Home Recensioni Album Justine Dusk - Looking For The Sea

Justine Dusk
Looking For The Sea

Si è parlato molto, forse troppo dei Justine Dusk in questi anni. Nati nell'hinterland livornese nel 2002, l'anno successivo grazie agli ottimi riscontri sia commerciali che di critica ottenuti del debut album One Day... A May Day, in molti si erano sbilanciati vedendoli come risposta nazionale al dilagante fenomeno americano del nu metal (con paragoni che spaziavano dai Linkin Park ai Tool), tant'è che l'anno successivo l'etichetta Vacation House decise di distribuire il disco anche in Europa, Giappone e America. Ma si sa, ripetersi non è mai facile, e la gestazione dell'attesissimo seguito è stata travagliata, lunga e piena di attese, tanto che ci sono voluti ben 8 anni per riascoltarli con del nuovo materiale. Uscirà infatti il prossimo 25 febbraio Looking For The Sea, secondo album in studio del quartetto toscano.

Le coordinate musicali non si discostano di netto dal diretto e ormai lontano predecessore, solo che questi anni di silenzio ha maturato nei Justine Dusk una vena melodica ancora più accentuata e completa, riscontrabile già nell'opener "Cover Up", che alterna strofe cupe a un ritornello antemico dove le chitarre alzano un muro sonoro indistruttibile. Smussati quindi certi angoli della loro proposta, alcuni refrain si fanno più accattivanti e ruffiani, anche il cantato in inglese (abbandonata quindi per il momento l'alternanza con quello in italiano) sembra essere più convincente ed il songwriting più completo e ricco di sfumature: non vi stupite quindi di ascoltare cromature soniche vicine a certi Foo Fighters in brani come "Your Enemies", ma già in episodi come "Eve" riaffiorano quelle atmosfere dense di tensione e carica emotiva figlia degli A Perfect Circle. "Green Man of Needless", forse il più bello dei 9 brani della raccolta sembra radunare a se tutte le anime della band, fatte di complesse architetture chitarristiche e di una linea vocale cupa e convincente che non disdegna però un ritornello ad alto tasso di accessibilità; "Lovers" stempera gli animi per 4 minuti e mezzo ma per poco, dato che la successiva "To Forget You" torna sui territori battuti precedentemente, sospesa in un limbo di melodico hardcore e metal.

Difficile stabilire se si possono giustificare tutti questi di anni di attesa con un disco come Looking For The Sea, che è a conti fatti un buon album che si apre a ventaglio su molti generi, sta di fatto che i Justin Dusk hanno sicuramente migliorato e meglio messo a fuoco la propria musicalità, riuscendo a sfornare 9 canzoni senza stonature di sorta o inutili esercizi di stile. Ridimensionate le attese e le aspettative, non si può far altro che gustarci questo piacevolissimo lavoro.

75/100


Marco: Voce e chitarra
Antonio: Batteria, Tastiere voce
Gerry: Chitarra
Daniele: Basso

Anno: 2011
Label: La Teoria Del Mondo Di Ghiaccio
Genere: Post Hardcore/Crossover

Tracklist:
01. Cover Up
02. Your Nemesis
03. The Shell
04. Eve
05. Green Man of Needless
06. Sadist
07. Lovers
08. To Forget You
09. Gold for the Masses

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