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Yes
Topographic Drama: Live Across America

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Gli Yes hanno capito che il giocattolino, se impostato in maniera efficace, funziona bene e frutta parecchi dindini.
Hanno maturato questa consapevolezza già da tempo, forse anche prima della impietosa defenestrazione operata ai danni di Jon Anderson, allorquando lo stesso ebbe problemi di voce, sostituendolo velocemente con lo sconosciuto Benoit David (a sua volta rimpiazzato da Jon Davison quando patì analoghi problemi).
Al riguardo, fanno riflettere (ed indignare) le dichiarazioni recentemente rilasciate a chi scrive dallo stesso Anderson: "Ho avuto un bruttissimo attacco d'asma nel maggio di quell’anno (2008) e stavo quasi per morire. Per fortuna, mia moglie Janee mi ha salvato la vita, quel giorno, e si è presa cura di me. Sono stato in coma per 3 giorni e ho avuto molte complicazioni. In seguito, ho avuto sei ricoveri in quattro mesi e sono stato male per tutti gli ultimi mesi del 2008. Tuttavia, invece di aspettarmi, di concedermi il tempo di recuperare, la band voleva fare soldi. È stato un momento molto triste per me" (l'intervista integrale, in italiano e in inglese, si trova QUI).
Tornando al meccanismo frutta-soldi, agli Yes e al loro entourage sono chiare almeno tre cose:
1) oggigiorno i tour fruttano più soldi di quanto facciano i dischi in studio. Del resto, una vota il tour serviva a promuovere l'album, oggi il rappoto si è invertito: è l'album che promuove il tour, spesso impostato sul mero revival; 
2) non importa se la musica degli album in studio sia di qualità scadente (ci si riferisce all'ultimo, pessimo, disco in studio, recensito QUI): la cosa importante è che il moniker degli Yes campeggi in copertina, dando l'illusione di un esenmble alive & well, possibilmente previa sublimazione operata da un disegno suggestivo a firma di Roger Dean, ancor meglio se impostato sulla evocazione delle storiche copertine della band (nel caso di specie "Drama" e "Tales From Topografic Ocean");
3) è ininfluente che 3 dei 5 membri che oggi compongono la band (DavisonDownes Sherwood) siano figure marginali nella cronologia dell'organico dal 1968 ad oggi, e che gli altri due abbiano raggiunto il gruppo soltanto al 3° (Howe) e al 6° album (White). 
Alla luce di quanto sopra, è ormai chiaro che per i fan di bovina attitudine, prutroppo la gran maggioranza, appaia del tutto irrilevante che la voce di Davison sia fastidiosamente stucchevole (ritenendo sufficiente che la stessa raggiunga note altissime), White sia impreciso e vacuo causa precarie condizioni fisiche al punto da essere sostituito in alcuni brani da Jay Schellen (tra gli altri, ex Asia Circa), mentre DownesSherwood non reggano il confronto con i loro precedessori (soprattutto il primo, con riferimento a tutti i tastieristi che si sono avvicendati nella band).
Detto questo - omettendo di dibattere sulla circostanza che, fra i vari richiami per le allodole è presente anche il riferimento non troppo velato ad una presunta esecuzione integrale del citato "Tales From Topographic Ocean", promessa ahimé calpestata da una tracklist che, privilegiando storici classici della band, castra la originaria composizione di quell'album per buona metà musica (mancano infatti all'appello i brani "The Remembering" e "The Ancient") - l'acquisto dell'uscita discografica qui recensita è consigliata a stento ai completisti della band e neanche molto agli appassionati del noto illustratore, anch'egli infettato dai morbi del revival e dell'auto-plagio, giacché propone una cover che riprende pari pari elementi grafici già utilizzati in passato, in assenza totale del benché minimo spirito di innovazione.
C'è una morale: decisamente più attendibili gli Yes di Jon Anderson, Rick Wakeman e Trevor Rabin (visti dal vivo recentemente: Anderson in gran forma sebbene Rabin fosse un tantino arrugginito e Wakeman piuttosto sornione).

ENGLISH VERSION

Yes understand that the toy, if it is set up effectively, works well and cash a lot of money.
They have matured this awareness for a long time, perhaps before the impetuous defenseless action of Jon Anderson, when he had problems with voice, re
placing him quickly with the unknown Benoit David (in turn replaced by Jon Davison when he had similar problems).
In that regard, they reflect (and indignantly) the recent statements made by Anderson himself: "I had a terrible asthma attack in May of that year (2008) and I was about to die. Fortunately, my wife Janee He saved my life that day and took care of me. I was in a coma for 3 days and had a lot of complications. Later, I had six hospitalizations in four months and I've been sick for all the last few months 2008. However, instead of waiting for me, giving me time to recover, the band wanted to make money. It was a very sad moment for me" (the full interview, in Italian and in English, is HERE).

Returning to the fruit-money mechanism, the Yes and their entourage are clear at least three things:
1) nowadays the tours have more money than the records in the studio. In addition, once the tour served to promote the album, today the ratio has reversed: it is the album that promotes the tour, often set on the mere revival;
2) it does not care the poor quality of studio album music (it refers to the last studio record): the important thing is that the moniker of Yes is on the cover, giving the illusion of an alive-and-well troup, possibly with sublimation made by a suggestive design by Roger Dean, even better if it is set on the evocation of the band's historical covers ("Drama" and "Tales From Topografic Ocean");

3) it is no use that 3 of the current 5 members (Davison, Downes and Sherwood) are marginal figures in the organization's Yes history, from 1968 to today, and the other 2 have only reached the band on the 3rd (Howe) and 6th album (White).

It is now clear that for the fans of bovine aptitude (the vast majority), it seems totally irrelevant that Davison's voice is annoyingly cuddly (believing it is sufficient to reach very high notes), White is inaccurate and vacuous because of poor physical conditions (replaced in some pieces by Jay Schellen, former member of Asia and Circa), while Downes and Sherwood do not rule out comparison with their predecessors (especially the first, with reference to all Yes keyboardists).

Not debating the circumstance that among the various calls for the losers there is also the reference not too veiled at a supposed full execution of the aforementioned "Tales From Topographic Ocean", a promise alas trampled on by a tracklist that privileges classic classics of the band, casts the original composition of that album for half the music (Missing "The Remembering" and "The Ancient").
This record is not recommended to fans of Roger Dean, also infected with the morals of revival and self-plagiarism, as he proposes a cover that resumes even the same graphic elements already used in the past, in absence of the slightest spirit of innovation.
There is a morale: nost trusted Jon Anderson's, Rick Wakeman's and Trevor Rabin's Yes (most recently seen live: Anderson in great shape though Rabin was a bit rusty and Wakeman rather shaky).






Jon Davison: voce
Geoff Downes: tastiere
Billy Sherwood: basso, cori
Steve Howe: chitarre elettriche e acustiche, cori
Alan White: batteria, percussioni, cori
Jay Schellen: batteria, percussioni, cori

Anno: 2017
Label: Rhino Atlantic
Genere: Progressive Rock

Tracklist:
01. Machine Messiah
02. White Car
03.Does It Really Happen?
04. Into The Lens
05. Run Through The Light
06. Tempus Fugit
07. And You And I
08. Heart Of The Sunrise
09. The Revealing Science of God
10. Leaves Of Green
11. Ritual (Nous sommes du soleil)
12. Roundabout
13. Starship Trooper

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