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Ru Fus
In Fabula

Doppia recensione di Daniele Ruggiero e Luca Driol

Il terzo album di “Ru Fus” è crudo, grezzo, potente e completamente registrato in analogico.
Un disco che va oltre ogni aspettativa: le dodici tracce, dal sound trascinante, sono capaci di trasformare le stanze vuote dell’eco-mostro in copertina con graffiti artistici che raffigurano i principali personaggi della scena grunge anni novanta come “Pearl Jam”, “Nirvana” e “Soundgarden”. Ma non finisce qui: a completare il quadro artistico è la geometria formata dalla sovrapposizione di linee rock, noise e stoner che compongono la scritta a caratteri cubitali “In Fabula”.
Dopo l’omonimo album solista uscito due anni fa ed il seguente mini EP “Tales”, “Ru Fus” presenta, nel 2016, questo terzo lavoro che impreziosisce la sua carriera da musicista. Un lungo percorso iniziato nel lontano 1993 con la fondazione del gruppo “Alcol Flow” che poi è proseguito facendo tappa in stazioni punk-hardcore (“Ganzi e Rozzi”), grunge-rock (“Zen”), stoner (“The Bugz”), country (“Rodeo Activity”) e surf-music (“Reverberati”).
“In Fabula” è l’ultimo luogo dove l’artista pisano ha deciso di fermarsi per dare vita alle sue nuove fantasie sonore che suonano maledettamente bene. Il disco possiede una partenza folgorante ed immediata fatta di ritmi incalzanti ed accelerazioni improvvise a cui si aggiunge una vocalità abrasiva e convincente. Complessivamente l’album gode comunque di un equilibrio musicale dato dalla diversità compositiva che contraddistingue ogni brano.
“Ru Fus” rende interessante un genere che apparentemente può sembrare scontato valorizzandolo con innesti di singolarità e lampi di bravura.

di Daniele Ruggiero


Sul retro di questo cd il mastermind Ru Fus è ritratto con sorriso sornione, occhiali da sole e maglietta dei Quatermass (qualcuno se li ricorda?) e tra questa immagine, quella della copertina che ritrae un desolante palazzo in costruzione e il gioco di parole monicker/titolo non sapevo proprio che aspettarmi.
Ma è presto detto, infilo il cd nel lettore e un riff stoner irrompe nella stanza, la batteria comincia a salire di bpm ed entra la voce, che però non convince appieno.
Ma non è il solo elemento debole di questo cd: anche i brani, a causa pure di una produzione non proprio ottimale che inficia soprattutto i suoni della batteria, fanno fatica a decollare, tra riff di modern-metal e stoner già ascoltati centinaia di volte e flebili melodie.
La band sembra funzionare meglio quando si muove in territori meno massicci, come dimostrato da una song come“Remember Grace”.
Arrivare alla dodicesima traccia però diventa un’impresa ardua e io sono già andato a cercare l’album dei Quatermass da riascoltarmi subito dopo il termine del cd in questione.
C’è ancora da lavorare parecchio per uscire dall’anonimato, in primis migliorare il cantato e cercare di ottenere dei suoni meno amatoriali.

di Luca Driol

Formazione:
Emiliano “Ru Fus” Valente: chitarra, basso, noises
Giacomo Bracaloni: voce, violoncello
Raffaello Mallegni: batteria

Tracklist:
01. Around My Brain
02. Enigma
03. Chemical Shower
04. Remeber Grace
05. Oblivion
06. Evolve
07. Mr. Bickle
08. Cold Or Colder
09. Black Est Rain
10. Pacciani
11. Help Me
12. Stoneroids


 



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