Scritto da Mariarosa Gallo Sabato 17 Gennaio 2026 15:37
|
|
Scritto da Valeria Lupidi Sabato 17 Gennaio 2026 13:12
|
Un uomo e una donna (interpretati da Francesco Colella e Anna Bellato), che dopo essersi conosciuti online e scambiati foto (ritoccate) e messaggi personali, si incontrano per la prima volta. Lui affronta un lungo viaggio dal profondo sud (Catanzaro) al nord (Veneto) per incontrare la donna con la quale ha chattato per molto tempo e che finalmente si materializza. Lei lo accoglie nel suo paesino di montagna mostrandogli quanto di meglio il luogo può offrire ad un viaggiatore.
|
ANNA BELLATO | FRANCESCO COLELLA | LEONARDO MADDALENA MENO DI DUE Torna a Roma, Meno di due della compagnia Teatrodilina scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena dal 13 al 18 gennaio allo Spazio Diamante.Al centro della scrittura di Francesco Lagi un’indagine continua nei meccanismi della relazione umana nella società contemporanea, con uno stile che sospende attimi di quotidiano per rivelare fragilità e idiosincrasie, in un racconto intimo e divertito, costruito anche su ciò che è taciuto. In scena, tre attori lavorano in profonda sintonia, dando vita a personaggi autentici e riconoscibili, capaci di svelarsi con tenerezza e leggerezza nella loro delicata insicurezza. Un racconto che intreccia emozione e ironia, restituendo uno sguardo sensibile e attuale sull’umano.Due persone, un uomo e una donna (interpretati da Francesco Colella e Anna Bellato), che si incontrano per la prima volta.Dopo essersi scritti, mandati foto, conosciuti a distanza per alcune settimane, forse mesi, hanno deciso di vedersi per davvero. Lui per raggiungere lei ha fatto un lungo viaggio, entrambi sono pervasi da una leggera trepidazione. All’inizio dello spettacolo li troviamo nell’attimo esatto in cui si conoscono e inizialmente non sappiamo niente di loro, né chi siano né da dove vengano. Attraverso il loro dialogo e le domande che si fanno l’uno l’altra, capiamo piano piano qualcosa di come sono fatti e di come pensano e di quale sia il loro passato. Assistiamo al dischiudersi di due persone che iniziano a conoscersi di fronte a noi, siamo testimoni del primo momento reale, vivo, fra di loro.L’attimo in cui è finito il tempo delle chat, dei profili, delle foto truccate o sempre un po’ in posa, e due persone si guardano negli occhi, sperando di piacere all’altro e soprattutto cercando nell’altro qualcuno per cui perdere la testa. È una situazione che ci rende per forza un po’ goffi, intimiditi, impacciati e insicuri: desideriamo piacere e, allo stesso tempo, che quella persona che abbiamo davanti ci piaccia. Ed è nelle pieghe di questa insicurezza e di questa attesa che i due iniziano a parlare, a conoscersi, a scoprire e condividere parti di sé.I nostri personaggi sono due persone adulte a cui la vita ha dato qualche botta, hanno già delle storie alle spalle, alcune delusioni e qualche ferita, ma che oggi sono pronti a rimettersi in gioco e a cercare una relazione che li completi e che li renda felici. In questo momento sono pronti a scommettere su sé stessi e su uno sconosciuto, per dare inizio a quel percorso misterioso e imperscrutabile che è una relazione nuova e potenzialmente tutta da costruire. La loro giornata passa così, in una quieta cittadina di provincia, fra chiacchiere al bar, silenzi, viaggi in macchina e piccole delusioni. Un’escursione in una grotta millenaria, una partita a bowling, una passeggiata fianco a fianco e un selfie venuto un po’ così. In mezzo a un nuvolone carico di pioggia, si affaccia in lontananza una tiepida luce. Fino all’arrivo di un terzo personaggio incomodo e inatteso (interpretato da Leonardo Maddalena), che spariglia e fa venire a galla il taciuto e le contraddizioni, che chiude il cerchio sul mistero della coppia, dove uno più uno non genera per forza un due.(Fonte: comunicato stampa)
|
Scritto da Blu Giada Buttafava Sabato 17 Gennaio 2026 00:00
|
Nel buio della sala, due sedie e due lampade circoscrivono un perimetro di confessione. Da una parte Ascanio Celestini, il "narratore delle periferie", dall’altra Gianluca Casadei, con la sua fisarmonica. In questo spazio minimo, al centro c’è una porta che funge da portale e ci fa entrare in luoghi poco frequentati, ascoltando voci che spesso restano taciute, incontrando persone che, altrimenti, verrebbero dimenticate. Così prende vita uno spettacolo che non è solo teatro, ma un rito civile di restituzione. Celestini torna a scavare in quel solco che percorre da oltre dieci anni, un lavoro iniziato nel 2012 tra i magazzini della Tiburtina e i racconti dei facchini eritrei, per dare voce a chi, per destino o per ingiustizia, abita i margini della visibilità sociale. Il titolo, "Poveri Cristi", non evoca una pietà rassegnata, ma una santità laica e quotidiana. Per Celestini, questi personaggi sono santi perché compiono ogni giorno il miracolo di restare al mondo senza possedere una lingua per raccontarsi. La tecnica utilizzata è quella dell’interplay jazzistico: parola e musica non sono preordinate, ma reagiscono l’una all’altra in un’improvvisazione costante che rende ogni replica un organismo vivo. La musica non è un sottofondo, ma un personaggio aggiunto che scava solchi emotivi, sottolineando la filosofia ruvida di chi vive la strada. È una narrazione che procede per frammenti di vita: donne che leggono il destino in un calendario usato come una Bibbia, uomini che attraversano deserti e mari per ritrovarsi in parcheggi a bere sambuca scadente dietro un cassonetto, vite sospese in carceri dove il tempo si misura in privazioni. Figure che si muovono a casaccio, ereditando invenzioni e difendendole con "armi di plastilina", cercando un'utopia minima: essere uguali agli altri almeno davanti alla vita. Celestini demolisce la quarta parete rivolgendosi non a un pubblico generico, ma allo "spettatore" singolo. Quello che arriva a teatro trafelato, che ha parcheggiato in seconda fila, che porta con sé le fatiche di una quotidianità precaria. A lui offre un risarcimento emotivo, parlando una lingua nuova perché finalmente comprensibile, priva delle vecchie incrostazioni del potere. Non è uno spettacolo che si limita a narrare la povertà; è una riflessione profonda sul valore del tempo e del sapere pratico contro la cultura del profitto. Il concetto che "i soldi sono rotondi perché devono girare" diventa il manifesto di un'umanità che possiede tutto pur non avendo nulla. Senza svelare i percorsi tortuosi delle singole esistenze che popolano il palco, la pièce ci conduce verso una consapevolezza amara ma necessaria: la nostra società produce "copertoni" da bruciare e fosse comuni mascherate da mari. Eppure, in questo scenario desolante, il teatro di Celestini accende una speranza fatta di memoria e nomi propri. Ricordare un nome, raccontare una storia, significa salvare quella persona dall'oblio. Il finale, un grido secco che collega le periferie romane ai conflitti globali, ricorda che il teatro deve avere il coraggio di essere politico nel senso più alto del termine: un luogo dove il gesto indica l'oggetto e la parola si fa carne. "Poveri Cristi" è un’esperienza che non lascia indifferenti; è un invito a guardare con occhi nuovi quel parcheggio dove passiamo ogni giorno, perché è lì che, forse, si nasconde la vera santità dei nostri tempi. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 16 gennaio 2026 |
di e con Ascanio Celestini
“In una periferia di Roma che somiglia a tante periferie del mondo si intrecciano le vite di poveri cristi. (…) Ogni replica scegliamo un paio di storie, una manciata di personaggi. Come in un concerto dove il musicista sceglie quali brani diversi da suonare, fa una scaletta. Tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Sono quelli brutti che finiscono sui giornali quando accade qualcosa di grave, di scandaloso. Io cerco di raccontarli come santi quando succede un prodigio”. (Ascanio Celestini) (fonte: comunicato stampa).
|
Scritto da Filippo Inverso Giovedì 15 Gennaio 2026 11:40
|
Tra le tragedie shakespeariane, Otello è una tra quelle che, per il carattere universale e sempre attuale della vicenda narrata, meglio si presta a riletture modernizzanti. |
Scritto da Paolo Vocino Mercoledì 14 Gennaio 2026 12:00
|
|
Scritto da Valeria Lupidi Mercoledì 14 Gennaio 2026 08:10
|
|
Scritto da Cinzia Marzioni Domenica 11 Gennaio 2026 13:00
|
|
Scritto da Mariarosa Gallo Sabato 10 Gennaio 2026 11:49
|
|
Scritto da Valeria Lupidi Sabato 10 Gennaio 2026 08:55
|
|
Scritto da Valeria Lupidi Venerdì 09 Gennaio 2026 11:06
|
|
Pagina 1 di 121