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L'opera, esordio degli inglesi King Crimson, propone una musica che, nel 1969, risulta del tutto nuova, caratterizzata da un maggiore livello di complessità che, su uno strato di musica pop e rock, vede sovrapporre elementi attinti dalla psichedelia, dal jazz e, soprattutto, dalla musica classica, rappresentata da strumenti come il flauto o il violino, piuttosto inusuali per la compagine di allora. L'achetipo della formula canzone (costruito sull'alternarsi piuttosto standardizzato di strofa, ponte, coro e ritornello) viene completamente demolito e arricchito dall'inserimento di contaminazioni di ogni tipo, creando suggestioni nuove, ben rappresentate da una copertina surreale. Il ruolo di Ian McDonald, è a dir poco determinante (più di altri, incluso lo stesso Robert Fripp): il polistrumentista è l'autore delle musiche di due magnifici pezzi, “I Talk To The Wind" e "The Court Of The Crimson King”, entrambi caratterizzati da una pastoralità quasi ieratica, e co-autore degli altri, tra cui "21st Century Schizoid Man", più di sette minuti tra irruenze, strappi, distorsioni e cacofonie selvagge perfettamente in grado di descrivere i deliri insensati dell'uomo schizoide del ventunesimo secolo. Nel Regno Unito e negli USA, l'album si arrampicò rispettivamente al quinto e al ventisettesimo posto della classifica, mentre in Giappone arrivò addirittura primo. Nel 1977, fu certificato disco d'oro negli USA e, quattro anni dopo, divenne platino in Canada. Nel 2015 la rivista Rolling Stone ha collocato l'album al secondo posto tra i 50 migliori album progressive di tutti i tempi, dietro soltanto al più noto "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd. McDonald lascerà la band appena un anno dopo, tracciando un solco importante, nella vita della band: apparirà infatti anche nel secondo album, "In The Wake Of Poseidon", pur nelle vesti di solo co-autore di "Cat Food", "Cadence & Cascade" e "Merday Morn", primo movimento della suite "The Devil's Triangle" (il secondo pezzo non annovera McDonald tra gli autori ma è certo che si pregiò di suoi contributi: in effetti, quando il fiatista lasciò la band, portò con sé quanto da lui composto mentre Sinfield mantenne le liriche originarie; Fripp, dal canto suo, riprese quelle musiche a livello di struttura, melodia e progressione di accordi, omettendo di accreditare l'ex collega); un anno dopo, inoltre, pubblicherà, assieme a due ex King Crimson (Peter e Michael Giles), e a Steve Winwood (Traffic), un'altra prova discografica di spessore, "McDonald and Giles", ritenuto non meno fondamentale per chiunque si dichiari ossequioso adepto della band inglese. Gianluca Livi Anno 1969, sta per iniziare il periodo d'oro per il Progressive Rock, ed un nuovo gruppo si affaccia sul palcoscenico mondiale ed è subito un capolavoro di levatura tale che ancora oggi rimane un disco di una attualità straordinaria, un disco il cui contenuto musicale ha passato indenne i decenni, figlio soprattutto di una qualità ed una originalità indiscutibili, fonte di ispirazione per moltissimi altri gruppi non solo della scena rock, stiamo parlando dei King Crimson e del loro primo album "In The Court Of The Crimson King". Il gruppo, dopo varie vicissitudini inziali trova una sua formazione stabile composta da Robert Fripp alla chitarra, Robert è l'unico membro originale della band tutt'ora presente nei King Crimson e che ne ha sempre fatto parte, infatti i King Crimson, così come ad esempio gli Yes sono caratterizzati da una notevole rotazione nei membri della line-up, insieme a Robert Fripp c'erano, Greg Lake, futuro componente degli Emerson, Lake & Palmer al basso ed alla voce, Ian McDonald ai fiati ed alle tastiere ed infine Mike Gilles alla batteria, completa la line-up Peter Sinfield, che si occupa dei testi, Sinfield e con lui Fripp sono da considerarsi a tutti gli effetti i veri deus ex machina dei King Crimson. Con questa formazione appunto, nell'Ottobre del 1969 vede la luce "In The Court Of The Crimson King": il suono proposto è un progressive rock molto influenzato da momenti acidi e psichedelici con particolare riferimento ai Moody Blues soprattutto grazie all'uso del mellotron, i King Crimson diedero anche una precisa impronta neo-classica al suono, condendolo, specie nelle ballad ricche di pathos romantico, di suggestioni medievaleggianti. Ancora oggi i 5 brani che compongono questo lavoro: "21st Century Schizoid Man", con le sue improvvise accelerazioni acid-jazz oppure le lente e dolci "I Talk To The Wind" arricchita dal flauto ed "Epitaph", la psichedelica "Moonchild" o la suggestiva "In The Court Of Crimson King" sono giustamente considerati capolavori di difficile imitazione... nonostante i canonici innumerevoli tentativi. Un nuovo gruppo ma soprattutto un nuovo genere è nato: un disco destinato ad influenzare prepotentemente la musica a venire e non quella strettamente legata alle sonorità progressive. Salvatore Siracusa |
Robert Fripp – electric guitar, acoustic guitar, production Anno: 1969
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