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Opeth
Pale Communion

Inutile etichettare oggi gli Opeth come una band di heavy metal, perchè Pale Communion, conferma la loro svolta verso un rock progressivo molto più vicino agli anni settanta.  Il rock progressivo è comunque sempre stato nel DNA della band svedese, già dal primissimo “Orchid” del 1995, per poi crescere sempre di più album dopo album ed in “Blackwater Park”, questa influenza, grazie alla collaborazione di Steven Wilson dei Porcupine Tree, è sempre stata più forte. Ho sempre considerato questa collaborazione, tra Wilson ed Akerfeldt, positiva per entrambi le band, gli Opeth hanno inserito nel loro sound elementi più prog e di conseguenza i Porcupine Tree hanno assorbito un sound più metal nei loro ultimi album, fino ad arrivare al bellissimo progetto Storm Corrosion, dove i due hanno liberato tutta la loro creatività con un sound che non si adattava né all’una, né all’altra band.

Il precedente “Heritage” sconvolse non poco i fans e fece discutere molto ed anche Pale Communion ha già fatto molto discutere. Questo è comunque il loro nuovo corso, gli Opeth di oggi suonano un  progressive molto oldies e lo sanno fare con grande professionalità, raffinatezza ed intelligenza. Molto bella la copertina creata da Travis Smith, la produzione è dello stesso Akerfeldt ed il missaggio è affidato proprio a Steven Wilson. “Eternal Rains Will Come” è rock progressivo puro, con le sue ritmiche articolate, i suoi momenti romantici e melodici e dove più che la chitarra è organo e mellotron a primeggiare, le armonie vocali che ripercorrono storie care ai Gentle Giant, quei tappeti d’organo che ci riportano al prog più romantico dei Genesis e le due chitarre, quella di Akerfeldt e di Akesson, sempre più ariose e ricche di feeling, un fantastico viaggio nel rock progressivo dei seventies in tutte le sue forme, mentre “Cups Of Eternity” è più moderna, con ritmiche più serrate ed arie mediorientali.

“Moon Above, Sun Below”
, è molto più vicina alle ultime cose dei Porcupine Tree, ma nei sui quasi 11 minuti di durata, la band sprigiona grande fantasia, con momenti anche acustici, che non sono mai mancati in ogni lavoro degli Opeth e con episodi più hard rock ed il mellotron che crea atmosfere più drammatiche ed armonie vocali d’effetto. Brano dai mille volti e dalle mille sfumature che apre le porte a “Elysian Woes”, splendido brano di prog sinfonico, c’è poi “Goblin”, brano completamente strumentale dedicato al nostro prog italiano (grande passione di Mikael Akerfeldt) e proprio ai Goblin ed ancora “River”, dagli arpeggi genesisiani, brano molto soffuso, ma che poi esplode in un prog più tecnico e virtuoso e dove si fa sentire anche un ottimo guitar work. Ma non finisce qui, perché gli Opeth ci offrono altri due ottimi brani come “Voice Of  Treason”, misterioso e dalle affascinanti orchestrazioni e “Faith In Others”, splendida, con il mellotron che ci riporta ai King Crimson più sognanti ed il brano cresce lentamente, pianoforte, chitarra, cori e mille altre sfumature, rendono il brano un qualcosa di unico e raro. Questo è Pale Communion e questi sono i nuovi Opeth, una band che ha il coraggio di sperimentare e di rivoluzionare, in parte, il proprio sound. 

90/100




Mikael Akerfeldt
: Voce, chitarra e mellotron
Fredrik Akesson: Chitarra
Joakim Svalberg: Mellotron, organo, pianoforte e tastiere
Martin Mendez: Basso
Martin Axenrot: Batteria e percussioni

Anno: 2014
Label: Roadrunner Records/Warner Music
Genere: Progressive Rock

Tracklist:
01. Eternal Rains Will Come
02. Cups Of Eternity
03. Moon Above, Sun Below
04. Elysian Woes
05. Goblin
06. River
07. Voice Of Treason
08. Faith In Others

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