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Armonite
And The Stars Above

Pare fossimo qui ieri a parlare del ritorno sul panorama discografico (dopo quindici anni di silenzio) degli Armonite, avvenuto nel 2015 con l’album The Sun Is New Each Day e poiché squadra vincente non si cambia, in questo nuovo capitolo, And The Stars Above, oltre al fulcro basato sul tastierista Paolo Fosso e sul violinista Jacopo Bigi, troviamo ancora gli “stranieri” Colin Edwin (Porcupine Tree) al basso in una manciata di brani e Jasper Barendregt alla batteria in “By The Waters Of Babylon”, ma soprattutto, questa volta, una folta schiera di valenti collaboratori nazionali. Nei precedenti 3 anni la band ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui quello ottenuto grazie al brano “Blue Curaçao” (un bell’esempio di mix tra rock e fusion inserito in questo album) che le è valso una menzione d’onore nelle categorie Instrumental e Performance all’International Songwriting Competition 2017 da una giuria d’eccezione composta da Tom Waits, Lorde, Bastille, Billy Cobham, Ziggy Marley, Don Omar e Keane. L’interpretazione in chiave rock di alcuni brani tratti da colonne sonore, che era stato iniziato tre anni fa con il progetto “The Soundtrack Is New Each Day - Colonne Sonore in Violin rock”, è proseguito recentemente con la pubblicazione di alcune cover tratte da Il Trono di Spade, Pirati dei Caraibi, Harry Potter, L’Esorcista, Suspiria, Skyrim, Final Fantasy, Halo, Metal Gear Solid, The Witcher.

Se nel precedente album le atmosfere new prog degli esordi - molte delle quali rimaste nel cassetto per anni e poi finalmente liberate - la facevano da padrone, in questo “And The Stars Above”, va annotata una maggiore escursione in atmosfere differenti, che spaziano dal prog alla musica classica, con divagazioni alla world music e alla fusion. In questa varietà va letta anche l’introduzione di una voce sottile, leggera ed eterea, quella di Maria Chiara Montagnari, che ci accompagna in tre brani, tra cui il suggestivo gioiellino introduttivo “The March Of The Stars”, espressione in musica al finale del Canto XXXIII del Paradiso di Dante (“Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige...”). Ci dice a tal proposito Paolo Fosso: “È una specie di invocazione alle Muse, che guarda alle stelle e definisce una dimensione verticale ascensionale, perché ormai siamo abituati a restare su una linea orizzontale, senza mai approfondire nulla. Ma l'anima sta nel profondo, e quella che si eleva, va verso il cielo…

Anche la presenza del quartetto d’archi Indaco in “District Red”, che connota con un tocco di classicità il sound cui gli Armonite ci hanno abituato, permette di ampliare l’orizzonte sonoro all’ascoltatore. Ad eccezione delle due bonus track di stampo classico presenti in finale al disco (di cui una dedicata totalmente alle escursioni di strumenti ad arco e l’altra a quelle di pianoforte), l’eterogeneità dei brani e delle atmosfere proposte, conferisce all’album una maggiore capacità espressiva di interagire con l’ascoltatore incallito fan di progressive, portandolo obbligatoriamente a rapportarsi con sonorità “ai margini” e a contaminazioni acustiche che definiremmo “salutari”: “Plaza de España”, ad esempio, con (ovvi?) riferimenti al flamenco, o la ballata classica “By The Waters Of Babylon”, basata su un canone del compositore inglese del XVIII secolo Philip Hayes, in cui peraltro riecheggia la voce della Montagnari, che appare anche nella delicata quanto emozionante “Clouds Collide” (testo a firma di Fosso), suonando come un tributo alle belle voci femminili del rock quali Kate Bush e Tori Amos. Con questo album gli Armonite si confermano come moderni promotori della musica colta attraverso il rock (un altro esempio emblematico è costituito dalla composizione “By Heart”, basata su un virelai ad opera di Guillaume de Machaut, poeta e compositore francese del 1300), arrivando a toccare le molteplici corde emozionali dell’ascoltatore attento, con un disco che compiace i vecchi fan (soprattutto nella prima parte) e al contempo ne cattura altri… “Qualunque melodia più dolce suona…”.



 

Jacopo Bigi: Acoustic and electric violin; viola on 3, 9, 12; ukulele on 9
Paolo Fosso: Piano and keyboards

With:
Colin Edwin: Bass on 1, 3, 8, 9, 11, 12
Alberto Fiorani: Bass on 2, 6, 7
Giacomo Lampugnani: Double bass on 4, 8
Gianmarco Straniero: Double bass on 9
Corrado Bertonazzi: Drums on 1, 3, 6, 8, 11,12
Emiliano Cava: Drums on 2, 4, 7
Jasper Barendregt: Drums on 9
Maria Chiara Montagnari: Voice on 1, 5, 9
Diletta Fosso: Child’s voice on 12
Marcello Rosa: Cello on 3
Gabriele Montanari: Cello on 1, 13
Quartetto Indaco: Strings on 3:
Eleonora Matsuno: Violin
Jamiang Santi: Violin
Francesca Turcato: Viola
Cosimo Carovani: Cello

Anno: 2018
Label: Cleopatra Records
Genere: Progressive Rock


Tracklist:
01. The March of the Stars
02. Next Ride
03. District Red
04. Plaza de España
05. Clouds Collide
06. Blue Curaçao
07. By Heart
08. Freaks
09. By the Waters of Babylon
10. The Usual Drink
11. What's the Rush?
12. Ghosts
13. [Bonus Track] A Playful Day (for Strings Quartet)
14. [Bonus Track] The Fire Dancer (for Piano solo)



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