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Monster Magnet
4-Way Diablo

Quando il 26 febbraio del 2006 Dave Wyndorf finì in ospedale in seguito ad un´overdose, in bilico tra vita e morte per diversi giorni, in molti pensavano che la fragilità di questa versione rock´n´roll ed americana di Marco Columbro (non ce ne voglia il nostro, ma in alcune foto la somiglianza è tanta) fosse ormai così eccessiva da far pensare ad un futuro sempre meno roseo per gli amanti del combo statunitense. Ma così come la sua band, Dave è un uomo dalla pelle dura e, dopo aver cavalcato lo stoner nella sua stagione migliore (inizi anni ´90), aggiornati gli standard trip degli Hawkiwind miscelandoli alle visioni sonore dei Balck Sabbath e dello space rock in generale (metà anni ´90) ed infine da semplice tamarro dell´hard rock (fine anni ´90, inizio ´00), oggi torna insieme alla sua creatura che gli ha donato la celebrità con un disco che è un puo´ essere interpretato come il riassunto di tutte le sfaccettature della band.

Infatti, questo 4-Way Diablo pur non essendo un capolavoro, ci restituisce i Monster Magnet pieni di energia e di buone idee, magari finendo qualche volta nei clichè più abusati e con qualche pezzo un po´ sottotono, ma alla fine la sensazione di soddisfazione generale, soprattutto in virtù degli ultimi lavori tutt´altro che esaltanti, ci sta tutta.

Si parte alla grandissima con la furia cieca della title track, trascinata da una chitarra squillante di Mundell e da uno Wyndorf che pare essersi ripreso benissimo dai suoi problemi con le droghe, sputando con rabbia un chorus si ruffiano ma robusto e credibile allo stesso tempo. Schegge di punk nella successiva "Wall Of Fire", che può rimandare, soprattutto nella ritmica incalzante e martellante alle primissime opere della band del New Jersey.
La cover dei Rolling Stones "2.000 Lighyears From Home" nulla toglie e nulla aggiunge a livello qualitativo all´originale, ma la bravura della band viene fuori facendo sì che il pezzo diventi omogeneo con il resto della raccolta tenendo l’ascoltatore con le cuffie attaccate alle orecchie.
La psichedelia dilatata di "Cyclone" invece è più in linea con la seconda fase musicale elencata all´inizio di questa recensione e si posiziona nel podio dei migliori episodi del disco.
Va un po´ peggio la seconda parte della raccolta, con alcuni pezzi che sono lì a stancare l´ascolto come "No Vacation" e "Solid Gold", anche se nel mezzo si trova la spigolosa ballata "I´m Calling You", arricchita da archi sintetici, pianoforte e tribalismi vari nella ritmica e dove Wyndorf (grande protagonista di questo come back), con la sua voce roca ma suggestiva si rende commovente anche all´ascoltatore più duro.
Bene anche la parte finale, con l´adrenalina pura di "Slap In The Face", sorretta da un muro chitarristico granitico.

Si può concludere dicendo quindi che i Monster Magnet nel 2007 non hanno chiuso i ponti col passato, che esso sia remoto o recente poco importa, ma hanno semplicemente deciso di scrivere 13 canzoni dal taglio classico e radiofonico, alcune delle quali davvero di buona fattura. L´elemento stoner, comunque caratterizzante nella loro ormai ventennale carriera pare andato perso definitivamente, quanto meno a livello attitudinale. Sta allora al fan più o meno accanito capire se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto.

60/100


Dave Wyndorf: Voce e chitarra
Ed Mundell: Chitarra solista
Jim Baglino: Basso
Bob Pantella: Batteria

Anno: 2007
Label: Stealhammer\ SPV
Genere: Stoner/Hard Rock

Tracklist:
01. 4-Way Diablo
02. Wall Of Fire
03. You’re Alone
04. Blow Your Mind
05. Cyclone
06. 2000 Lighyears From Home
07. No Vacation
08. I’m Calling You
09. Solid Gold
10. Freeze And Pixelate
11. A Thousand Stars
12. Slap In The Face
13. Little Bag Of Gloom

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