutti i generi madre che il disco ha in precedenza sciorinato, chiudendo nel più maestoso dei modi la raccolta.

Hic Sunt Leones (della quale è previsto per i primi mesi del 2012 anche una "necessaria" edizione in vinile) è quindi un album che non presenta niente di originale, tutto quello che sentirete nei cinquantacinque minuti di questa opera sono frutto di una precisa volontà di rimembrare i fasti del glorioso periodo rock britannico dei primi anni '70. Ma è qui la chiave di tutto: i Focus Indulgens in questo, sono riusciti comporre un lavoro certosino che per certi aspetti rasenta la perfezione, dimostrando capacità tecnico/esecutive davvero eccellenti ed un rispetto quasi religioso per chi ha detto loro, la strada da percorrere. Ingegnosi, artigiani e votati alla causa insomma. Il rock italiano continua a boccheggiare, ma nel sottosuolo qualcuno porta avanti la propria rivoluzione, nel pieno rispetto dei "padri fondatori".

83/100


Carlo Castellani: Voce, basso, flauto dolce, organo e pianoforte
Federico Rocchi: Chitarra e armonica a bocca
Edoardo Natalini: Voce, batteria e percussioni

Anno: 2011
Label: Doomymood Records
Genere: Hard Rock/Prog

Tracklist:
01. Hic Sunt Leones - 3:52
02. Il re e la quercia - 5:13
03. Figlio di cagna - 9:16
04. Calendimaggio - 6:24
05. Un profeta dal cosmo - 8:29
06. Era autunno - 6:44
07. Vinsanto - 15:00:
I - Un mare di incenso copriva le croci
II - Povero piccolo pellegrino
III - Neve
IV - E quindi uscimmo a riveder le stelle

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