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Guns N' Roses
Chinese Democracy

Alla fine, sono sempre i numeri a fare la differenza. Gli anni di attesa per esempio, che sono 13 (qualcuno dice 10, altri 15), dal giorno in cui questo Chinese Democracy è stato “annunciato”. Qualcuno dice che sia un numero che porta bene, ma non lo penserà di certo l’etichetta distributrice, dato che sono sempre 13 i milioni di dollari di pre-produzione che la Universal ha investito per questo disco; infine, sono 14 le canzoni qui contenute. Ci asteniamo da dare un numero invece di presenze preciso di musicisti che hanno preso parte alle session del disco, ma vi possiamo garantire che ci vorrebbe una recensione a se stante. Giriamoci poco intorno, il come back sulle scene di Axl Rose è stato il più chiacchierato dell’ultima decade, un album che sembrava non dovesse mai uscire, perché a detta di molti la cura maniacale per i suoni che avvolgerebbe la personalità di uno dei frontman più controversi della musica moderna non faceva altro che far slittare continuamente la data di pubblicazione.

Alla fine, non ci credeva più nessuno. Sta di fatto che la “democrazia cinese” adesso c’è, si è materializzata dinnanzi ai comuni mortali ed è finalmente alla portata di tutti. Ma vi poniamo una domanda sincera: davvero questo, come riporta la dicitura in copertina è il 5° disco in studio dei Guns N' Roses ? Secondo noi questo è più semplicemente il sofferto e travagliato parto musicale solista di Mr.Rose, dove più volte è sembrato che le acque si dovessero rompere in qualsiasi momento, ed alla fine quando è venuto alla luce non ha fatto altro che mostrare tutti i chiaroscuri di una raccolta di canzoni obbiettivamente discreta, ma dove in un’annata piena di buoni cd di hard rock risulta semplicemente nella media.
La title track, aperta da un intro di un minuto tutt’altro che indispensabile ma di atmosfera mostra tutto il modernismo al suo eccesso nella proposta, con schegge industrial nel riff di chitarra che apre l’urlo primordiale di Axl, per poi esplodere in un incandescente e funzionale, studiatissimo e perfetto ritornello. Anche la successiva “Shackler’s Revenge” continua su questi lidi, mostrando già il fianco a livello qualitativo, se non fosse per un buon groove di batteria e gli interessanti e funzionali cori; “Better” si regge su una buona melodia rilassata, anche se forse con i suoi 5 minuti totali si dilunga un po’ troppo. Splendida è invece “Street Of Dreams”, una bellissima ballata scandita dai rintocchi di pianoforte di Dizzy Reed (l’unico membro rimasto dal 1990 ad oggi) e orchestrazioni varie che a molti ricorderanno alcuni eclatanti episodi del passato che fu, con una strofa incalzante ed un arrangiamento semplice ma calibratissimo, che sfocia in un breve ma intenso assolo di chitarra a metà. “If The World” gode di un elegante arpeggio in apertura per poi sviscerarsi languida tra archi, bassi pomposi e tastiere ad ampie aperture melodiche fino al suo epilogo (il pezzo farà parte della colonna sonora della prossima pellicola di Ridley Scott), mentre già sembra eccessivamente ricca di sovra incisioni strumentali la successiva “There Was A Time”.
Altro accenno di solarità con “Catcher In The Rain”, discussa traccia che avrebbe visto l’estromissione del solo di Brian May eseguito nel 1999 in favore di quello definitivo di Bamblefoot; “Scraped” e “Riad’n’Beduins” paiono solo appesantire la raccolta, già molto prolissa con i suoi 66 minuti totali, mentre va meglio con “Sorry”, dove Axl Rose pare fare il verso a Ozzy Osbourne risultando però concreto e funzionale ai risvolti cupi e lenti del brano. Avvicinandosi all’epilogo si nota l’ampio dispiego dell’orchestra qui guidata dall’italiano Marco Beltrami in “Madagascar”, così come è innegabile l’appeal di “This Love”, altro lento sofferto che ha già il sapore del classico. Chiude, non senza qualche dubbio “Prostitute”, soprattutto nel finale dove straripa un involucro sinfonico che metterebbe in difficoltà anche Ennio Morricone (scusate se l’abbiamo tirato in ballo).

In definitiva, Chinese Democracy è colpo di coda del rosso crinito cantante di Lafayette, che ha farcito ad arte l’intera raccolta rendendola fruibile ed digeribile sin dal primo ascolto, lasciando però poco spazio ad interpretazioni che possono portare l’ascoltatore a risentirlo in un lasso di tempo lungo, strizzando l’occhiolino al mercato attuale inserendo anche dell’elettronica e degli spruzzi di nu-metal di tanto in tanto. Sarà il caso discografico del 2008 in fatto di vendite (AC/DC permettendo), ma non di certo la migliore uscita rock di questi 12 mesi. Non inutile, né tanto meno disprezzabile.

63/100


Axl Rose: Voce, piano e chitarre
Dizzy Reed: Piano, tastiere e cori
Robin Finck: Chitarre
Richard Fortus: Chitarre
Bumblefoot: Chitarre

Guests:
Buckethead: Chitarre
Tommy Stinson: Basso e cori
Chris Pitman: Tastiere, programming e cori
Brain: Batteria
Frank Ferrer: Batteria

Anno: 2008
Label: Geffen Records/Universal
Genere: Hard Rock

Tracklist:
01. Chinese Democracy
02. Shackler’s Revenge
03. Better
04. Street Of Dreams
05. If The World
06. There Was A Time
07. Catcher In The Rye
08. Scraped
09. Riad n’ The Bedouins
10. Sorry
11. I.R.S.
12. Madagascar
13. This I Love
14. Prostitute

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