Poveri Cristi
Milano, Teatro Carcano, dal 16 al 18 gennaio 2026

Nel buio della sala, due sedie e due lampade circoscrivono un perimetro di confessione. Da una parte Ascanio Celestini, il "narratore delle periferie", dall’altra Gianluca Casadei, con la sua fisarmonica. In questo spazio minimo, al centro c’è una porta che funge da portale e ci fa entrare in luoghi poco frequentati, ascoltando voci che spesso restano taciute, incontrando persone che, altrimenti, verrebbero dimenticate. Così prende vita uno spettacolo che non è solo teatro, ma un rito civile di restituzione. Celestini torna a scavare in quel solco che percorre da oltre dieci anni, un lavoro iniziato nel 2012 tra i magazzini della Tiburtina e i racconti dei facchini eritrei, per dare voce a chi, per destino o per ingiustizia, abita i margini della visibilità sociale. Il titolo, "Poveri Cristi", non evoca una pietà rassegnata, ma una santità laica e quotidiana. Per Celestini, questi personaggi sono santi perché compiono ogni giorno il miracolo di restare al mondo senza possedere una lingua per raccontarsi. La tecnica utilizzata è quella dell’interplay jazzistico: parola e musica non sono preordinate, ma reagiscono l’una all’altra in un’improvvisazione costante che rende ogni replica un organismo vivo. La musica non è un sottofondo, ma un personaggio aggiunto che scava solchi emotivi, sottolineando la filosofia ruvida di chi vive la strada. È una narrazione che procede per frammenti di vita: donne che leggono il destino in un calendario usato come una Bibbia, uomini che attraversano deserti e mari per ritrovarsi in parcheggi a bere sambuca scadente dietro un cassonetto, vite sospese in carceri dove il tempo si misura in privazioni. Figure che si muovono a casaccio, ereditando invenzioni e difendendole con "armi di plastilina", cercando un'utopia minima: essere uguali agli altri almeno davanti alla vita. Celestini demolisce la quarta parete rivolgendosi non a un pubblico generico, ma allo "spettatore" singolo. Quello che arriva a teatro trafelato, che ha parcheggiato in seconda fila, che porta con sé le fatiche di una quotidianità precaria. A lui offre un risarcimento emotivo, parlando una lingua nuova perché finalmente comprensibile, priva delle vecchie incrostazioni del potere. Non è uno spettacolo che si limita a narrare la povertà; è una riflessione profonda sul valore del tempo e del sapere pratico contro la cultura del profitto. Il concetto che "i soldi sono rotondi perché devono girare" diventa il manifesto di un'umanità che possiede tutto pur non avendo nulla. Senza svelare i percorsi tortuosi delle singole esistenze che popolano il palco, la pièce ci conduce verso una consapevolezza amara ma necessaria: la nostra società produce "copertoni" da bruciare e fosse comuni mascherate da mari. Eppure, in questo scenario desolante, il teatro di Celestini accende una speranza fatta di memoria e nomi propri. Ricordare un nome, raccontare una storia, significa salvare quella persona dall'oblio. Il finale, un grido secco che collega le periferie romane ai conflitti globali, ricorda che il teatro deve avere il coraggio di essere politico nel senso più alto del termine: un luogo dove il gesto indica l'oggetto e la parola si fa carne. "Poveri Cristi" è un’esperienza che non lascia indifferenti; è un invito a guardare con occhi nuovi quel parcheggio dove passiamo ogni giorno, perché è lì che, forse, si nasconde la vera santità dei nostri tempi.

La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 16 gennaio 2026

POVERI CRISTI

di e con Ascanio Celestini
musica Gianluca Casadei
suono Andrea Pesce
organizzazione Sara Severoni
produzione FabbricaTeatro Carcano
distribuzione a cura di Mismaonda
con il contributo di Regione Lazio


Dopo dieci anni di ricerca ai margini del mondo, Celestini trasforma storie invisibili di resistenza quotidiana in un racconto teatrale civile e poetico, animato da improvvisazioni jazz.

“In una periferia di Roma che somiglia a tante periferie del mondo si intrecciano le vite di poveri cristi. (…) Ogni replica scegliamo un paio di storie, una manciata di personaggi. Come in un concerto dove il musicista sceglie quali brani diversi da suonare, fa una scaletta. Tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Sono quelli brutti che finiscono sui giornali quando accade qualcosa di grave, di scandaloso. Io cerco di raccontarli come santi quando succede un prodigio”. (Ascanio Celestini)

(fonte: comunicato stampa).



Teatro Carcano

Corso di Porta Romana, 63,
20122 Milano
tel: 02 55181362



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