Home Recensioni Album Marc Copland - New York Trio Recordings Vol. 1Modinha

Marc Copland
New York Trio Recordings Vol. 1Modinha

Un gigante silenzioso. Una immaginazione rigogliosa. Il pianista americano Marc Copland pubblica questo New York Recordings – Vol.1 Modinha, nuovo album magico e si esibisce dal vivo in Francia in Novembre e Dicembre. Kenny Barron, Ray Bryant, McCoy Tyner, Uri Caine o Marilyn Crispell, la città di Philadelphia sembra aver creato una fucina di straordinari pianisti dediti al jazz. Alla soglia dei sessanta anni, Marc Copland può essere indubitabilmente ricompreso in questo stretto novero. Inoltre ha una particolarità: sembra a tratti custodire i segreti meno svelati del jazz contemporaneo che sciorina con bravura registrazione dopo registrazione.
Assieme a Gary Peacock al contrabbasso e Bill Stewart alla batteria, Marc Copland ha assemblato una formazione esplosiva. I tre amici infatti sprigionano una tale sensazione di complicità che il loro nuovo lavoro, New York Recordings – Vol.1 Modinha, può essere a ragione considerato come una sorta di classico.
Le esplorazioni dei tre musicisti prendono davvero le sembianze di melodie molto frequentate: Taking A Chance On Love, Yesterdays oppure di curiosità intimiste e a volte minimaliste come in Flat Out o Rain.
Il trio eccelle soprattutto nel distribuire i ruoli in modo perfettamente naturale, guadagnando in comune una sorta di tono armonico ideale, utile nel navigare in tutta placidità attraverso l'intera lunghezza dei temi presenti nell'album. Una magnifica fuga a tre, che conferma Marc Copland come uno degli attuali leaders nei trio jazz per completezza.
Per comprendere correttamente l'album occorre anche considerare come esso sia stato in larga parte ispirato da un poema di Bill Zavatsky intitolato Right There, In The Right Now. Sono le note di copertina a fornire tale chiave di volta: una alternanza di atmosfere a tratti nostalgiche ed agili in tre straordinarie fasi: Modinha di A. C. Jobim; Yesterdays di J. Kern e Taking a Chance On Love di V.Duke, a volte entusiasmanti e caotiche, ai limiti della dissonanza, Slap Happy.
In alcune composizioni originali si mescolano poi reminescenze richiamanti alla memoria il grande Herbie Nichols, come in Sweet Peach Tree ed esuberanze care a Monk per Half a Finger Snap.
Le seconde composizioni del blocco generano una sorta di inno al momento presente, alle gioie semplici del trio, all'ora e adesso di una session di fine inverno a New York. Alcuni potrebbero preferire le tree riprese già menzionate, tirate al massimo, opali neri suggestivi ed impronte di una profonda malinconia, probabilmente evocative della presenza della figura ossessiva della donna un tempo amata menzionata nel poema.
Uno standard che sembrava non poter riservare ulteriori sorprese come Yesterdays ritrova d'incanto una intensità sconosciuta, all'interno di una versione formidabile passo dopo passo e della durata di oltre sette minuti.
Per tutta la durata dell'album poi la coerenza della musica del trio appare impressionante, come lo è la sconcertante facilità di esecuzione di questo pianista ancora troppo poco conosciuto al grande pubblico. I tre sono assolutamente all'altezza di alcuni dei loro predecessori, ai quali più volte conducono a pensare quasi ci trovassimo in presenza di formazioni a tre più celebrate come quella capeggiata da Bill Evans o costituite dai mirabolanti Bley e Motian.



Marc Copland: Piano
Gary Peacock: Basso
Bill Stewart: Batteria

Anno: 2007
Label: Pirouet
Genere: Jazz

Tracklist:
01. Half A Finger Snap
02. Modinha
03. Flat Out
04. Rain
05. Slappy Happy
06. Sweet Peach Tree
07. Aglasia
08. Yesterdays
09. Taking A Chance On Love

Banner

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.