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Teatro e altre tendenze

Gli uccelli
Milano, MTM Teatro Litta, dal 24 febbraio al 15 marzo 2026

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Teatro e altre tendenze

Scritto da Mariarosa Gallo Domenica 08 Marzo 2026 11:15

La nuova trasposizione scenica di Gli uccelli restituisce alla celebre pagina dell’antica comicità greca una fisionomia sorprendentemente attuale, permeata da un’estetica psichedelica che trasfigura l’immaginario originario in un paesaggio visionario, talvolta lievemente perturbante. L’orditura didascalica e figurativa dispiega un flusso percettivo continuo entro il quale cromatismi cangianti, trame sonore e dinamiche corporee concorrono a configurare un orizzonte espressivo sospeso tra suggestione onirica, presagio inquieto e mordace tensione satirica, consegnando all’opera una prospettiva di viva contemporaneità, capace di intercettare e riflettere le inquietudini del nostro tempo.

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Sto diventando un uomo
Milano, Teatro Franco Parenti, dal 5 al 25 marzo 2026

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Scritto da Cinzia Marzioni Venerdì 06 Marzo 2026 12:00

Sto diventando un uomo. Ma per il momento mi presento sul palco come una scambista provocante in minigonna, calze a rete e ciglia finte. Questa è l’immagine che ci accoglie nel delizioso spazio del Caffè Rosso al Teatro Franco Parenti. Tavolini per due tutto intorno alla passerella sopraelevata che arriva fino alle prime file delle poltroncine. Insomma, un’aria da night club. Sara Bertelà torna ad interpretare Helen dopo vent’anni sullo stesso palco, e con la stessa regia di Andrée Ruth Shammah, ripresa da Benedetta Frigerio.

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Pinocchio: che cos'è una persona?
Milano, Teatro Menotti, dal 5 all'8 marzo 2026

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Scritto da Gianluca Renoffio Venerdì 06 Marzo 2026 00:00



Pinocchio, il burattino che vuole essere un bambino, normale, libero, ma che tutti vogliono controllare, guidare, salvare, manipolare… Pinocchio, la trasgressione come strumento di passaggio, motore di crescita… Pinocchio, il coraggio dell’avventura, dell’inseguire i sogni, dell’immaginare la libertà….

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La Cantatrice e il Calvo – Roma, Settimo Continente, 28 febbraio 2026

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Scritto da Alex Marenga Domenica 01 Marzo 2026 16:32

Mauro Tiberi e Francesca Di Nicola hanno messo in scena uno studio basato su uno storico testo di Eugène Ionesco, proponendone una rilettura originale in cui musica e parola teatrale si intrecciano, dando vita a nuove e inattese sinergie espressive.

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Malinconico. Moderatamente felice
Milano, Teatro Manzoni, dal 24 febbraio all'8 marzo 2026

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Scritto da Mariarosa Gallo Sabato 28 Febbraio 2026 10:51

Malinconico – Moderatamente felice traduce per il palcoscenico una raffinata poetica dell’equilibrio instabile, sospeso tra disincanto e testarda inclinazione alla speranza. Dal romanzo di Diego De Silva si sviluppa un ritratto umano che in teatro acquista densità e respiro, guidato da Massimiliano Gallo, qui interprete e regista di un ordigno teatrale vivace, ironico, sorprendentemente raccolto.

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Notre Dame de Paris
Milano, Teatro Arcimboldi, dal 26 febbraio al 29 marzo 2026

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Teatro e altre tendenze

Scritto da Paolo Vocino Venerdì 27 Febbraio 2026 13:00



“La pietra si fa dura come la realtà, in mano a questi vandali e pagani […] Questo è il giorno che verrà, oggi è il giorno che verrà”. I più maturi tra i miei lettori riconosceranno queste parole come versi della canzone Il tempo delle cattedrali, dal musical Notre Dame de Paris, che a quasi 25 anni dalla prima rappresentazione italiana torna a girare il Bel Paese. Prima tappa: il teatro Arcimboldi di Milano.

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Next to Normal
Milano, Teatro Arcimboldi, dal 5 febbraio al 15 marzo 2026

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Scritto da Gianluca Renoffio e Cinzia Marzioni Venerdì 27 Febbraio 2026 12:00



Next to Normal non lascia indifferenti, non si concede alla leggerezza ma chiede di non abbassare lo sguardo, di partecipare, di resistere.            
In scena fino al 15 marzo, nello spazio raccolto dell’STM Studio dell’Arcimboldi, Next to Normal accoglie gli spettatori senza distanze di sicurezza, li immerge e coinvolge nella scena sin dal primo impatto: si sentono i respiri, si incrociano gli sguardi, si condivide l’attesa e quando la storia comincia non è più possibile tirarsi indietro, ci si sente dentro fino al midollo.

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Lisistrata
Milano
Teatro Carcano, dal 24 febbraio al 1°marzo 2026

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Scritto da Mariarosa Gallo Giovedì 26 Febbraio 2026 13:15


Al Teatro Greco di Siracusa, dal 13 al 27 giugno 2025 link, l’antico respiro della pietra è tornato a vibrare con l’irriverenza di Aristofane. Ma questa volta la miccia comica non è un semplice esercizio di filologia: è detonazione politica, teatro che graffia, risata che si fa lama. La nuova produzione firmata da INDA e Teatro Carcano si presenta come un congegno scenico affilato, dove la traduzione di Nicola Cadoni e l’adattamento di Emanuele Aldrovandi con la regia di Serena Sinigaglia trasformano il classico in materia incandescentemente contemporanea.

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La coscienza di Zeno
Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 24 febbraio al 1 marzo 2026

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Teatro e altre tendenze

Scritto da Cinzia Marzioni Giovedì 26 Febbraio 2026 13:00

Menzognera e beffarda, La coscienza di Zeno si dibatte come un microbo ciliato sotto la grande lente che domina la scena. Alessandro Haber, nei panni di uno Zeno ormai vecchio, si pone al lato della scena e da una comoda poltrona riguarda gli episodi salienti della sua vita, dialogando con sé stesso giovane, interpretato da Francesco Godina, e con gli altri personaggi.

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Mirra
Torino, Teatro Gobetti, dal 24 febbraio al 1° marzo 2026

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Teatro e altre tendenze

Scritto da Filippo Inverso Giovedì 26 Febbraio 2026 06:00


Rispetto al canone delle precedenti tragedie alfieriane, dominate dallo scontro titanico tra l'eroe e il tiranno, la Mirra si distacca per una virata radicale verso una dimensione esclusivamente interiore e psicologica: qui il nemico non è più esterno, ma abita le stanze segrete della coscienza.


Nel dissidio insanabile tra un’istanza morale imperativa — il legame di sangue — e le impellenti pulsioni del desiderio, Vittorio Alfieri eleva la protagonista a epitome di un’umanità naufraga, schiacciata dal peso di una passione che non ammette assoluzione.
Il fulcro drammaturgico dell'opera risiede nel conflitto tra silenzio e colpa, vero motore immobile della tragedia. Per Mirra, la parola non possiede una funzione catartica o liberatoria; al contrario, è percepita come l'atto definitivo di condanna, la soglia oltre la quale il pensiero diventa mostruosità tangibile. Il suo silenzio non è una semplice lacuna comunicativa, ma una trincea di autodifesa etica: tacere è l'unico modo per preservare il simulacro della "figlia" e non contaminare la sacralità del nucleo familiare.
In questo senso, la scelta registica di Giovanni Ortoleva di mantenere integralmente l’uso dell’endecasillabo alfieriano si rivela una scommessa vinta e di rara felicità. Lungi dal risultare un retaggio arcaico o un ostacolo alla fruizione, il verso — con le sue asprezze, le pause improvvise e le inversioni sintattiche — si fa strumento di scavo psicologico. La parola misurata e "costretta" dal metro poetico restituisce perfettamente il senso di claustrofobia morale della protagonista: l’endecasillabo diventa la gabbia metrica di una passione che preme per uscire, ma che trova nel ritmo serrato del verso la sua stessa impossibilità di farsi grido scomposto.
La tensione si fa così somatica: il corpo di Mirra parla attraverso sospiri, lacrime e tremori che si incuneano tra le cesure del verso, dando vita a quella che la critica ha giustamente definito la "tragedia dell'inconfessabile". La catastrofe si compie solo quando il Logos infrange il silenzio nell'ultimo atto: non appena il desiderio viene nominato davanti al padre Ciniro, l'identità di Mirra si frantuma e il suicidio resta l'unico gesto possibile per ricomporre una dignità morale altrimenti perduta.
In questo spazio rarefatto tra il non detto e l'orrore, si muove un cast di straordinaria coesione. Spiccano per intensità e scavo emotivo le due figure femminili di supporto: Mariangela Granelli, una regina Cecri di straziante compostezza, e Lorena Nacchia, una nutrice Euriclea profondamente umana. Insieme, le due attrici incarnano due volti speculari di una maternità impotente, incapace di arginare il naufragio psicologico e morale della protagonista pur presagendone i segnali premonitori.
La regia di Giovanni Ortoleva si distingue per una sobrietà analitica che non rinuncia mai all'impatto emotivo, valorizzando ogni elemento sensoriale: l’uso sapiente del disegno luci e del paesaggio sonoro suggerisce una presenza divina sovrannaturale e terribile — la vendetta di Venere — che incombe sui personaggi con un effetto dirompente.
Particolarmente felice si rivela l'intuizione di trasporre l'estetica della tragedia in un'atmosfera da teatro da camera borghese. Sostituendo i marmi classici con scenografie e costumi che evocano un interno domestico ottocentesco, la regia sottolinea la sconcertante modernità del dissidio alfieriano. Questa scelta trasforma il mito in un dramma familiare moderno, rendendo il conflitto etico più vicino e disturbante, senza mai cadere in anacronismi eccentrici.
In definitiva, questo adattamento di Ortoleva si impone come una delle visioni più lucide e raffinate della stagione teatrale torinese, capace di restituire la Mirra al pubblico dopo quasi quarant’anni dallo storico adattamento di Luca Ronconi.

La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 25 febbraio 2026

 


Mirra

di Vittorio Alfieri

adattamento e regia Giovanni Ortoleva
con Marco Cacciola, Monica Demuru, Marco Divsic, Mariangela Granelli, Lorena Nacchia
scene Federico Biancalani
costumi Aurora Damanti
luci Massimo Galardini
suono Pietro Guarracino in collaborazione con Davide Martello
assistente alla regia Caterina Rossi

Teatro Metastasio di Prato
Teatro Stabile di Torino

È difficile trovare nella drammaturgia italiana una storia più controversa di questa. L’incesto, l’unico vero tabù rimasto alla società contemporanea, brucia sotto la fitta maglia degli endecasillabi alfieriani e si rivela un demone che non può essere chiamato per nome. Il corpo dell’adolescente Mirra è la porta attraverso la quale la tragedia entra in una casa borghese, ma il segreto che contiene è una bomba posta al centro della famiglia tradizionale. Giovanni Ortoleva sceglie di misurarsi con la lingua di Alfieri, mettendola in dialogo con il pubblico contemporaneo. Il testo si sviluppa come un piano-sequenza teatrale, dove il non detto e il peso delle parole strutturano una lotta costante tra ciò che si vorrebbe dire e ciò che non si può dire. Un spettacolo che interroga la famiglia, il linguaggio e la natura del desiderio.

(fonte: comunicato stampa)

Teatro Gobetti

Via Rossini, 12
10124 Torino
Tel: 011 516 9411
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25 feb 2026 ore 20.45
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1° mar 2026 ore 16.00

 
 

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