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Saxon
Call To Arms

"Questo è il nostro migliore album da 20 anni a questa parte, ve lo assicuro." Parole e musica di Biff Byford, storico cantante e leader maximo dei Saxon, che cosi ha commentato la nuova release Call to Arms durante un'intervista promozionale per la stampa. Di esternazioni del genere il biondo (o sarebbe meglio dire grigio) crinito vocalist dei Sassoni ne ha fatte tante negli anni passate, e quindi è giusto dare un peso specifico alquanto basso a queste parole, sopratutto quando si ha degli interessi diretti. Non trovate? Resta il fatto che il 19esimo album in studio di una delle band leggendarie del movimento NWOBHM è sicuramente migliore del suo diretto predecessore, e cioè quel Into The Labyrinth uscito poco più di due anni fa, e forse almeno degli ultimi 10 anni.

Composto da 11 canzoni, il disco innanzitutto pare aver eliminato del tutto quelle pesanti composizioni a metà strada tra metal classico e power teutonico in favore delle prime, poi il disco gode di un buon stato di salute a livello compositivo che è giusto segnalare. Se l'opener e primo singolo "Hammer Of The Gods" non brilla per originalità e robustezza esecutiva (apprezzabile comunque il ritornello di stampo antemico), il resto della tracklist offre cose migliori: già la successiva "Back In '79", che sin dal titolo rimanda agli esordi della band inglese ha un refrain più incisivo e un'atmosfera più hard rock/blues alquanto gradevole, ma il meglio arriva con la maestosa title track (che arriva dopo un paio di episodi manieristici ma non brutti): Byford entra nel pezzo con una vena poetica e anticipa le azzeccatissime atmosfere epiche profuse, per quello che forse è il miglior brano del lotto.

I bikers di tutto il mondo daranno ampie sgasate alle proprie Harley nell'ascoltare il riff acdiciano di "Chasin The Bullet" che dispone anche di un buon groove della ritmica, ma non resteranno delusi nemmeno dalla cavalcata "Afterburner", un pò ruffiana ma che non sfigura nei confronti di chi la precede. "Balls Of The Working Man" garantisce altri 4 minuti di puro divertimento metallico, un episodio decisamente nostalgico ma ben tessuto da tutto la band, sopratutto per il buon lavoro delle due chitarre, duellanti ma allo stesso tempo partecipi per la buona riuscita del tutto. Chiude la tracklist una bellissima rivisitazione con archi della canzone che da il titolo al disco, non una semplice bonus track ma un reale valore aggiunto al tutto.

Premettendo che se cercate qui il meglio dalla produzione dei Saxon vi conviene direttamente tornare indietro di circa 30 anni, ma quel che e certo è che Call to Arms è un più che dignitoso lavoro di sudato e colante heavy fatto alla vecchia maniera, con pochi fronzoli e buon gusto per la melodia. Periodicamente le nuove leve cercano di prendere a spallate le vecchie, ma dinnanzi ad album come questi farebbero meglio ad inchinarsi e a portare il giusto rispetto a chi la storia del genere l'ha scritta, e con pagine importanti.

68/100


Biff Byford: Voce
Paul Quinn: Chitarra solista
Doug Scarratt: Chitarre
Nibbs Carter: Basso
Nigel Glocker: Batteria

Anno: 2011
Label: SPV/EMI
Genere: Heavy Metal

Tracklist:
01. Hammer Of The Gods
02. Back In '79
03. Surviving Against The Odds
04. Mists Of Avalon
05. Call to Arms
06. Chasing The Bullet
07. Afterburner
08. When Doomsday Comes (Hybrid Theory)
09. No Rest For The Wicked
10. Ballad Of The Working Man
11. Call to Arms (orchestral version)

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