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Non è un caso che ad accompagnarlo, infatti, sia il maestro Antonio Trignani quasi a suggellare quella continuità tra le sue battute e la tradizione cittadina fatta di un lessico irriverente degli stornelli romani, vere e proprie "caricature" in voce e canto, ed il cui fine comune è raccontare le dissonanze della ragione dinanzi a fatti di attualità. Cronaca quotidiana nella quale irrompe lo stesso autore, attraverso sue ormai classiche vere proprie opere comiche, componendo un iconico specchio di momenti collettivi. Nato e cresciuto a in una tradizione cittadina sino a diventarne esponente in primis, Federico Palmaroli guida l'uditorio attraverso un decennio di composizione creativa con episodi reali narrati persino più ironici delle sue stesse creazioni, partendo dalle sue rivisitazioni delle massime del santone Osho sino ad arrivare alla più recente satira politica, delle quale è ad oggi uno dei più rinomati esponenti collaborando con diverse testate. Lo spirito scanzonato e travolgente, emerge finanche durante la sua narrazione dal vivo dove inserisce anche sue improvvisazioni ad elevarne ancor più l'azione irresistibile che porta ogni spettatore a ridere senza possibilità di difesa. E' questo uno spettacolo in cui non ci si prende mai troppo sul serio e che descrive lo spirito sì goliardico ma di un autore acuto, che oseremmo dire di ispirazione "pasquinesca" per la sua irriverenza, nel solco di una tradizione che qui si rinnova in forme comunicative moderne evolvendola e perpetrandola con nostro sommo gaudio. Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 marzo 2026. |
Questo spettacolo è per chi non ce la fa più a prenderla sul serio questa farsa globale che ci ostiniamo a chiamare attualità. È per chi guarda il telegiornale come si guarda una puntata di Boris, per chi scrolla i social col ghigno di chi ha capito che il re è nudo e continua a ballare il tip-tap. È per chi sente il bisogno fisico di sgonfiare, con una battuta, il pallone gonfiato della retorica quotidiana. Per chi ama i paradossi, i no sense, le iperboli: perché sa che solo così si racconta il vero. Per chi non vuole diventare un algoritmo umano, tutto ottimizzato, tutto in target, tutto coerente. È un irresistibile carrellata di personaggi della politica, del costume, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario, innescano meccanismi del tutto esilaranti. Se vi ci ritrovate, benvenuti. Se non vi ci ritrovate, benvenuti lo stesso: magari, alla fine, ci arriverete. (fonte: comunicato stampa).
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