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Monkey Diet
Inner Gobi

Inner Gobi è una di quelle incisioni che convince sin dal primo ascolto. Ovviamente bisogna saper apprezzare il genere musicale affrontato, ma una volta superati i primi minuti di inquadramento, il risultato è garantito. Si tratta di un album interamente strumentale, le cui strutture ricordano a più riprese quelle dei King Crimson di Starless and bible black e Red, e forse vagamente quelle dei Black Sabbath. Per questo potrebbe essere associato semplicemente al prog o classificato come stoner, ma forse il genere più appropriato è quello della dark-prog-fusion-rock.

I musicisti, provenienti dall’ambiente rock-prog, sono solo tre e le sonorità sono essenziali con pochissimi fronzoli elettronici e proprio per questi motivi, trattandosi di un album privo di cantato, il lavoro strumentale è stato quanto mai intenso, caratteristica quest’ultima obbligata per l’ottenimento di un prodotto valido ed interessante.
Basso, chitarra e batteria sono sempre contemporaneamente in evidenza in maniera esemplare.
Le ritmiche non fanno da semplice accompagnamento e il chitarrista Martelli costruisce le melodie su consolidate ma mai banali strutture.

Le capacità solistiche dei tre artisti sono di elevata caratura tecnica e sebbene l’improvvisazione sia una componente fondamentale dell’intero album, è tangibile quanto i brani siano dotati di peculiari e precise strutture compositive tutt’altro che casuali.
I suoni, poco pomposi, sono netti, puliti, decisi e molto gradevoli, ma soprattutto ideali per godersi il lavoro svolto da ogni singolo strumento. Ci si può concentrare infatti su ogni singolo strumento o lasciarsi guidare dall’impatto sonoro d’insieme.
Non è per nulla un disco retrò o datato. É un certosino lavoro di tecnica e atmosfere dark.

Anche l’art-work immaginifico e noir, curato da Lorenzo Sammartino, è di grande effetto con le sue tonalità di colore soffuse e sfumate.
A volte in gergo redazionale è uso dire che un album “merita attenzione” quando ha degli elementi che ne giustificano il tempo speso per ascoltarlo. In questo caso mi sento invece di consigliarlo vivamente non solo a titolo conoscitivo, ma come vero e proprio acquisto da inserire tra i preferiti della propria discoteca.




Gabriele Martelli: Chitarre elettriche ed acustiche,  synth
Daniele Piccinini: Basso e Synth
Roberto Bernardi: Batteria

Anno: 2017
Label: Black Widow Records / Goodfellas
Genere: dark-prog-fusion-rock


Tracklist:
01. Ego Loss
02. Inner Gobi
03. Slidin’ Bikes
04. The Endless Day of  Robby the Ant
05. Moth
06. Sorry Son…(I’ve Lost Your Car)
07. Moonshine
08. Seppuku
09. Viking


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