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Daft Punk
Random Access Memories

Quando è uscito il singolo “Get Lucky” sono corso, come tutti, ad ascoltarlo: il primo pensiero è stato: “Come è possibile che in otto fottuti anni non siano riusciti ad inventarsi nulla di meglio?”. Insomma, un singolo che poteva fare chiunque:

una melodia da classifica (anonimo Pharrell) e una chitarra ruffiana; vocoder qua e là come a firmare il pezzo ed il successo è fatto. Milioni di ascoltatori privi di senso critico hanno premiato e premieranno questo pezzo; gli stessi che premiano Rihanna e Lady Gaga.

Il disco si barcamena per oltre 70 noiosissimi minuti in un giochino citazionista che può eccitare solo chi ha vissuto gli anni della disco music o chi ne è feticistico cultore; gli anni di Moroder, che parla per qualche minuto in “Giorgio by Moroder”, pezzo imbarazzante, da elementari dei sintetizzatori: avrà ovviamente un gran successo, il marchio paga. Il problema non è ovviamente il citare, ma è come lo si fa: qui non c’è traccia di ispirazione, non si trovano idee brillanti nemmeno col binocolo. Il problema non è quindi la topica sonora selezionata (per quanto brutalmente prevedibile e piattamente riproposta), ma la qualità delle canzoni in cui questi stilemi vengono riassemblati. E le canzoni di RAM sono di una linearità sconfortante; non ripetono gli orrori del predecessore, ma di certo non possono definirsi canzoni accattivanti, sono musiche da sottofondo casuale, non urtano mai il buongusto ma non stimolano nemmeno la fantasia o eccitano l’ascolto. L’attenzione è tutta focalizzata sui suoni, sulla produzione impeccabile, sulla scelta dei timbri sonori; mancano però le melodie fresche e stimolanti, le strutture articolate. Ci si affida ad anonimi beat da disco music al rallentatore: quanto meno il pur disastroso Human After All aveva qualche ritmo martellante e poderoso.

Dopo aver ascoltato tutto il disco, si rivaluta il singolo: impresentabili sono le narcotiche “The Game of Love”, “Within”, che ripescano male dalle atmosfere distese della ben migliore “Something About Us”. “Beyond” ha lo stesso passo lento, ma con un pizzico di verve e ritmo in più. Un poco meglio fanno l’incipitaria “Give Life Back to Music”, che comunque è da circo disco-rock, e soprattutto “Instant Crush”, melodia semplice semplice di Casablancas con un bel ritornello dinamico. Ma rimaniamo ugualmente su livelli base-base: per dire, gli intrecci di una “Digital Love” e i giochi ritmici di “Harder Better Faster Stronger” sono un lontano ricordo, lontanissimo. Uno dei pochi momenti entusiasmanti è dato dalla conclusiva “Contact” che osa darci dentro a tutta birra, quando ormai è tardi.

Non faccio confronti con Human After All perché sarebbe superfluo: qualsiasi cosa è meglio del nulla totale. Se teniamo in conto che nel 2005 il duo francese ci propinò un album-ciofeca ed ora se ne esce con questa furbata cosmica, dopo quasi un decennio, forse qualche somma la possiamo tirare. Eppure questo “caso” discografico è utile a capire come ormai il successo sia totalmente indipendente dal talento, dalla vena artistica. Questo RAM è il Frankenstein della disco music: sono stati assemblati tronconi morti di vari corpi musicali e poi si è data loro una scossa elettrica: ne è nato un organismo vivente sì, ma senz’anima, senza una scintilla creativa che sia una. I Daft non hanno fatto un disco brutto, semplicemente non hanno fatto un disco. Si può anche “copiare” da altri, pescando a piene mani da opere del passato; ma bisogna saper dare nuova vita a stilemi altrimenti ormai sorpassati e aridi. Le tante band revival dell’ultimo decennio ne sono la riprova: solo quelle con del talento, con la scintilla artistica vera, hanno superato lo scoglio dei primi due album mantenendo un livello qualitativo alto.

La lunga attesa non ha dato quindi i frutti sperati: poco male, avrà sicuramente fatto emozionare i cultori del genere, ma il meglio dei Daft Punk continua a trovarsi altrove.

52/100


Daft Punk – voci, synth, tastiere, chitarra
Panda Bear – voce in 12
Julian Casablancas – voce, chitarra solista, co-produzione in 5
Todd Edwards – voce, co-produzione in 11
DJ Falcon – synth (con Daft Punk) e co-produzione in 13
Chilly Gonzales – tastiere, piano
Giorgio Moroder – voce in 3
Nile Rodgers – chitarra in 1, 6, 8
Paul Williams – voce in 7, testo in 9
Pharrell Williams – voce in 6, 8

Anno: 2013
Label: Columbia
Genere: Elettronica / Dance

Tracklist:
01. Give Life Back to Music (featuring Nile Rodgers)
02. The Game of Love
03. Giorgio by Moroder (featuring Giorgio Moroder)
04. Within (featuring Chilly Gonzales)
05. Instant Crush (featuring Julian Casablancas)
06. Lose Yourself to Dance (featuring Pharrell Williams and Nile Rodgers)
07. Touch (featuring Paul Williams)
08. Get Lucky (featuring Pharrell Williams and Nile Rodgers)
09. Beyond
10. Motherboard
11. Fragments of Time (featuring Todd Edwards)
12. Doin’ It Right (featuring Panda Bear)
13. Contact (featuring DJ Falcon)

Daft Punk – voci, synth, tastiere, chitarra

Panda Bear – voce in 12

Julian Casablancas – voce, chitarra solista, co-produzione in 5

Todd Edwards – voce, co-produzione in 11

DJ Falcon – synth (con Daft Punk) e co-produzione in 13

Chilly Gonzales – tastiere, piano

Giorgio Moroder – voce in 3

Nile Rodgers – chitarra in 1, 6, 8

Paul Williams – voce in7, testo in 9

Pharrell Williams – voce in 6, 8

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