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Emerson, Lake & Palmer
Tarkus

Tarkus, uscito il 14 giugno del 1971, è il secondo album  degli Emerson Lake and Palmer.

Dopo l’impatto innovativo del disco d’esordio il trio, composto da virtuosi provenienti da band del nascente rock-progressive, si pone immediatamente il problema di una crescita nella direzione della contaminazione fra strutture formali della musica classica e il rock. Nel primo disco omonimo erano emerse tre tendenze: quello alla rivisitazione di brani del patrimonio classico di fine ottocento e contemporaneo (Bartok, Janacek etc) ricco di tempi dispari e cluster armonici, una seconda che punta alla ballata folk tipica dei gusti di Lake (vedasi "Lucky Man") e una terza in cui, attraverso composizioni originali, il terzetto realizza una sintesi fra le prime due.
Le composizioni originali di EL&P, infatti, sfrutteranno forme articolate con sviluppi tipici della strutture classiche post-romantiche all’interno delle quali si sviluppano sezioni cantate.

Il secondo lavoro degli EL&P nasce tra le pressioni dovute alle attese scaturite dal grande successo internazionale dell’album di esordio e dall’immagine di supergruppo data alla band, decideranno quindi di realizzare un album concept incentrato su una composizione con la struttura più complessa che un gruppo rock si sia trovato affrontare: la suite.
La struttura suite, in francese successione, è basata su una serie di brani, o movimenti, concepiti per essere collegati fra di loro in un unico continuum coerente. La concezione di suite si sviluppa attraverso consuetudini nate nel XVI secolo, ma si consolida in epoca barocca, nel corso del 600.
Nel corso degli anni '70, nel tentativo sia di sfruttare appieno le possibilità espressive del formato 33 giri sia di complicare le strutture compositive del rock, trasformandolo da musica di intrattenimento a musica colta, la struttura della suite venne impiegata da molti gruppi.

Indubbiamente alcuni elementi di questa tendenza risalgono già agli anni ‘60, a partire da tentativi con durate anche minori come “A Day In The Life” da Sgt. Pepper dei Beatles , o al singolo “Good Vibrations” dei Beach Boys o ancora la sequenza finale della seconda facciata di Abbey Road sempre dei Fab Four.
L’esigenza di esprimersi su strutture più complesse è quindi molto sentita, è infatti del 1970 il capolavoro dei Pink Floyd Atom Heart Mother realizzato con il supporto del compositore sperimentale Ron Geesin.

L’approccio degli EL&P a composizioni complesse come la suite è ambizioso, ed è nutrito dall’aspirazione di (voler) essere confrontati con le strutture della musica “colta” e “Tarkus” la suite di 20:33 minuti, che occupa un intero lato dell’album del 1971, si presenta con questa velleità.
Diviso in 7 movimenti scritti da Keith Emerson e Greg Lake, sullo sfondo di un testo fanta-post-atomico, la suite presenta tutti gli ingredienti tipici dello stile del trio.
Eruption”, che apre il lavoro, è una sezione dispari in 5/4, dal sapore bartokiano, con una ritmica serratissima ricca di obbligati e di cambi ed è di una complessità esecutiva senza precedenti nel rock di quegli anni; “Stones of Years” è il movimento in cui la suite si apre su un tema melodico, stavolta in 4/4, eseguito dalla voce di Lake, al centro un epico assolo di organo Hammond di Emerson. La parte intitolata “Iconoclast” è basata sugli intrighi ritmici dispari, ancora in 5/4, inframmezzati sempre da obbligati che dopo poco più di un minuto trasporta su un secondo tema cantato da Lake: “Mass”.

Sorretto da un riff di Moog, “Mass” è diviso al centro da una serie di break sui quali emerge spezzato l’assolo dell’organo di Emerson, mentre sulla coda compare una rara chitarra distorta di Greg Lake, “Manticore” ci riporta nei tempi complessi su atmosfere armonicamente e ritmicamente serrate. Una rullata della batteria effettata con un filtro del Moog conduce verso la sezione successiva in 4/4, introdotta e poi chiusa nuovamente da note distorte di chitarra: “The Battlefield” anch’essa cantata da Lake.

Aquatarkus” eseguita magistralmente con il Moog, e che segna la sconfitta del tank-armadillo Tarkus, porta al finale della suite in cui riemerge il tema iniziale di “Eruption”.

Il secondo lato del disco, come consuetudine in quegli anni (vedasi Atom Heart Mother dei Pink Floyd) contiene invece delle singole canzoni.
Una scelta che rende il disco meno omogeneo, da un lato una grande complessità formale che impone un ascolto attento e impegnativo, dall’altro dei brani che in certi momenti sembrano collidere con la filosofia generale del progetto. Manca la compattezza di dischi come Close To The Edge (1972) degli Yes, ma evita la prolissità di dischi come Tales From Topographic Oceans (sempre degli Yes, 1973).

Jeremy Bender” è una song abbastanza semplice che sfrutta un piano ragtime dal suono “honky tonk”, invece “Bitches Crystal” si regge su un tempo dispari 5/4, anche qui Keith Emerson utilizza il pianoforte rafforzandolo con un Moog; nella parte centrale il brano si svuota seguendo una struttura più articolata. “The Only Way (Hymn)” dà inizio ad un’altra mini-suite, un altro momento interessante del lavoro, che si apre con una toccata di Bach (“Toccata e Fuga in Fa Maggiore BWV 540”) eseguita con organo a canne sulla quale si delinea la melodia cantata dalla voce cristallina di Greg Lake, il brano si sviluppa su una versione jazzata del “Preludio e Fuga N.6 in Re Minore" (da “Il Clavicembalo Ben Temperato”) sempre di Bach e si conclude su un ostinato in 7/4 indicato come brano a parte, ma in realtà consequenziale, “Infinite Space (Conclusion)”.
A Time and a Place” brano energetico con richiami schizoidi quasi crimsoniani porta alla conclusione del disco, la giocosa e forse inutile “Are You Ready Eddy?” un rock and roll dedicato al mitico tecnico del suono Eddie Offord, protagonista di alcune delle più importanti incisioni del prog-rock di quegli anni.

Tarkus resta un caposaldo del prog rock anche per l’iconografia scelta e la copertina originale realizzata dal giovane illustratore William Neal, che anticiperà un gusto sempre raffinato nelle proposte grafiche del trio, che toccheranno il culmine con la successiva collaborazione con H.R. Giger.
Il disco risente sia della distonia fra le due facciate sia dell’approccio ad una scrittura volutamente ultra-complessa e virtuosistica che delimita Tarkus nei confini del rock-prog; ma sia la suite che un paio di episodi significativi del secondo lato sono di una maturità compositiva impressionante.

Su Tarkus emerge una capacità di scrittura di una complessità fino ad allora inconcepibile per un gruppo rock senza il supporto di arrangiatori o compositori esterni di estrazione classica.
Il tentativo di sublimare il rock verso vette più alte è, nel 1971, in pieno corso, saranno gli anni successivi a determinarne o meno la riuscita.

 


Keith Emerson: Tastiere [Organo (Hammond), Organo (St. Marks Church), Piano, Celesta (Celeste), Sintetizzatore (Moog)]
Greg Lake: Basso, voce, chitarre - Produttore e Autore dei testi
Carl Palmer: Batteria, percussioni

Altri dati
Eddy "Are You Ready" Offord - Engineer, Tecnico del suono
William Neal – Dipinto di copertina


Anno: 1971
Label: Island
Genere: Progressive rock


Tracklist:

Lato A

01. Tarkus - 20:42
- Eruption (Emerson) - 2:44
- Stones of Years (Emerson, Lake) - 3:45
- Iconoclast (Emerson) - 1:15
- Mass (Emerson) - 3:13
- Manticore (Emerson) - 1:52
- Battlefield (Lake)- 4:06
- Aquatarkus (Emerson) - 3:47

Lato B

01. Jeremy Bender (Emerson, Lake) - 1:50
02. Bitches Crystal (Emerson, Lake) - 3:58
03. The Only Way (Hymn) (Emerson, Lake) - 3:48
04. Infinite Space (Conclusion) (Emerson, Palmer) - 3:20
05. A Time and a Place (Emerson, Lake, Palmer) - 3:01
06. Are You Ready Eddy? (Emerson, Lake, Palmer) - 2:10



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