La estemporanea incursione di Lyle Mays nell'orchestra di Woody Herman




L'ospitata di Lyle Mays nell'ensemble orchestrale di Woody Herman viene puntualmente ignorata dai biografi di quest'ultimo ed è liquidata frettolosamente dai pur attenti cultori della compagine methenyana.
Il fatto che le uscite discografiche documentanti questa collaborazione siano limitate nel numero, la maggior parte delle quali, peraltro, stampate nella Polonia di metà anni '70, non ha certamente permesso una divulgazione puntuale di musica e informazioni afferenti a tale sodalizio, come invece sarebbe convenuto ad un personaggio della caratura del noto pianista.



Woody Herman. Cenni biografici.


Lo statunitense
Woodrow Charles Herman, detto Woody (1913-1987) è stato fiatista (clarinettista e sassofonista), cantante e leader di big band che hanno sempre portato il suo nome, pur con suffissi diversi. Diventato famoso alla fine degli anni '30, egli fu attivo fino alla sua morte, nel 1987, con organici che spesso si palesavano in termini trasversali rispetto agli standard orchestrali dell'epoca. Le registrazioni a lui accreditate hanno spesso ricevuto numerose nomination ai Grammy.
Egli mosse i primi passi da bambino, in qualità di cantante e ballerino di tip tap nel vaudeville, poi clarinettista e sassofonista a 12 anni. In seguito, fu membro delle big band di Tom Gerun, Harry Sosnick, Gus Arnheim e Isham Jones. Quando quest'ultimo si stancò dell'attività di musicista, decidendo di vivere con i proventi delle sue canzoniHerman fece propria la sua orchestra, avviando una carriera da leader, che oggi si può agevolmente dividere in quattro fasi principali. 
Tra il 1936 e il 1943, egli divenne principalmente noto per le sue orchestrazioni blues, venendo talvolta presentato quale leader di "The Band That Plays The Blues", incidendo per la Decca, inizialmente in qualità di backing band di artisti della scuderia. Il primo successo della band, "Woodchopper's Ball" (1939), vendette più di cinque milioni di copie. Altri successi che fecero seguito furono "Blues in the Night" di Harold Arlen, "Blue Flame", "Do Nothin' Till You Hear from Me", "The Golden Wedding".
Ad anni '40 inoltrati, l'incontro con il trombettista Dizzy Gillespie (che scrisse tre pezzi per lui, "Woody'n You", "Swing Shift" e "Down Under") e l'assunzione di Ralph Burns come arrangiatore, diedero vita ad un cambiamento nello stile di musica che la band suonava. Alla guida della sua prima "mandria" ("herd" in inglese), tra il 1944 e il 1946 egli si gettò nel nascente movimento be-bop e, stipulato un contratto con la Columbia Records nel febbraio del 1945, registrò "Laura", tema portante del film omonimo del 1944 che ebbe un incredibile successo. Nel febbraio dell'anno seguente, pubblicò "Caldonia", altro grande successo, mentre un anno dopo vinse i sondaggi DownBeat, Metronome, Billboard ed Esquire per la migliore tra le big band all'epoca in circolazione. Igor Stravinsky scrisse "Ebony Concerto", il primo di una serie di composizioni per clarinetto solista. Il compositore classico riteneva erroneamente che i musicisti jazz avrebbero avuto difficoltà a suonare sue composizioni, ma dovette ricredersi ascoltando Herman e i suoi compagni. Nel 1946, al culmine del successo, il fiatista fu costretto a sciogliere l'orchestra, preferendo trascorrere più tempo con la sua famiglia. Molti critici citano il dicembre del 1946 come la data in cui finì l'era delle big band, stante lo scioglimento di altri sette ensemble, oltre a quello di Herman.
Una nuova fase fu avviata un anno dopo, nel 1947, con la costituzione di una seconda "mandria", conosciuta anche come The Four Brothers Band, nome che derivava da una canzone registrata nel dicembre del 1947 per la Columbia Records, "Four Brothers", scritta dal suo arrangiatore Jimmy Giuffre (ed incisa da un organico sublimato dalla presenza di Stan Getz). "Early Autumn" e "The Goof and I" riscontrarono un così grande successo che la band fu spinta ad andare ad Hollywood a metà degli anni '40, comparendo nel film "New Orleans" (1947) con Billie Holiday e Louis Armstrong.
Negli anni '50, il suo organico accolse i migliori tra i giovani musicisti, anche arrangiatori, ed andò in tour in Europa riscontrando immutato successo. Questo trend che vedeva coinvolte le nuove leve continuò negli anni '60, in piena rivoluzione rock and roll, genere che influenzò non poco lo stile della band capitanata da Herman, già noto per scelte musicali non propriamente ortodosse nella compagine jazz (si pensi, per esempio, alla sua ostinata volontà di inserire in organico strumenti a fiato inusuali quali il fagotto, l'oboe e il corno francese).
Negli anni '70, ancor più che in passato, Herman vedeva schierati al suo fianco sideman più giovani. Per questo motivo, egli prese il soprannome di Road Father e i suoi organici erano conosciuti come "Young Thundering Herds" ("Giovani mandrie tonanti"), la cui presenza fu in grado di introdurre influenze rock e fusion nella sua musica, permettendo la perfetta commistione tra suoni orchestrali e un impianto ritmico moderno contraddistinto da tastiera e basso elettrico.
Negli anni '80 egli tornò comunque alle origini con una musica meno frenetica che, a detta del critico musicale e conduttore radiofonico jazz John S. Wilson, riportava l'ascoltatore allo stile rilassato della big band degli anni Trenta che registrò per la Decca.


L'incontro con Lyle Mays

Il futuro membro del Pat Metheny Group entrò nell'organico di Herman dopo aver lasciato la University of North Texas, con cui aveva inciso il disco "
Lab '75" (che fu nominato ai Grammy Awarde e del quale egli curò gli arrangiamenti di tutti i brani ivi presenti, ¾ dei quali da lui firmati)
A 1975 inoltrato, dopo aver partecipato alle registrazioni del disco "The Sound Of The Wasp" di Phil Wilson & Rich Matteson (ASI Records, n. di cat. ASI-203), il pianista si unì alla Thundering Herd di Woody Herman, rimanendovi fino ai primi del 1976, per un totale di circa otto mesi, imbarcandosi in una lunga tournée negli Stati Uniti ed in Europa.




Curiosamente, i soli dischi in vinile che cristallizzano la sua presenza nell'organico di Herman sono di stampa polacca, verosimilmente documentanti due concerti tenuti a Varsavia nel 1976.
Stampati rispettivamente dalla Poljazz e dalla Pronit - stessa label specializzata in jazz che assume denominazione diversa a seconda del colore della label (rosso la Poljazz, blu la Pronit) - i due vinili "17:30" (n. di cat. Z-SX 0617) e "20:30" (n. di cat. Z-SX 0618), entrambi accreditati alla Woody Herman Orchestra, prendono il titolo dagli orari in cui si tennero i due spettacoli del 25 febbraio 1976 presso la Sali Kongresowej (Sala Congressi) di Varsavia (nell'articolo in lingua polacca firmato da Paweł Brodowski, che si trova al seguente link https://jazzforum.com.pl/main/artykul/lyle-mays, viene riferito che il concerto fu tenuto il 25 marzo 1976, data che non trova riscontro altrove). Entrambe le uscite sono caratterizzate dalla medesima company sleeve a busta, peraltro comune ad altre uscite discografiche (tra le quali, quelle accreditate a Ray Charles e Muddy Waters), riportante l'immagine in bianco e nero di un grammofono e la scritta Klub Płytowy - Polskiego Stowarzyszenia Jazzowego (Record Club - Associazione Polacca del Jazz). Nessun riferimento all'organico, agli autori dei brani e alla data, presenti invece nell'inserto interno bicolore, stampato fronte retro. La carta sottile della copertina e dell'inserito, tipica delle produzioni ascrivibili all'Europa dell'est degli anni '70, dona ai supporti un fascino tutto particolare. Mentre in "17:30" prevale il sound collettivo, con riguardo all'apporto tipico delle big band, in "20:30" l'impianto orchestrale è penetrato mirabilmente da stralci di fusion, testimoniati da una sezione ritmica moderna composta da giovanissimi e talentuosi musicisti, tra cui il nostro Lyle Mays al piano, piano elettrico e Fender Rhodes, la cui impronta estetica è sempre riconoscibile, peraltro in termini talvolta dominanti: in particolare, si allude ai brani "Fanfare For The Common Man", "Kilgore Trout", "McArthur Park", ove l'impronta fusion è schiacciante. In questi brani, il musicista è interessato quale arrangiatore, mentre del secondo (già presente nel citato album "The Sound Of The Wasp") egli è anche unico autore. Al pianista, peraltro, viene dedicato ampio spazio nell'inserto di "17:30", dove campeggia una sua foto che lo ritrae nell'acconciatura barocca tipica di quel periodo, poi ostentata anche nei primi dischi del Pat Metheny Group




La Poljazz ristampa i due dischi nel corso dello stesso anno, accreditandoli al solo
Woody Herman (e non anche alla sua orchestra), mantenendo inalterati i titoli, eliminando gli inserti, presentando ampi crediti nelle back cover e corredandoli di due orribili copertine a colori di stampo bucolico (i due dischi sono editi sempre nel 1976 con rispettivi cataloghi ZSX 617 e ZSX 618, indicati talvolta quali ristampe, altre volte come edizioni limitate e promo).
L'anno successivo è la volta di "In Poland" (Polskie Nagrania Muza, n. di cat. SX 1407), altro live album, stavolta accreditato a Woody Herman And His Big Band, che riporta un non meglio precisato concerto alla Congress Hall del 1976 (stessa apparente location ma data sconosciuta). La tracklist è strutturata su 7 pezzi, di cui uno soltanto già pubblicato l'anno precedente ("Four Brothers" di Jimmy Giuffre, presente su "17:30"). Non riportando il 33 giri indicazioni afferenti alla data, si può soltanto ipotizzare la presenza di un terzo set ignorato l'anno precedente oppure il recupero di brani suonati nel corso dei due concerti tenuti il 25 febbraio 1976, poi non inclusi nelle precedenti uscite discografiche.
Il disco, oltre che da un punto di vista musicale (sulla qualità della esecuzione, valga quanto già speso in ordine alle prime due uscite), si evidenzia per le ricche note biografiche presenti nella back cover, dalla lettura delle quali si apprende, tra l'altro, che nel 1975, in Polonia, il 18th International Jazz Festival di Varsavia (Jazz Jamboree '75) funse da preludio all'anno delle big band, come fu ribattezzato il 1976, nel corso del quale suonarono, tra gli altri, anche le orchestre accreditate a Jones & Mel Lewis, Stan Kenton, Gil Evans e, a '77 appena inoltrato, Buddy Rich.  
Nessuno dei titoli sopra citati è ristampato in cd, formato che invece ospita il titolo "Live In Warsaw", attribuito a Woody Herman & His Orchestra, pubblicato nel 1991 dalla label svedese Storyville (n. di cat. STCD 8207), sorta di "best of" dei tre titoli precedenti. Spalmato su 11 brani, l'opera attinge per sei brani da "17:30", tre brani da "20:30", comprendendo peraltro l'inedito "Blue Flame" nonché il citato pezzo "Four Brothers", come detto comune sia a "17:30", sia a "In Poland").


Woody Herman at Ronnie Scott's-London.
Lyle Mays (al centro), Woody Herman (in primo piano)


Per dovere di completezza, infine, va menzionato l'album "The 40th Anniversary, Carnegie Hall Concert", accreditato a Woody Herman & The New Thundering Herd, che riporta il concerto tenuto alla Carnegie Hall di New York, il 20 novembre del 1976. Qui Lyle Mays è presente soltanto virtualmente: già fuoriuscito dall'organico all'inizio del 1976, risulta quale arrangiatore del brano "Penny Arcade" (scritto dal chitarrista americano Joe Beck). Questo album conserva un'impostazione tipica della Big Band, totalmente privo di ascendenze fusion, per evidenti motivi legati agli intenti commemorativi sottesi al concerto, sublimato dalla presenza di vecchi leoni del jazz statunitense, tra i quali preme citare quantomeno Stan Getz.
Dopo questa collaborazione, Lyle Mays consoliderà il rapporto con Pat Metheny, già incontrato nel 1975 al Festival Jazz di Wichita, in Kansas, dando vita ad uno dei sodalizi più stimolanti e creativi in ambito musicale ottenendo, tra i tanti riconoscimenti, 23 nomination ai Grammy, vincendo il premio ben 11 volte.
Ma questa, come noto, è un'altra storia.


YouTube documenta più volte quanto profuso da Lyle Mays sotto l'egida di Woody Herman:
- il citato brano "Kilgore Trout", estratto da vinile (l'unico, come detto, scritto da Mays per Herman), è qui riportato integralmente, pur impoverito dalla presenza di una immagine statica:
https://www.youtube.com/watch?v=U7Bh0LWDe4k;
-
un estratto del concerto che nel 1976 Woody Herman e la sua orchestra tennero al Ronnie's Scott London - dal quale peraltro sono estratte le foto sgranate sopra riportate - è presente presso il link https://www.youtube.com/watch?v=-0Ytyg1jL_4. Il membro della band Tim Daughrty ha cosi commentato il video: "It was 1976 and we were playing a jazz contest in Ames Iowa... We were the last performing high school band and played the Woody Herman version of Spain. The Woody Herman band set up after us and played Spain as their first number. First time I had heard Lyle Mays. If I remembered right Woody just hired the NTS One o clock";
- su YouTube sono altresì presenti tutti i brani inclusi in "Live in Warsaw", rintracciabili semplicemente digitando le seguenti parole chiave sul motore di ricerca: "Woody Herman" "Live In Warsaw".

Le foto:
- prima foto: Lyle Mays e Kerby Stewart con la Woody Herman Orchestra. Foto Jerzy Kazimierczak - https://jazzforum.com.pl/main/artykul/lyle-mays);
- seconda e quarta foto: Woody Herman at Ronnie Scott's-London (1976). Lyle Mays è il primo da sinistra (le foto sono di bassa qualità in quanto attinte da un video dell'epoca);
- terza foto: Lyle Mays nell'inserto di "Woody Herman Orchestra - 17:30" (foto St. Chybowski).
Nella colonna di destra, una foto di archivio e tutte le copertine degli album ove compare il pianista a vario titolo.

Un articolo monografico dedicato a Lyle Mays si trova
QUI.




 






Discografia di Woody Herman (featuring Lyle Mays)



Copertina di "17:30" e "20:30" (1976)



Inserto di "17:30" 
tracklist:
A1 Wstęp 0:40
A2 Four Brothers 3:10
A3 Early Autumn 4:20
A4 Blues For Poland 5:40
A5 Opus De Funk 8:30
B1 Greasy Sack Blues 6:40
B2 Woodchoppers Ball 4:35
B3 Caldonia 11:00



Inserto di "20:30"
tracklist:
A1 Penny Arcade 7:20
A2 Fanfare For The Common Man 4:56
A3 Spain 6:40
A4 Coryzon 3:10
B1 Kilgore Trout 8:15
B2 McArthur Park 12:00



Copertina della ristampa di "17:30" (1976)
(medesima tracklist della prima stampa)



Copertina della ristampa di "20:30" (1976)
(medesima tracklist della prima stampa)



Copertina di "In Poland" (1977)
tracklist:
A1 Reunion At Newport '72 9:50
A2 Where Is The Love 5:45
A3 Jazz Man 4:10
B1 Four Brothers 3:10
B2 What Are You Doing The Rest Of Your Life 6:20
B3 La Fiesta 5:05
B4 Laura 4:20



Copertina di "The 40th Anniversary, Carnegie Hall Concert" (1977)
tracklist:
A1 Woody's Theme (Blue Flame) And Acknowledgements 0:50
A2 Apple Honey 5:00
A3 Sweet And Lovely 3:30
A4 Four Brothers 4:10
A5 Brotherhood Of Man 4:20
B1 Early Autumn 3:40
B2 Wrap Your Troubles In Dreams 2:15
B3 Everywhere 3:00
B4 Bijou 3:17
B5 Cousins 6:45
C1 Penny Arcade 7:50
C2 Crisis 5:50
C3 She's Gone 5:45
C4 Fanfare For The Common Man 7:10
D1 Blues In The Night 10:25
D2 Blue Serge 4:10
D3 Blue Getz Blues 3:30
D4 Finale: Caldonia (What Makes Your Big Head So Hard?) 10:15



Copertina di "Live in Warsaw" (1991)
tracklist:
1 Blue Flame 1:03
2 Four Brothers 3:29
3 Early Autumn 4:26
4 Blues For Poland 5:55
5 Opus de Funk 8:36
6 Greasy Sack Blues 6:41
7 Fanfare For The Common Man 4:58
8 Kilgore Trout 8:19
9 McArthur Park 11:54
10 Woodchoppers Ball 4:37
11 Caldonia 10:53



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