Magnolia
Venezia, Auditorium Santa Margherita
Emanuele Severino, 16 ottobre 2026

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Il palcoscenico è un fondale nero e sul sipario è proiettato un fiore. Non c'è altro, o così sembra. Tra le file, sparse per tutta la platea, ci sono donne e ragazze avvolte in coperte termiche, immobili: anche loro somigliano a fiori ancora chiusi, fragili, in attesa. Nel silenzio della sala parte la musica; i corpi si sollevano piano, si aprono, sbocciano, e qualcosa dentro chi guarda si apre con loro.

Poi la musica si fa incalzante e ogni fiore si mette in cammino. Le interpreti attraversano tutta la sala e a quel punto lo spettatore nota che sul petto di ognuna è appuntato, con una spilla, un bigliettino. Una ragazza si avvicina, lo strappa, prende per mano qualcuno del pubblico, legge e consegna. La scena si ripete, ancora, e ancora. Sono testimonianze autobiografiche, frasi dette sottovoce, sguardi che non si distolgono, e ognuno si ritrova in quelle parole, con la gola un po' stretta. Per un istante nessuno è più estraneo. Non si guarda un gesto: lo si riceve. “Magnolia” è la performance conclusiva di un laboratorio promosso dal Progetto LEI dell'Università Ca' Foscari e curato dal Teatro di Cittadinanza. In scena dieci studentesse e dieci donne adulte, guidate da Mattia Berto e Selene Gandini, con la scenografia di Roberto Piffer, mettono in gioco teatro, corpo, voce e narrazione, e con loro mettono in gioco sé stesse. È un teatro di comunità, site specific, che trasforma l'auditorium in qualcosa di più di un luogo di visione: uno spazio di scambio. Quando le ragazze salgono sul palco, il fiore diventa albero. Si cercano, si intrecciano, si sostengono come radici, fino a formare la magnolia stessa. L'immagine proiettata all'inizio non è più un'immagine, ma un corpo collettivo: la metafora smette di essere tale e diventa struttura, e a guardarla è difficile restare fermi. Nessuna è sfondo, nessuna è ornamento. Ognuna è parte di qualcosa che senza di lei non starebbe in piedi. La chiusa è affidata a tre ragazze al centro della scena, che leggono frasi appartenenti a tre generazioni. Parlano di natura, di crescita, di consapevolezza, ma anche di paura, e dirla ad alta voce è un atto di coraggio che commuove. Sono madri e figlie, e ci mostrano che le donne sono come i fiori della magnolia. È qui che si comprende il senso dell'opera: la fragilità è il luogo in cui nasce la forza. Un fiore alla volta, una donna alla volta, ma nessuna cammina mai da sola. Il finale è un manifesto, un prologo al contrario: invece di aprire una storia, ne custodisce il passaggio. Fa riflettere sul tempo che unisce le generazioni, su ciò che si riceve da chi ci ha preceduto e su ciò che si sceglie di trasformare. Alcune donne diventano radice per altre: restano sotto, nell'ombra, e sostengono perché altre possano fiorire. Il testimone passa senza clamore, di mano in mano, come i bigliettini all'inizio. Forse è questo il dono più grande di “Magnolia”: ricordarci che nessuno di noi comincia da zero. Dietro ogni voce ce n'è un'altra, dietro ogni gesto una mano che ce lo ha insegnato: qualcuna che a un certo punto ci ha tenuti in piedi senza dirlo. Mentre le parole degli altri diventano per un istante le nostre, è impossibile non pensare a chi ci ha preceduto e a quanto di loro portiamo ancora con noi. A volte basta un biglietto stretto tra le dita, e la certezza di non essere soli, per sentirsi forti.


MAGNOLIA

performance conclusiva
a cura di Mattia Berto e Selene Gandini
scenografia di Roberto Piffer
con dieci studentesse dell’Università Ca’ Foscari e dieci donne adulte
un laboratorio del Progetto LEI, a cura del Teatro di Cittadinanza

Nata nell’ambito del Progetto LEI dell’Università Ca’ Foscari e curata dal Teatro di Cittadinanza, Magnolia è un laboratorio che si fa performance: un percorso per raccontare storie, condividere memorie e interrogarsi sul passaggio generazionale. Dieci studentesse, accompagnate da dieci donne adulte, si mettono in gioco attraverso teatro, corpo, voce e narrazione autobiografica, dando vita a una creazione collettiva sul valore dello scambio tra generazioni.

Al centro c’è una domanda semplice e radicale: che cosa riceviamo dalle donne che ci hanno preceduto, e che cosa scegliamo di trasformare.

(fonte: locandina dell’evento)

Auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino


Dorsoduro 3689, Campo Santa Margherita, 30123 Venezia,
tel. 041 234 9906 / 9911



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