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Kerry King
From Hell I Rise

Ormai la storia è nota: nel momento in cui un musicista di una band più o meno famosa decide di pubblicare un album solista scegliendo di proporre il sound del gruppo madre, viene sempre accusato di scimmiottarlo pedissequamente; diversamente, in caso di rottura con il passato, è sommerso di critiche per aver abbracciato nuovi orizzonti, così tradendo la causa originaria. Kerry King sceglie la prima strada e, manco a dirlo, parte dai blocchi di partenza totalmente sfavorito. Già lo era negli Slayer, secondo molti, per aver (quasi interamente) composto "Repentless", ultimo album in studio della band losangelina ritenuto nettamente inferiore al precedente "World Painted Blood" del 2009 (non soltanto un ottimo album, ma anche unica testimonianza della formazione originale dai tempi di "Seasons in the Abyss" di 20 anni prima); figuriamoci nel momento in cui decide di mettersi a capo di un progetto solista proponendo un sound pesantemente ancorato a quello degli Slayer
Eppure, non si capisce il perchè di tali critiche: non fanno così da anni anche gli AC/DC?
"Il disco suonerà al 666% come Slayer", aveva infatti dichiarato il chitarrista; "roba pesante, roba punk, roba doom e roba spettrale, il tutto a una velocità erculea. Se vi sono piaciuti gli Slayer in qualsiasi parte della nostra storia, c’è qualcosa in questo disco che vi piacerà, che sia punk classico, punk veloce, thrash o semplicemente heavy metal!". Anche a livello iconografico, la strada è sempre quella: croce rovesciata, volto mefistofelico in primo piano, rosso dominante... insomma, autoreferenziale all'ennesima potenza.
In realtà, è impossibile non dare ragione al chitarrista, quando afferma che il disco propone né più né meno il sounf degli Slayer, né troppo originale, né troppo scontato.
Tralasciando le critiche, che li stigmatizzano quali scarti di "God Hates Us All" e "Repentless", i due singoli hanno evidenziato una capacità di scrittura nient'affatto innovativa ma perfettamente in linea con la tradizione slayeriana, non importa di quale epoca. L'ascolto dell'album conferma questa impressione, anche considerando i terreni già ampiamente battuti che connotano Diablo”, Tension”, "
Rage”, il senso di ribellione, pur rassicurante, che si respira ascoltanto Where I Reign”, Trophies Of The Tyant", "Shrapnel” e le trite e ritrite tematiche sataniste profuse in “From Hell I Rise” e “Crucifixation”.
Si aggiunga che Mark Osegueda non scimmiotta affatto Tom Araya, come largamente vomitato in rete, e che la band appare coesa, pur nel limite della composizione dei brani devoluta al solo King
A conti fatti, e comprensibilmente, la questione si riduce semplicemente al contrasto tra sostenitori di King e sostenitori del compianto Hanneman, con l'aggravante della minore empatia provata nei confronti del primo, essendo l'altro passato a miglior vita.
Detto ciò, il fatto che il chitarrista vada ostinatamente avanti, nonostante segni il passo su livelli di scrittura che ormai non dicono niente di nuovo da anni (anche se lo dicono benissimo), può fare soltanto piacere; che male c'è, in fondo, se un loro membro di lunga data plagia gli Slayer? Chi, più di lui, sarebbe legittimato a farlo?
Quindi ok, per noi, pur senza gridare al miracolo ed in presenza di una qualità sonora che, in ogni caso, risulta un tantino migliore rispetto a quella profusa in "Repentless
".




Vocals: Mark Osegueda
Guitars: Kerry King
Guitars: Phil Demmel
Bass: Kyle Sanders
Drums: Paul Bostaph

Anno: 2024
Label: Reigning Phoenix Music
Genere: thrash

tracklist
01 – “Diablo”
02 – “Where I Reign”
03 – “Residue”
04 – “Idle Hands”
05 – “Trophies Of The Tyant”
06 – “Crucifixation”
07 – “Tension”
08 – “Everything I Hate About You”
09 – “Toxic”
10 – “Two Fists”
11 – “Rage”
12 – “Shrapnel”
13 – “From Hell I Rise”


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