Il mio segno particolare, Roma Teatro Trastevere, 28 settembre 2021




Quanti bambini sarebbero capaci di trasformare un "difetto" in una risorsa?

Michele, il nostro protagonista, ci è riuscito. Nato con un enorme neo che copre gran parte del corpo, non lo vede come una imperfezione, ma come un dono: lui è un supereroe e quella vistosa macchia scura è il mantello da cui derivano i suoi superpoteri. Lo spettacolo è il racconto dell'avventurosa e travagliata vita di Michele, dalla sua nascita alla sua "rinascita" quando, dopo anni in cui ha subito interventi chirurgici, ha viaggiato inseguendo la guarigione, ha sperimentato cosa significa essere un bambino diverso dagli altri che non può correre, giocare, cadere, sporcarsi, si libera del "mantello", ma anche dei suoi superpoteri.
Questa autobiografia raccontata nell'omonimo libro di Michele D'Ignazio e adattata per il palcoscenico da Maria Antonia Fama, ci insegna quanto sia importante non nascondere le proprie particolarità e quanto anche l'uso della lingua (neo in francese si traduce grains de beautés - grani di bellezza, ed in spagnolo lunares - satelliti) sia importante per attribuire senso e significato agli accadimenti della vita. Veramente intensa l'interpretazione di Marco Zordan, da solo sul palco, con l'unico accompagnamento di voci di bambini, anche loro "macchiolini" in sottofondo. Emozioni a non finire in un'ora di spettacolo nel quale il pubblico ride, si commuove, si immedesima, riflette sul senso della vita e su come le imperfezioni ci rendano esemplari unici.
Un solo piccolo appunto riguardo le prescrizioni anti covid: pubblico poco attento al rispetto delle regole e direzione del teatro un po' troppo tollerante.



Il mio segno particolare
tratto dal romanzo omonimo di
Michele D'Ignazio
con Marco Zordan
Regia Maria Antonia Fama

 

 


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