La fine del mondo
Milano, Teatro Parenti, 25 mag-29 mag 2022

La Signoria Vostra è invitata alla serata con catastrofe. Dal ponte della nave potrete ammirare Venezia inabissarsi sotto le acque. È gradito l’abito lungo.

Due coppie di fratelli, con annosi problemi familiari e relazionali alle spalle, scatenano una distruttiva autodiagnosi proprio il giorno in cui il loro destino si compie e inizia la fine del mondo, offeso dal progressivo disastro ecologico, con la scomparsa di Venezia “finalmente” giunta dopo decenni di continui annunci.

E tutti stanno lì a guardare, immersi nel paradosso di una festa su una nave, organizzata proprio per l’occasione, perché “la catastrofe possibile crea ansia, ma la catastrofe certa invece crea allegria, auguri e congratulazioni”.

I protagonisti sono l’attore Luca, semplice e camaleontico nel suo desiderio di apparire sempre al meglio nei contesti in cui si trova, suo fratello Diego, profondo e cosmico e afflitto da sempre da problemi mentali, l’ex fidanzata e collega di Luca, Dora, con il suo animo incline all’ottimismo, e sua sorella Atena, indefessa ecologista che incolpa di tutti i mali Watt e l’invenzione della sua macchina del vapore ma che non disdegna comunque la ricchezza del marito, noto magnate internazionale dai dubbi fini filantropici.

È proprio Atena che si inventa la festa sulla sua nave e che spinge gli amici a ideare uno spettacolo che intitola “After the Human”; gli attori Luca e Dora, chiamati per l’occasione, sono sicuri che diventerà un nuovo format replicabile in altri contesti perché le catastrofi ormai sono e saranno una nuova forma di intrattenimento. Dopo Venezia ci saranno i ghiacci dell’Antartide da vedere sciogliere in tempo reale, e tante altre coste che scompariranno.

Eccoli arrivare sul palco (fittizio della nave), davanti al pubblico (vero del teatro) mescolando realtà a finzione. Eccoli ragionare e confrontarsi sui propri problemi familiari, su cosa sia successo per essere diventati così estranei, lontani l’uno dall’altro, con il tempo scandito da un inesorabile orologio digitale che porterà alla fine.

Le prove dello spettacolo diventano quindi l’occasione per parlarsi, per entrare in una intimità negata ed iniziare ad affrontare i propri scheletri nell’armadio che diventano paragone e specchio dei problemi globali della terra, la crisi ambientale, il disastro ecologico. L’analisi della loro ascendenza, delle loro relazioni con i genitori e delle ferite inferte dalla loro assenza o, al contrario, dalle loro eccessive pretese che hanno asfissiato le loro vite si incrocia con l’analisi delle dinamiche che stanno ferendo il mondo. E gli alibi e le giustificazioni cercati sono gli stessi che il genere umano utilizza per ignorare, lasciare in un cantuccio l’imminente tragedia, per declinare le responsabilità, per non sentire il peso della colpa.

“Sono disposto ad ogni sacrificio se lo fanno gli altri” … “la vita è una lotta, e noi l’abbiamo vinta” … “rivendico la mia superiorità di uomo” … “chi si impegna diventa ridicolo” … ”siamo animali, e gli animali non sono buoni ne’ previdenti” …

Una visione drammatica ed allo stesso tempo paradossalmente e forzosamente festosa della “fine del mondo”, un tunnel che ci siamo costruiti attorno al falso mito del benessere per cui, come insegnano i padri, non bisogna pensare a lungo termine ma occorre accumulare finché ci è possibile per soddisfare l’anelito di essere una generazione più fortunata della precedente. Peccato che le risorse diminuiscono nel tempo e le cose disponibili per cui vale la pena di lottare sono sempre meno, ormai consumate da chi ci ha preceduto.

… Sono troppo simili padri e figli, destinati a rincorrere le stesse dinamiche e gli stessi percorsi, ad emulare lo stesso desiderio di sopraffare, di demandare agli altri (ma a chi?)

… Siamo troppo impegnati a scansarci, come loro, per non assuefarci ad una quotidianità imperturbabile, senza allarmi, senza impegno civico, fatta al massimo di tante parole e pochi fatti.

… Troppo insostenibile è il nostro “confortevole” modello di civiltà.

… Troppo limitato è il tempo che si vive rispetto al tempo “eterno” della terra.

Prima o poi il punto di non ritorno arriva, ci raggiunge nella nostra distrazione - “oggi, il reale ha vinto, ha vinto ufficialmente, possiamo finalmente smettere di combattere” - ma forse siamo ancora in tempo per salvare il salvabile al prezzo di una rottura, una discontinuità, una presa di coscienza personale che costringa nuove dinamiche e comportamenti per una “buona tenuta del mondo”. La speranza è nei giovani che però hanno l’obbligo di iniziare a combattere il genitore che è dentro di loro.

In ogni caso la fine del mondo non sarà altro che una nuova epoca che nasce nell’indifferenza totale del passato, un lascito ai nostri figli che troverà un suo equilibrio come ha sempre fatto.

Pubblico giovane e soddisfatto …. C’è speranza?


Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 26 maggio 2022


La fine del mondo
dal 25/05/2022 al 29/05/2022

di Fabrizio Sinisi
regia Claudio Autelli
con Alice Spisa, Umberto Terruso, Anahi Traversi e Angelo Tronca

disegno luci e allestimento GiulianoLAlmerighi
video Chiara Caliò
costumi Diana Ferri
cura del movimento Lara Guidetti
assistente regia Valeria Fornoni

produzione Teatro Franco Parenti / Centro Teatrale Bresciano / Lab 121, con il sostegno di Funder35, Fondazione Cariplo e Zonak










TEATRO PARENTI
Via Pier Lombardo, 14 MILANO
tel: 02 5999520
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ORARIO SPETTACOLI

Martedì 25 ore 19.15
Mercoledì 26 ore 20.30
Giovedì 27 ore 19.15
Venerdì 28 ore 20.15
Sabato 29 ore 19.00

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