La bambola spezzata
Roma, TeatroSophia, dal 25 al 28 gennaio 2023

Due donne, madre e figlia, con un passato da convinta sostenitrice del nazismo la prima, da figlia/vittima del Reich la seconda, entrambe toccate da una follia in grado di portare alla morte l'una, alla rinascita interiore l'altra. In questo macchinoso contesto si incunea il ricordo di un uomo che, totalmente avulso dalle folli regole dittatoriali, rifiutando altresì il ruolo di marito e padre, scomparve anni prima dalla loro vita.
Sono interpretazioni drammatiche, profonde, finanche sofferte, quelle di Alessandra Ferro e Irma Ciaramella: la prima esprime il totale assorbimento delle insane logiche hitleriane con espressioni e posture perfettamente in bilico tra caricatura grottesca e dissennata attitudine; con apparente disinvoltura, la seconda incarna una resilienza intensa che determina il sopravvento della ratio sulle nefaste influenze esercitate dalla madre: lambita dalla follia, ella alfine ne rifugge, grazie al rifiuto di disvalori, specie quando questi si presentano insidiosi ed ingannevoli.
Poi c'è Gianni De Feo, regista, attore, cantante, finanche atipico mimo. Innanzitutto, ancor prima che gli astanti prendano posto in platea, egli è già presente sul palco: con sguardo magnetico e posture ammalianti, spesso da solo, talvolta con la citata Ciaramella, l'uomo riesce a generare una scenografia virtuale che riproduce la libertina ma artisticamente viva Germania pre-nazista; poco dopo, egli esce nuovamente dall'ombra, evocando il ricordo della pazza moglie, cantando impeccabilmente un brano in lingua tedesca; infine, ritorna brevemente innanzi al pubblico, recitando una prosa dalla logica sghemba, ma non improbabile. Questi tre momenti - che si apprende a fine rappresentazione essere stati incuneati nell'opera soltanto recentemente - conseguono l'obiettivo di spezzare la drammatica austerità che connota il complesso rapporto madre-figlia, ammorbidendo tanto la durezza espressiva dell'anziana, quanto la sofferta interiorità della più giovane. 
L'efficacia di un tale opera - non a caso messa in scena a cavallo del Giorno della Memoria - è testimoniata anche dal sold out registrato ad ogni data e dall'aggiunta, a seguito di specifiche richieste, di una replica pomeridiana nella giornata di sabato 27 gennaio.







Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 27 gennaio 2024, ore 21:00.

LA BAMBOLA SPEZZATA
di Emilia de Rienzo

con
Irma Ciaramella
Alessandra Ferro
Gianni De Feo

regia Gianni De Feo
Aiuto regia Sabrina Pistilli
Assistente alla regia Letizia Nicolais
costumi Gianni Sapone e Roberto Rinaldi
Progettazione scenografia Roberto Rinaldi
musiche originali Adriano D’Amico
Foto di scena Manuela Giusto
Grafica Umberto Cappadocia
Produzione Lab 48 srls



“La bambola spezzata” di Emilia di Rienzo, per riflettere sulla tragedia dell’Olocausto e imparare dalla storia affinché certe tragedie non si ripetano mai più. Una bambola, ponte tra il passato e il presente, simbolo della memoria, degli orrori e di chi la storia non ha potuto raccontarla; unico legame tra una madre e una figlia "eredi" di un vissuto doloroso che le vedrà irrimediabilmente distanti! In scena Irma Ciaramella, Alessandra Ferro  e con la partecipazione di Gianni De Feo che ne cura anche la regia. Una madre abbandona la figlia sin dalla prima infanzia per consacrarsi alla fede  nazista. Madre e figlia si ritrovano ora dopo lunghi anni di distacco. Si scrutano, si riconoscono appena, si fiutano, si respingono, sospesi in uno spazio onirico e irreale. La madre, scolpita in un’età indefinibile, bianca come marmo, simile a un rapace pronto all’ attacco, è deturpata dai segni evidenti di una follia delirante, frutto di un agghiacciante addestramento di disumanizzazione. I ricordi riaffiorano da una vecchia valigia dove è custodita una bambola, unica testimone del reale. Il ritmo è serrato e forte, l’atmosfera tagliente. Come in una gabbia, i due personaggi si affrontano in un delirante, appasionato e feroce scontro tra vittima e carnefice. Grottesca e patetica la madre, in preda ad improvvisi attacchi di pianto, chiede, pretende, implora addirittura di essere chiamata : “MAMMA! Passionale e carnale la figlia, oscillante tra lucida consapevolezza e smarrimento emotivo, stordita dal dubbio, rifiuta, incapace di pronunciare quella parola mai più detta e ormai dimenticata. “No, madre, non ti odio. Semplicemente non ti amo. Non posso amarti.”
Fonte: comunicato stampa.


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orari
28, 29 Aprile - ore 21.00
30 Aprile - ore 17.00

biglietti
Intero: 14,00€ + 4,00€ di tessera associativa
Ridotto studenti: 11,00€ + 4,00€ tessera associativa

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contatti: 3466226892



TEATROSOPHIA
via della Vetrina 7
Roma  
tel. 06.68809108


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