Anna dei miracoli
Milano, Teatro Parenti, 10 mag-22 mag 2022

La disabilità fisica o psichica non deve per forza trasformarsi in disabilità esistenziale. L’educazione, quella vera, non ingabbia nelle regole ma educa alla relazione con il mondo, solo viatico verso la pienezza della realizzazione umana.

Anna dei miracoli è un testo americano (di William Gibson) che nonostante la durezza dei temi trattati, spesso emotivamente disturbanti, è oramai diventato un classico teatrale rappresentato in tutto il mondo, e noto al grande pubblico sia per l’omonimo straordinario film del 1963, premiato con due Oscar che per il film TV della RAI del 1968.

La trama, basata sulla storia vera della sordo-cieca Hellen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan, si concentra sulla loro relazione e sul percorso di inserimento di Hellen alla vita.

Il tema può sembrare semplice nella sua essenza: il problema fisico, la disabilità che porta ad isolamento, rifiuto ed emarginazione e la faticosa via verso la guarigione.       
In realtà la disabilità pesa come un macigno su tutti coloro che ne vengono in contatto e non solo su Hellen, lasciata vivere allo stato brado da una famiglia prigioniera di una figlia a cui si concede tutto per amore, si, ma soprattutto per cercare la quiete.      
Così vediamo tutte le sfaccettature di una situazione senza sollievo: l’abbrutimento di Hellen per l’impossibilità di trovare una relazione “normale” con le cose di tutti i giorni e, peggio ancora, con chi le sta accanto, a cui non sa dare un nome e un significato; il conflitto tra i genitori, fra autocommiserazione per l’immeritata sventura e consapevolezza della propria incapacità ad affrontare la situazione; il progressivo indurimento e desertificazione dei sentimenti, in una disperata autodifesa; l’amore familiare che si trasforma in sfinimento e disperazione, quasi odio, tra colpevoli senza colpa.

In questo contesto senza quasi più speranza si inserisce Anne con la sua determinazione quasi feroce, consapevole di non doversi mai accontentare dei progressi di Hellen, che dietro le sue lenti scure da ipovedente vede tutti i guasti prodotti da una maldisposta rassegnazione.       
Solo il rude “assedio” di Anne - unica a vedere in Hellen un essere umano come gli altri, con la possibilità di evolvere, crescere e migliorare - inizia a disgregare il muro invisibile della incomunicabilità. L’educazione è quindi un riscatto e un passaporto verso una vita sociale. La guarigione è la guarigione della famiglia.

La scelta drammaturgica è stata quella di semplificare al massimo la trama originale, cancellando alcuni personaggi di contorno e predisponendo un apparato scenografico essenziale, in cui solo delle sedie, una culla per un fantasmatico fratellino, un tavolo ed un tino accompagnano i personaggi.
Questa “scarnificazione” da un lato ha permesso di concentrarsi sui gesti e sulle parole, creando una diretta sintonia emotiva del pubblico con la narrazione, dall’altro ha evitato le possibili cadute in facili sentimentalismi. Inoltre, la regia ha scelto di lasciare la storia in un limbo senza un forte contesto temporale. L’originaria ambientazione nell’America di fine ‘800 inizi ‘900, con il suo conflitto tra cultura del nord e del sud, tra ambiente rurale e nascente modernità cittadina, viene appena evocata. L’enfasi si è concentrata sul lento progredire verso la vita di Helen, guidato dal nuovo linguaggio del “tocco”. La dolce parola “acqua” che finalmente Hellen riesce a dire alla fine ci ha catturati, è un messaggio di speranza che accolgo con convinzione.

Nella realtà quella parola fu per Hellen Keller solo il primo passo: Hellen si laureò e condusse una vita lunga e piena come scrittrice, avvocato, attivista per i diritti sociali, delle donne e dei disabili. Viaggiò in tutto il mondo e descrisse la sua vita, e in particolare la sua relazione con Anne Sullivan, nella autobiografia The Story of My Life, da cui sono state tratte l’opera teatrale di Gibson e tutte le sceneggiature dei numerosi film girati in tutto il mondo.

Bella produzione del Teatro Franco Parenti per la Lega del Filo d’Oro, da sempre impegnata proprio nell’integrazione dei sordo-ciechi nella vita di tutti i giorni.

Bravissime le due protagoniste, Mascia Musy che interpreta una coraggiosa, paziente, schietta e mai doma insegnante, capace di vedere al di là della semplice evidenza nonostante gli occhiali neri che le fanno da schermo con l’esterno, ed Anna Mallamaci che ci restituisce una toccante e convincente Hellen.

Bravi anche Fabrizio Coniglio e Laura Nardi negli scomodi panni dei genitori in bilico tra speranza e rassegnazione. Tuttavia, la volontà di restituire l’essenza della situazione ha influito sullo spessore dei personaggi lasciando la scena al viaggio di Hellen verso la propria emancipazione, nel momento in cui inizia a capire le connessioni tra parole e cose, tra segno e azione.


Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 10 maggio 2022


Anna dei miracoli
dal 10/05/2022 al 22/05/2022

di William Gibson
adattamento e regia Emanuele Giordano
con Mascia Musy
e con Fabrizio Coniglio, Anna Mallamaci e Laura Nardi

scene e luci Angelo Linzalata
costumi Emanuela Giordano
musiche Carmine Iuvone e Tommaso Di Giulio

produzione Teatro Franco Parenti per Associazione Lega del Filo d'Oro











TEATRO PARENTI
Via Pier Lombardo, 14 MILANO
tel: 02 5999520
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ORARIO SPETTACOLI
Martedì 10 ore 20.00
Mercoledì 11 ore 19.45
Giovedì 12 ore 21.00
Venerdì 13 ore 19.45
Sabato 14 ore 20.00
Domenica 15 ore 18.30
Martedì 17 ore 19.15
Mercoledì 18 ore 20.30
Giovedì 19 ore 21.00
venerdì 20 ore 19.45
sabato 21 ore 20.00
domenica 22 ore 18.30

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