L'uomo, la bestia e la virtù
Roma, Teatro Arcobaleno, dal 16 al 25 ottobre 2026

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La più grottesca e cruda commedia di Luigi Pirandello torna ancora, dopo il successo della passata stagione, al Teatro Arcobaleno per deliziare gli estimatori del grande drammaturgo siciliano e tutti gli amanti del teatro classico.

"L'uomo, la bestia e la virtù", commedia in tre atti di Luigi Pirandello (qui riproposta in un solo tempo), scritta nel 1919 e tratta dalla novella "Richiamo all'obbligo" del 1906, è un testo che lo stesso Pirandello definì un "apologo”: un tipo di favola caratterizzato da uno spiccato senso allegorico e morale. La sua esplorazione di temi di maschera, ipocrisia e moralismo apparente (tipicamente pirandelliana), conferisce ai tre protagonisti un velo di perbenismo dietro al quale si nasconde la vera natura di ognuno. L’integerrimo professore Paolino, la virtuosa signora Perella, il capitano Perella, un uomo burbero, lontano e ignoto, ovvero la bestia della storia, sono un esempio di "società attuale" che paradossalmente non si modifica nel tempo.
Affrontare Pirandello non è mai un’impresa semplice. Al famoso drammaturgo è infatti universalmente riconosciuta la capacità di evidenziare le ipocrisie umane e civili. In questo testo in particolare, unica farsa nella vasta produzione letteraria pirandelliana, viene posto al centro il triangolo tra il professore (l’uomo), la signora Perrella (la virtù) ed il brutale capitano (la bestia) in un impietoso confronto dal quale ogni figura ne esce in qualche modo disonesta.
Pirandello, con gusto provocatorio e raffinatissima abilità linguistica riesce a far emergere nei ritmati dialoghi tutto l’utilitarismo e l’opportunismo che muove le azioni degli esseri umani. Caratteristiche che in questa messa in scena di Ennio Coltorti ritroviamo perfettamente. La fedeltà al testo pirandelliano ed un adattamento teatrale che strizza l’occhio alla Commedia dell’Arte, unitamente allo stile dei testi pirandelliani, rendono lo spettacolo sagace, irriverente ed estremamente rappresentativo.
Sul palco, oltre al regista Ennio Coltorti che indossa i panni del burbero Capitan Perella, figurano Jesus Emiliano Coltorti che interpreta con grande maestria l’affettato e opportunista professor Paolino e Adriana Ortolani, che nel ruolo della “virtuosa” signora Perella, con grande abilità veste i panni della moglie tradita e dell’amante da giustificare. Con loro, Riccardo Graziosi, Anita Pititto, Valentina Martino Ghiglia, Tito Marteddu, Nathan Macchioni e una giovanissima Greta De Bortoli, al suo debutto teatrale, che interpreta con estrema caratterizzazione il ruolo del piccolo Nonò.
Nell’intrigo della storia, sostenuto dai personaggi, dai ritmati e frenetici dialoghi e da un allestimento sobrio e coerente, nulla è come sembra, nel totale rispetto del pensiero del premio Nobel, perfettamente espresso nelle note di regia di Coltorti: per Pirandello l’uomo civile maschera con la virtù la propria bestia.




Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 24 ottobre 2026.


L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

di Luigi Pirandello
Regia Ennio Coltorti
Con
Ennio Coltorti
Jesus Emiliano Coltorti
Adriana Ortolani
e con
Riccardo Graziosi
Anita Pititto
Cristina Maccà
Greta De Bortoli
Nathan Macchioni
Tito Marteddu
Scene Ennio Coltorti
Costumi Annalisa Di Piero
Produzione CASTALIA – Centro di Produzione

Dopo il grande successo ottenuto nella precedente edizione, torna a grande richiesta lo spettacolo L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’.
Affrontare Pirandello significa avere il coraggio di andare a frugare nei meandri delle ipocrisie del nostro tempo. “Della nostra civiltà” direbbe l’autore, alludendo forse in realtà a tutto il genere umano che, nelle società più “avanzate”, indossa una maschera, per nascondere il proprio egoismo “bestiale”. “Dio ci ha donato la parola per nascondere il pensiero” sosteneva un grande cinico come Talleyrand. Il gusto provocatorio di questo crudo aforisma rivela una caratteristica spesso presente nei comportamenti degli uomini cosiddetti “civili”: per Pirandello ”l’uomo” civile maschera con la “virtù” la propria “bestia” e quindi lui con la sua chirurgica abilità linguistica e drammaturgica mostra fin dall’inizio, in questo testo, la bestia che è in noi (è addirittura indicato nelle didascalie, per ogni personaggio, l’equivalente animalesco) distruggendo inesorabilmente quella maschera (dell’amore, della fedeltà, dell’onestà etc.) e rivelando alla fine l’essenza utilitaristica, opportunistica e ipocrita degli esseri umani.
Lo spettacolo rispetta fedelmente il testo. Dopo un primo periodo dedicato all’apprendimento della tecnica della Commedia dell’Arte, si è presa in esame l’opera del grande drammaturgo e il contesto storico in cui si trovò ad operare. Poi, dopo un’approfondita analisi a tavolino del testo, si è cominciata in palcoscenico una sorta di improvvisazione sui personaggi partendo proprio dalla Commedia dell’Arte e dalla tecnica della ricerca dell’animalità dei personaggi. La scelta seguente dell’allestimento scenico e dei costumi è stata fatta tenendo presente l’estrema teatralità suggerita dalle didascalie e dalla struttura del testo. Il riferimento musicale all’Opera Buffa di fine ottocento (sicuramente conosciuta e apprezzata dall’autore) concludeva la scelta dei riferimenti a quello stile grottesco cui Pirandello (grande estimatore del teatro tedesco di quel tempo) fece così profondamente ricorso nello scrivere quella che divenne presto la commedia più comica e più rappresentata tra quelle regalateci da questo nostro grande autore che tutto il mondo ci invidia.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro Arcobaleno
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Roma
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