Home Recensioni Album Ripper - Third Witness

Ripper
Third Witness

Terzo album per i texani Ripper, band che affonda le proprie radici nell’underground di fine anni ’70, epoca in cui si stavano forgiando le band più rappresentative del panorama Heavy Metal mondiale.
Da sempre il loro immaginario gotico, tanto nei testi quanto nel look, li ha contraddistinti proprio come i nostrani Death SS ai quali sono spesso paragonati ed accostati. Anche il loro sound, pur con una forte matrice heavy metal della prima ora, ha toni più oscuri e lugubri. Il cantanto ricorda certe inflessioni halfordiane ma affronta melodie più ipnotiche e dark rispetto ai tipici ritornelli che caratterizzano gran parte dei brani heavy metal tradizionali.

Svegliati da un letargo di quindici anni dalla genovese Black Widow Records, hanno dato alle stampe “The Dead Have Rizen” nel 2009 ed ora tornano sulle scene con questo “Third Witness” che si apre subito come un disco tutto da gustarsi. L’ottima “Dead Dreams” che funge da apripista è una fast track con un ritornello a presa rapida che sicuramente colpirà gli amanti del metal degli albori. La successiva “Fragrant Earth” ha un piglio decisamente più rock, melodie ipnotiche e ritmo cadenzato caratterizzano questa song carica di atmosfera doom. “Morphinia” è uno dei momenti migliori di questo lavoro, il gusto doom/gothic prende il sopravvento e il ritornello semplice quanto efficace si tinge di psichedelia decadente, una gran bella miscela sonora. Si torna al metal delle origini (rozzo, grezzo e divertente) con l’attacco di “Geneticide”, pur permanendo il gusto dark tipico di questa band. Apprezzabile l’assolo di chitarra ad opera di Rob Graves, fondatore del gruppo texano. “Into The Realm” è forse il brano più rappresentativo dell’album, heavy metal scuro con buone idee melodiche e una sezione ritmica davvero trascinante. Anche qui il gusto chitarristico di Rob Graves dà vita ad una sezione strumentale dalle poche note e dalla molta magia.

La linea melodica di “Cryptonight” riporta alla mente ancora una volta i Judas Priest dei primi anni ’80 (cfr.“Electric Eye”) ed è ben riuscito l’effetto di sovrapporre una linea molto cantabile ad una sezione rimica groovy e scura. “Going Green” ha dal punto di vista melodico un’inflessione quasi etnica che conferisce un carattere psichedelico da un brano altrimenti puramente heavy metal, ne risulta una song molto godibile e per nulla scontata, con un episodio strumentale finale ottimamente arrangiato. Chiude il disco la cover di “Sabbath Bloody Sabbath”, cantata niente meno che da Steve Sylvester. Il cerchio si è concluso, la band texana spesso accostata ai Death SS si avvale qui del frontman toscano per interpretare un classico dei Black Sabbath, rendendo omaggio ad una delle band più influenti di tutti i tempi, specialmente per chi propone un heavy metal dai forti connotati doom.



Rob Graves: chitarra, basso
Rus Gib: voce
Robert Bogle: batteria
Dow Ramirez: batteria
Stephen Bogle: synth

Anno: 2015
Label: Black Widow Records
Genere: Heavy Metal

Tracklist:
01. Dead Dreams
02. Fragrant Earth
03. Morphinia
04. Geneticide
05. Into The Realm
06. Cryptonight
07. Goin' Green
08. Sabbath Bloody Sabbath

Banner

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.