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 Il sipario si apre e un soffio di vento crepa un quadro bianco sullo sfondo: una piccola fenditura che diventa subito metafora dell’instabilità emotiva di Emma.
La protagonista, travolta da un fascio luminoso, parla d’amore come uragano, come promessa travolgente. Ma forse, confessa, questo sentimento non Lle appartiene davvero: pensieri presi in prestito da altri, scambiati per propri. È un inizio sospeso, ipnotico. Il romanzo di Flaubert diventa materia intima, viva, contemporanea. Lo spettacolo non riproduce il classico: lo attraversa. La drammaturgia di Elena C. Patacchini scava nella tensione quotidiana tra due esistenze che si sfiorano senza davvero incontrarsi, restituendo un Emma Bovary inquieta, ironica, tagliente, lontana dalla figura ingessata dell’immaginario scolastico. La messa in scena lavora per contrasti: luci che modellano muri, suoni che avvicinano e allontanano le voci come echi interiori, un minimalismo scenico che non impoverisce ma amplifica le emotività. Al centro, la coppia: non più simbolo della noia borghese, ma laboratorio fragile di desideri disallineati, di ambizioni che non trovano un linguaggio comune. È un rapporto che pulsa, inciampa, tenta continuamente di riformularsi. La regia sceglie la sottrazione: niente costumi d’epoca, nessuna estetica illustrativa, solo due persone che si espongono nella loro vulnerabilità. Bovary racconta l’urgenza di sentirsi vivi, il peso delle aspettative e la vertigine del non riconoscersi più. Un lavoro raffinato, emotivamente preciso, che interroga l’amore senza giudicarlo e lascia lo spettatore la libertà, e la responsabilità, di ascoltare ciò che risuona dentro di sé.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 18 novembre 2025
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BOVARY da Madame Bovary di Gustav Flaubert
ideazione e regia Stefano Cordella
drammaturgia Elena C. Patacchini con Pietro De Pascalis e Anahì Traversi scene Marco Muzzolon costumi Giulia Giovanelli disegno luci Fulvio Melli progetto sonoro Gianluca Agostini aiuto regia Marica Pace assistente alla regia Giuseppe Tammaro foto di scena Laila Pozzo, Luca Del Pia staff tecnico Stefano Lattanzio e Ahmad Shalabi delegata di produzione Susanna Russo produzione Manifatture Teatrali Milanesi
Spettacolo selezionato nell'ambito di Next - Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo - Edizione 2025/2026
Dopo Le notti bianche, Stefano Cordella ed Elena Patacchini portano in scena un altro amore inquieto e struggente. Emma ha una vita tranquilla. Un marito, una casa, un lavoro. Eppure è sempre inquieta. Trasloca, diventa madre, cerca un modo per dare un significato alla sua esistenza, ma le sue aspettative vengono sempre deluse. La sua ultima possibilità? Vivere un amore straordinario o qualcosa che almeno ci somigli. Così cerca una vita nuova, ma finisce per ritrovarsi sempre uguale a sé stessa: affamata soltanto di tutto quello che non c’è. Emma non riesce ad accettare la mediocrità da cui è circondata. Nel matrimonio, nel lavoro, nelle relazioni. La sua esistenza è un continuo trasloco da uno spazio del desiderio all'altro. La felicità sembra essere lì, a un passo. Ma non è mai abbastanza. Lo spettacolo si concentra sulla relazione tra Emma e Charles Bovary. Sono scene di un matrimonio, brevi squarci sul loro amore sempre in discussione, sempre alla prova. Bovary racconta questo spazio instabile, sempre in trasformazione, che sfuma non appena sembra aver raggiunto una forma.
(fonte comunicato stampa)

Teatro LITTA
Corso Magenta, 24 - 20121 - Milano Tel: 02 86454545
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ORARIO SPETTACOLI: da martedì a sabato ore 20:30 domenica ore 16:30
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